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Elezioni Iraq 2018: le coalizioni e i possibili scenari

Il fronte sciita è sempre più diviso, mentre il voto curdo perde peso nelle prime elezioni parlamentari irachene dalla fine della guerra con l'Isis

Immagine di copertina
Il primo ministro al-Abadi

Il 12 maggio 2018 in Iraq si sono tenute le elezioni parlamentari.

Le votazioni del 2018 sono le prime dalla sconfitta dello Stato islamico, avvenuta nel 2017.  I risultati saranno la base per la creazione del prossimo governo.

Il  paese è stato sconvolto dalla guerra con l’Isis dal 2014.

Le coalizioni in corsa sono rimaste quasi del tutto invariate rispetto alle precedenti votazioni.

A scindersi è stato principalmente il fronte sunnita, il più forte in Iraq, che sarà rappresentato da 5 coalizioni diverse.

Diretta

Lunedì 14 maggio – ore 07.55. In vantaggio l’estremista sciita al-Sadr. I risultati parziali danno a sorpresa in vantaggio la coalizione sciita estremista dei Manifestanti (al-Sairoon), che unisce i seguaci del leader religioso Muqtada al-Sadr.

Al secondo posto c’è la coalizione Fatah, guidata da Hadi al-Amiri e composta dai politici più conservatori della Suprema coalizione dell’Iraq.

La coalizione Vittoria dell’Iraq (Nasr Coalition), con a capo il primo ministro uscente, Haidar Abadi, data per favorita alla vigilia, sarebbe solo terza.

I risultati definitivi sono attesi nel corso della giornata di oggi, lunedì 14 maggio 2018.

Domenica 13 maggio – ore 23.00. Affluenza bassa. L’affluenza alle urne è stata del 44,5 per cento, molto più bassa rispetto alle precedenti elezioni.

Sabato 12 maggio – ore 21.50. Cosa pensano gli iracheni del voto. Il servizio di Laura Silvia Battaglia dall’Iraq.

ore 15.14. Il primo ministro Abadi perquisito al seggio. Il clima è di altissima tensione in Iraq, dove oggi i cittadini si recano alle urne per le elezioni parlamentari.

I rigidi controlli non hanno risparmiato nemmeno il primo ministro Haidar Abadi: al suo arrivo al seggio, in una scuola nel quartiere di Karrada a Baghdad, è stato perquisito da un militare.

Il premier, dopo aver votato, ha fatto ancora una volta l’appello a “tutti gli iracheni affinche’ vadano in massa a votare” per dare il messaggio di “unità” e mostrare il “volto civilizzato” del paese. Le altre cariche dello Stato hanno votato in un seggio speciale allestito all’Hotel Rashid, nella Green zone.

ore 11.36. Laura Silvia Battaglia dall’Iraq per TPI spiega come si svolge il voto.

ore 11.13. Attacco Isis durante voto a Kirkuk, agenti uccisi. A poche ore dall’apertura delle urne c’è stato un attacco di alcuni miliziani dell’Isis, che hanno aperto il fuoco contro le forze dell’ordine, composte da polizia e milizie, durante le operazioni di voto a sud-ovest di Kirkuk, nel nord del Paese.

Almeno otto militari sono stati uccisi, fonti irachene citate da Sky News, mentre altre fonti parlano di sei morti.

Come funzionano le elezioni

I cittadini iracheni eleggeranno 329 membri del Consiglio dei rappresentanti, che a loro volta nomineranno il presidente e il primo ministro dell’Iraq.

I candidati per il parlamento sono 6.900, provenienti da 87 partiti.

Le candidate sono 2.011 e la legge garantisce loro il 25 per cento dei seggi.

Nove seggi, invece, sono riservati alle minoranze del paese.

I membri del Consiglio resteranno in carica per 4 anni.

Le principali fazioni possono essere divise in sciite, sunnite e curde.

Fazione sciita

I partiti sciiti hanno cercato di trovare un accordo e di presentarsi alle elezione come coalizione unica, ma i tentativi non hanno dato i risultati sperati.

Il 12 maggio gli elettori troveranno infatti 5 diverse coalizioni sciite sulle loro schede elettorali.

La prima prende il nome di Vittoria dell’Iraq (Nasr Coalition), con a capo il primo ministro uscente Haidar al-Abadi.

Il nome fa riferimento alla vittoria del governo iracheno contro l’Isis.

