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Secondo la scienza cancellarsi da Facebook migliora la vita

Uno studio dell'università di Queensland, in Australia, mostra come cancellarsi dal social network riduca considerevolmente i livelli di stress

Immagine di copertina
Una bacheca di Facebook

Nelle ultime settimane Facebook è stata travolta dallo scandalo Cambridge Analyitica, una delle più vaste violazioni di dati della storia. L’azienda, legata all’ex consigliere del presidente USA Trump, Steve Bannon, è accusata di aver violato i dati sensibili di oltre 50 milioni di profili Facebook.

Anche per questo motivo, sono in tanti negli ultimi tempi ad aver almeno accarezzato l’idea di cancellarsi dal social network. Ma la tutela della privacy non è l’unico aspetto messo a rischio dalla nostra presenza su Facebook.

Secondo un recente studio condotto dalla University of Queensland, in Australia, cancellarsi dal social migliora il nostro benessere quotidiano riducendo i livelli di stress.

La ricerca è stata effettuata su un campione di 138 persone: a 60 di loro è stato chiesto di abbandonare Facebook per cinque giorni, mentre gli altri 78 hanno continuato a usarlo regolarmente.

È stato monitorato, prima e dopo l’esperimento, il livello di stress dei partecipanti, nonché il loro umore, la loro generale soddisfazione sulla propria vita e il senso di solitudine.

I ricercatori hanno anche misurato il livello di cortisolo, un ormone che serve a calcolare i livelli di stress. Il risultato è stato inequivocabile: le persone che avevano lasciato Facebook presentavano livelli più bassi di cortisolo nella saliva, un chiaro segno del fatto che erano meno stressati rispetto a prima.

Un’ulteriore conferma è arrivata dalle risposte dei partecipanti a un questionario: chi si era cancellato dal social network si dichiarava più felice e soddisfatto.

Tutto chiaro? Nemmeno per sogno. Lo studio ha infatti rilevato che dopo cinque giorni di astinenza da Facebook, il livello di cortisolo risaliva nuovamente. La spiegazione va ricercata probabilmente nella mancanza di connessioni sociali che queste persone iniziavano ad avvertire, poiché troppo abituate a stare sui social network.

In sostanza, si può dire che cancellarsi da Facebook produce benefici, ma che per rendere questi benefici costanti è necessaria una buona dose di impegno e che risultati pieni possono essere ottenuti solo nel lungo periodo.

I ricercatori non sanno indicare se l’effetto registrato su Facebook si possa applicare anche ad altri social network. Abbandonare Instagram o Twitter, ad esempio, produrrebbe la stessa riduzione di cortisolo?

In ogni caso, lo studio ha evidenziato un altro effetto positivo per chi eliminava il proprio account Facebook: aumentavano infatti gli incontri “reali” con gli amici nei giorni festivi rispetto a chi aveva continuato a usare il social.

In conclusione, lo studio sembra avvalorare l’ipotesi che prendersi delle pause da Facebook possa migliorare il proprio benessere e diminuire lo stress.

Lo scandalo Cambridge Analytica

Come detto, molti utenti stanno pensando di lasciare Facebook non tanto per questioni di natura psicologica, quanto piuttosto per la vicenda di Cambridge Analytica.

Il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, ha detto che è arrivato il momento di cancellare Facebook. Sull’onda dello scandalo Cambridge Analytica, Acton ha scritto sul suo account Twitter:  It’s time. #deletefacebook”.

L’hashtag #deletefacebook ha iniziato a diffondersi sui social dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica sulla massiccia violazione dei dati degli utenti di Facebook messa in atto dalla società britannica.

Acton, che ha partecipato alla fondazione di WhatsApp nel 2009, oggi non fa più parte della digital company, venduta a Facebook nel 2014 per 19 miliardi di dollari.

Cos’è e chi c’è dietro

Cambridge Analytica è una società di proprietà del milionario Robert Mercer, e guidata proprio da Steve Bannon.

Il 21 marzo, per la prima volta da quando è scoppiato lo scandalo Cambridge Analytica, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg ha ammesso le colpe della piattaforma e ha annunciato alcuni cambiamenti. Ecco quali.

Qui di seguito abbiamo approfondito i vari aspetti sul caso Cambridge Analytica, in relazione al quale ci siamo anche chiesti se fosse arrivata l’ora di cancellarsi da Facebook. (Qui abbiamo invece elencato il modo per cancellare le app che hanno accesso ai nostri dati di Facebook).

Zuckerberg: ci vorranno anni per risolvere i problemi di Facebook

“Usciremo da questo momento, ma ci vorranno anni”. Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato così degli effetti sull’azienda causati dallo scandalo Cambridge Analytica.

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“Vorrei poter risolvere tutti questi problemi in tre mesi o sei mesi, ma penso che la realtà sia che la risposte ad alcune di queste domande richiederà un periodo più lungo”, ha dichiarato Zuckerberg in un’intervista al sito online statunitense Vox.

Nell’intervista il ceo di Facebook ha difeso il modello di business della società e respinto le critiche del collega di Apple, Tim Cook, sostenendo che uno dei problemi di Facebook è il suo “idealismo” e il fatto che si sia concentrato sugli aspetti positivi del connettere le persone: “Non abbiamo speso tempo a sufficienza nell’investire, o pensare, ad alcuni degli usi negativi degli strumenti”.

Il ceo di Apple Tim Cook si scontra con Zuckerberg di Facebook

L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha criticato il modo in cui Facebook ha gestito la privacy dei suoi utenti nell’ambito della vicenda Cambridge Analytica.

In un’intervista all’emittente statunitense Cnbc, all’amministratore delegato è stato chiesto cosa avrebbe fatto se si fosse trovato nella posizione di Mark Zuckerber, il fondatore e amministratore di Facebook. “Cosa farei? Non sarei in questa situazione”, ha risposto Cook.

“Potremmo fare moltissimi soldi monetizzando sui nostri clienti, se i nostri clienti fossero il nostro prodotto. Abbiamo deciso di non farlo. Non venderemo le vostre vite”, ha detto l’imprenditore.

“La privacy per noi è un diritto umano, è una libertà civile, è come la libertà di parola e la libertà di stampa”, ha aggiunto Cook nel corso dell’intervista.