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Consultazioni nuovo governo | Cosa può succedere oggi da Mattarella | Previsioni

Mercoledì 4 aprile Mattarella ha iniziato i colloqui con i rappresentanti delle istituzioni e dei partiti. Ecco quali sono gli scenari più probabili

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Consultazioni nuovo governo | Cosa può succedere oggi | Previsioni

Consultazioni nuovo governo Elezioni 2018 • DIRETTA con gli aggiornamenti in tempo reale

Mercoledì 4 aprile 2018 sono iniziate le consultazioni del capo dello Stato Sergio Mattarella con i rappresentanti dei partiti (segui la diretta con gli ultimi aggiornamenti sulle elezioni) per la formazione del nuovo governo.

In questa occasione, il capo dello stato ascolta l’opinione delle varie forze politiche su come formare il prossimo governo e al termine (leggi qui come funzionano le consultazioni), in base al numero di parlamentari eletti da ciascun partito e alla possibilità di essere in grado di formare una maggioranza, affida l’incarico a una figura individuata grazie a questo meccanismo.

Quando iniziano e il calendario

Le consultazioni iniziano il 4 aprile 2018 e si concludono il giorno successivo. Le consultazioni avverranno secondo il seguente calendario

Mercoledì 4 aprile

10.30 – Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato

11.30 – Roberto Fico, presidente della Camera

12.30 – Giorgio Napolitano, presidente emerito

16 – Gruppo per le autonomie

16.45 – Gruppo misto al Senato

17.30 – Gruppo misto alla Camera

18.30 – Fratelli d’Italia

Giovedì 5 aprile

10 – Partito Democratico

11 -Forza Italia

12 – Lega

16.30 – Movimento Cinque Stelle

L’attuale scenario politico

Al momento sembrano esserci ancora molti ostacoli al raggiungimento di una maggioranza politica in parlamento in grado di dar vita a un governo. Il Movimento Cinque Stelle ormai da tempo rivendica il diritto di governare e di esprimere il primo ministro.

Anche nel giorno di Pasqua, domenica 1 aprile, Luigi Di Maio ha ribadito questo concetto con un post sui social: “Dobbiamo ripartire con la sfida più importante che ci aspetta: formare un governo rispettando la volontà popolare”.

Al di là della contesa sulla premiership e delle differenze programmatiche, un altro grande ostacolo si frappone tra Lega e Movimento Cinque Stelle, e ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi.

La presenza dell’ex Cavaliere rende quanto mai complicato l’accordo per un esecutivo tra centrodestra e pentastellati. Dal quartier generale grillino si sprecano i tentativi per spingere Salvini a rompere con il suo socio di minoranza nella coalizione.

Tuttavia, abbandonare Berlusconi avrebbe per Salvini un’evidente ricaduta negativa: se come leader della coalizione di centrodestra, infatti, il leghista vale il 37 per cento, senza Forza Italia (e magari anche Fratelli d’Italia), i suoi voti sono la metà di quelli del Movimento 5 Stelle.

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Ipotesi 1: un secondo giro di consultazioni

In molti prevedono che questo primo giro di consultazioni sarà interlocutorio, e che ci sarà bisogno perlomeno di un secondo giro, se non addirittura di un terzo.

Mattarella, in altre parole, dovrebbe cominciare a sondare la volontà dei partiti provando a smussare gli angoli e a favorire un dialogo che però, nell’immediato, difficilmente potrà condurre alla formazione di un governo.

Lo stallo potrebbe protrarsi anche per diverse settimane, almeno fino alla fine di aprile.

Ipotesi 2: la ricerca immediata di una maggioranza

Se, il Partito Democratico rimarrà fermo nella linea dettata dall’ex segretario Renzi, quella dell’opposizione e della chiusura a qualsiasi forma di dialogo con altre forze politiche, i colloqui più importanti che Mattarella dovrà affrontare saranno quelli con le delegazioni di Movimento Cinque Stelle, Lega e Forza Italia.

La delegazione di Forza Italia sarà guidata da Silvio Berlusconi, segno evidente che l’ex Cavaliere non ha la minima intenzione di farsi da parte per favorire un’intesa politica tra Lega e Movimento Cinque Stelle.

Per il Carroccio si presenterà al Quirinale il leader Matteo Salvini, mentre i pentastellati saranno rappresentati dai capigruppo Danilo Toninelli e Giulia Grillo.

In linea teorica, il capo dello Stato potrebbe trovare subito una sintesi politica tra queste forze affidando, al termine delle consultazioni, un mandato a un esponente politico che dovrebbe poi cercare la fiducia in parlamento.

Poiché però Di Maio rivendica la premiership, e il centrodestra non sembra disposto a concedergliela, Mattarella dovrebbe probabilmente individuare una figura terza, che dovrebbe trovare il gradimento di Lega, M5s e Forza Italia.

Uno scenario di difficile realizzazione nell’immediato, e che potrebbe diventare più concreto solo a fronte di uno stallo protratto per diverse settimane, una volta che i partiti si rendessero conto dell’impossibilità di soluzioni alternative.

Ipotesi 3: ritorno alle urne

L’extrema ratio in caso di mancate intese su qualsiasi maggioranza è il ritorno alle urne nei prossimi mesi, ma possiamo immaginare che Mattarella voglia cercare qualsiasi soluzione per evitare tale possibilità.

L’instabilità che ha caratterizzato l’Italia nelle ultime legislature non ha certo rappresentato un buon biglietto da visita con l’Europa.

In ogni caso, rivotare con questa legge elettorale, il Rosatellum, potrebbe portare nuovamente a una situazione analoga a quella attuale. Lo stallo quindi, potrebbe protrarsi a lungo, e il presidente della Repubblica cercherà certamente di evitare uno scenario del genere.

Ipotesi 4: mandato esplorativo

Non è obbligatorio che il capo dello stato dia direttamente l’incarico a qualcuno per formare un nuovo governo. Il presidente può inizialmente attribuire a una figura politica un “mandato esplorativo”.

Questo avvenne anche nel 2013, quando l’allora presidente Giorgio Napolitano affidò un mandato esplorativo all’allora leader del PD Pierluigi Bersani che, però, non ebbe esito positivo.

In altri termini, il capo dello stato designa una persona per cercare di formare attorno a questa una maggioranza e, qualora dimostri di averla, può dargli un mandato.

Anche in questo caso, allo stato attuale un mandato esplorativo potrebbe essere assegnato a una figura terza, che verificherebbe la disponibilità di alcune forze politiche di convergere sul suo nome.

Difficilmente, però, il Movimento Cinque Stelle potrebbe accettare subito una soluzione di questo tipo.

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