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Vaccini obbligatori: cosa dice la legge negli altri Paesi europei

In totale sono 14 i Paesi europei dove almeno un vaccino è obbligatorio, mentre ce ne sono 16 che non prevedono nessun obbligo

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Credits: AFP

Da decreto del 31 luglio 2017, in Italia le vaccinazioni obbligatori e gratuite  non sono più quattro come in precedenza, ma dodici: anti-poliomelitica; anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti Haemophilusinfluenzae tipo B, anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella.

Dopo le polemiche per il rinvio di un anno delle vaccinazioni obbligatorie per i bambini iscritti a nidi e materne, il ministro della Salute Giulia Grillo ha chiarito su Facebook il suo pensiero e la strategia messa in campo dal governo sul tema delle vaccinazioni.

“Speravo di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione”, scrive il ministro nel suo post.

Non in tutta Europa, però, la situazione per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie è uguale all’Italia.

Da un’indagine del progetto Vaccine European New Integrated Collaboration Effort (Venice), che ha comparato i 27 Paesi dell’Unione Europea, più Islanda e Norvegia, emerge che ben sedici Paesi europei non sentono il bisogno di rendere obbligatorio alcun vaccino, mentre i restanti quattordici hanno invece almeno una vaccinazione obbligatoria.

I Paesi d’Europa dove nessuna vaccinazione è obbligatoria

Tra i Paesi dove non ci sono vaccini obbligatori troviamo Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia.

In Germania, anche se nessuna vaccinazione è obbligatoria, dall’epidemia di morbillo del 2014 le scuole devono segnalare alle autorità i bambini che non sono stati vaccinati. Nel paese viene quindi richiesto il certificato vaccinale per l’iscrizione a scuola, proprio come in Italia, Canada e Stati Uniti.

Una cosa simile succede in Lituania: al netto di un’assenza di vaccini obbligatori, i bambini che non sono stati vaccinati contro morbillo, parotite e rosolia non possono essere ammessi all’asilo.

Neanche in Portogallo è obbligatorio vaccinare i propri figli, ma a partire dal 2017 le scuole del Paese devono segnalare alle autorità sanitarie tutti i bambini non vaccinati in modo che le loro famiglie siano informate correttamente e velocemente sui benefici delle vaccinazioni.

In ogni caso, tutti i Paesi dell’Unione Europea consigliano vivamente di vaccinarsi contro  la difterite, l’epatite B, l’Hib, l’influenza, il MMR, la pertosse, la polio e il tetano attraverso i propri programmi vaccinali.

I quattordici Paesi europei dove almeno un vaccino è obbligatorio

I Paesi europei in cui al momento è obbligatoria la vaccinazione contro almeno una malattia sono quattrodici: Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.

In Europa l’obbligo vaccinale è nato agli inizi dell’Ottocento, quando si è diffusa la vaccinazione contro il vaiolo. I medici avevano infatti notato che vaccinando il singolo si poteva evitare la diffusione dell’epidemia, ma che per ottenere questo risultato c’era bisogno di realizzare la cosiddetta “immunità di gregge”.

Negli altri Paesi, ci sono diverse malattie ricorrenti contro le quali è obbligatorio vaccinarsi. In dodici nazioni è obbligatoria la vaccinazione contro la polio, in undici contro la difterite e il tetano, in dieci contro l’epatite B.

Il paese che detiene il record per il massimo di vaccini obbligatorio in Europa è la Lettonia, dove sono tredici. In Belgio invece è solo uno, quello per la polio. In Francia e a Malta sono tre: difterite, polio e tetano.

Obbligo vaccinale o meno, comunque, gli esperti del Venice concordano nel dire che l’indicatore migliore per valutare l’efficacia delle varie scelte rimane la copertura vaccinale, valutata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in base ai dati disomogenei trasmessi dai vari Paesi.