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Varca per errore la frontiera Canada-Usa mentre fa jogging: arrestata, inizia un inferno di 2 settimane
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Varca per errore la frontiera Canada-Usa mentre fa jogging: arrestata, inizia un inferno di 2 settimane

Quella che era iniziata come una tranquilla corsetta lungo una spiaggia canadese in una fresca sera di primavera si è trasformata per Cedella Roman in un incubo lungo due settimane

23 Giu. 2018
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Quella che era iniziata come una tranquilla corsetta lungo una spiaggia canadese in una fresca sera di primavera si è trasformata per Cedella Roman in un incubo lungo due settimane.

La donna, francese, non si è accorta di aver varcato appena il confine tra il Canada e gli Stati Uniti ed è stata arrestata dagli agenti che pattugliano la frontiera.

Cedella Roman era andata a far visita alla madre e insieme alla famiglia si era diretta a White Rock, a circa un’ora di macchina da Vancouver.

Una sera, quasi all’ora del tramonto, la diciannovenne andò a fare jogging lungo la spiaggia.

Ha preso un sentiero sterrato fino ad arrivare alla piaggia e si è fermata qualche minuto per scattare una foto del meraviglioso paesaggio prima di girarsi per tornare sui suoi passi.

In quel momento fu fermata da due agenti di frontiera degli Stati Uniti.

“Un ufficiale mi ha fermato e ha iniziato a dirmi che avevo attraversato il confine illegalmente”, ha detto Cedella Roman a Radio-Canada. “Gli ho detto che non l’avevo fatto apposta, e che non capivo cosa stava succedendo”.

La ragazza ha raccontato di non aver visto alcun segnale che indicasse il confine: “Ho detto a me stesso, beh, forse ho attraversato il confine, ma probabilmente mi daranno solo una multa, o mi diranno di tornare in Canada o mi daranno un avvertimento”.

A complicare le cose c’era però il fatto che Cedella non aveva con sé alcun documento d’identità o permessi di viaggio rilasciati dal governo.

Così gli agenti, che hanno visto la ragazza attraversare il confine attraverso le telecamere di sicurezza che sorvegliano la zona, l’hanno arrestata.

Cedella è stata trasferita al Tacoma Northwest Detention Center, gestito dal Department of Homeland Security, a più di 200 chilometri a sud da dove era stata arrestata.

“Mi hanno messo in un furgone e mi hanno portata nella loro struttura”, ha detto Cedella Roman. “Mi hanno chiesto di rimuovere tutti i miei oggetti personali con i miei gioielli. Mi hanno perquisito dappertutto”.

Col passare del tempo si è resa sempre più conto della gravità della situazione. “Ho capito che stava diventando molto serio e ho iniziato a piangere un po’”, ha raccontato.

Dal centro di detenzione, la ragazza è riuscita a contattare sua madre, Christiane Ferne, che si è subito precipitata nella struttura in preda al panico, portando con sé il passaporto e i permessi di studio della figlia.

Ma questa documentazione non era sufficiente: il personale del centro ha detto che i documenti sarebbero dovuti essere convalidati dalle autorità di immigrazione in Canada prima di procedere alla liberazione di Cedella.

Passarono così due settimane prima che i funzionari dell’immigrazione in Canada e negli Stati Uniti potessero confermare che la ragazza era idonea a tornare in Canada.

“Era semplicemente ingiusto che non ci fosse niente, nessun segnale della frontiera”, ha detto Christiane Ferne. “È come una trappola: chiunque può essere catturato in un confine come questo”.

I funzionari dell’immigrazione di entrambi i lati del confine, lungo quasi 9mila chilometri, hanno rifiutato di commentare il caso di Cedella Roman per motivi di privacy.

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