La seconda coalizione è quella dell’ex primo ministro Nouri al-Maliki ed è chiamata Stato di legge (Dawlat al-Qanoon).

Fino al 2014, i due politici appartenevano allo stesso partito, il Dawa, divisosi in seguito alla lotta per il potere sorta tra al-Abadi e al-Maliki e alla nomina del primo come premier nel 2014.

Le altre due coalizione sciti che si presenteranno da sole alle elezioni del 12 maggio sono nate dalla divisione della Suprema coalizione dell’Iraq.

La prima prende il nome di Fatah ed è guidata da Hadi al-Amiri. Fatah è composta dai politici più conservatori della Suprema coalizione dell’Iraq e dagli affiliati alla milizia Unità della mobilitazione popolare, le forze paramilitari sostenute dall’Iran che hanno combattuto l’Isis al fianco dell’esercito iracheno e di cui lo stesso al-Amiri è a capo.

Amar al-Hakim è invece il candidato del Movimento della saggezza nazionale (Hikma), nato nel 2017 e che punta ad ottenere i voti  dell’elettorato più giovane del paese.

Ultima coalizione sciita è quella dei Manifestanti (al-Sairoon) che unisce i seguaci del leader religioso Muqtada al-Sadr e il Partito comunista iracheno.

Il voto curdo

Rispetto alle elezioni del 2010 e del 2014, il panorama curdo è molto più frammentato.

L’instabilità nelle regione curda dell’Iraq, il controllo militare imposto dal governo centrale su territori come quello di Kirkuk e il mancato rispetto del referendum per l’indipendenza hanno minato il potere dei partiti curdi e il loro peso nelle prossime elezioni.

Il Partito democratico dei curdi (KDP) è rimasto unito, ma il fallimento del suo leader Masoud Barzani nell’ottenere l’indipendenza della regione curda influirà negativamente sulle prossime elezioni.

Secondo partito curdo presente alle votazioni del 12 maggio è l’Unione patriottica del Kurdistan (PUK), dalla cui divisione interna sono nati diversi piccoli partiti.

Tra questi, spicca il Partito della democrazia e della giustizia guidato da uno dei politici più importanti del PUK, Barham Saleh.

I sunniti

Dalla caduta del regime baathista di Saddam Hussein i sunniti sono stati allontanati dal potere e sostituiti dagli sciiti nei ruoli chiave della politica del paese.

L’incapacità dei partiti politici di fare fronte comune alle elezioni del 12 maggio è la dimostrazione della fragilità del fronte sunnita, che si presenta diviso in due coalizioni principali.

La prima è al-Qarar al-Iraqi, guidata da Osama al-Nujaifi, ex vicepresidente del paese, e da suo fratello Atheel al-Nujaifi, sindaco di Mosul. Del gruppo fanno parte anche i membri dell’Alleanza unita (Mutahidoon) e il partito Progetto arabo dell’imprenditore Khamis Khanjar.

La seconda coalizione sunnita è Wataniya, rappresentata dall’attuale portavoce del parlamento e dall’ex primo ministro Iyad Allawi.

Gli scenari possibili post voto e il ruolo di Iran e Stati Uniti

Secondo gli esperti, al-Abadi dovrebbe vincere le elezioni del 12 maggio e ottenere nuovamente il ruolo di primo ministro dell’Iraq, grazie alla sua capacità di unire i cittadini iracheni al di là delle divisioni religiose e di capitalizzare la vittoria contro l’Isis. Anche i sunniti infatti dovrebbero votare principalmente la coalizione Nasr, secondo i sondaggi condotti nel paese. 

Tuttavia, è molto probabile che la maggior parte delle coalizione sciite riusciranno ad avere un posto nel prossimo governo, rendendo meno solido il potere del futuro primo ministro.

Uno dei partiti che avrà un ruolo importante nel futuro politico dell’Iraq è Fatah, grazie a suoi stretti legami con l’Iran, uno dei paesi più influenti nella politica interna irachena.

Lo scenario del dopo voto dipenderà non soltanto dal numero di voti ricevuti dai singoli candidati, ma anche dal ruolo dell’Iran e dalla sua capacità di unire le coalizioni sciite in un’alleanza post elezioni.

In passato, il primo ministro aveva sempre avuto il sostegno sia dall’Iran che dagli Stati Uniti, ma l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare e la nuova rivalità tra i due paesi influirà sicuramente sul futuro dell’Iraq.

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