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Piera Aiello, storia della prima testimone di giustizia italiana, eletta con il M5S

La testimone di giustizia è risultata la prima candidata d'Italia per numero di voti, venendo eletta alla Camera con il Movimento Cinque Stelle nel collegio uninominale di Marsala

Immagine di copertina
Sostenitori del Movimento Cinque Stelle. Credit: Michele Spatari

È la storia di un doppio riscatto quella di Piera Aiello. Il primo è quello con cui riuscì ad affrancarsi dalla mafia di Cosa Nostra, contro la quale si ribellò in Sicilia quando aveva appena 24 anni. Il secondo è quello con cui si è liberata delle restrizioni di una vita sacrificata, con un’identità protetta che le ha proibito, finora, di rivelare pubblicamente il suo volto.

Stavolta, Piera ci è riuscita vincendo la sfida delle elezioni parlamentari 2018, alle quali si è candidata con il Movimento Cinque Stelle nel collegio uninominale di Marsala. È risultata la prima candidata d’Italia per numero di voti, aggiudicandosene quasi 78mila e conquistando il 51,19 per cento.

Ha scelto dedicare la sua vittoria “a zio Paolo” (il soprannome con cui chiamava Paolo Borsellino) e “agli uomini di scorta che mi hanno sempre sostenuta, sono stati la mia famiglia”.

La storia di Piera è legata indissolubilmente a quella di Rita Atria, la giovane cognata che decide di seguire le sue orme collaborando con i magistrati della Procura di Marsala guidati da Paolo Borsellino.

Piera ha sposato il fratello maggiore di Rita, Nicola Atria. Suo suocero era don Vito Atria, un mafioso legato alla famiglia degli Accardo, detti “Cannata” di Partanna, in provincia di Trapani. Vito Atria viene ucciso nel 1985, appena nove giorni dopo il matrimonio tra Piera e Nicola Atria, nell’ambito di una faida tra le famiglie mafiose locali degli Accardo e degli Ingoglia.

Dopo l’assassinio del padre, Nicola cerca di vendicarlo, tendendo un agguato a quello che ritiene essere il suo assassino. L’attacco però fallisce, e il 24 giugno 1991 anche Nicola viene ucciso.

L’omicidio avviene mentre lui e Piera si trovano nella pizzeria che hanno preso in gestione a Montevago, in provincia di Agrigento, insieme ad alcuni amici. Quando vede un uomo incappucciato che indossa una mimetica e ha in mano un fucile a canne mozze, Piera capisce subito cosa sta accadendo e prova a difendere il marito, ma viene bloccata da un altro assalitore.

Piera, allora ventitreenne e madre di una bambina di tre anni, si ritrova ad essere l’ennesima vedova di mafia. Rita, che ha solo 17 anni, si trova privata del suo amato fratello, dopo avere già perso il padre.

È in quel momento che Piera viene avvicinata dalle forze dell’ordine, e accetta di collaborare con i magistrati guidati da Paolo Borsellino, denunciando l’assassino di suo marito. Per farlo, le spiegano, deve lasciare la sua città e trasferirsi insieme alla figlia in una località protetta. Piera accetta, e ai magistrati racconta le informazioni di cui è venuta a conoscenza sulle famiglie mafiose di Partanna e del Belice.

Pochi giorni dopo la scelta di Piera, anche sua cognata Rita prende la stessa decisione. Inizia un periodo in cui le due donne vivono in diverse località e rivelano le informazioni di cui sono a conoscenza i magistrati.

Siamo nel 1992, e dopo l’uccisione di Giovanni Falcone, anche Paolo Borsellino viene assassinato da Cosa Nostra insieme agli uomini della sua scorta. Il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita, appena diciottenne, si toglie la vita gettandosi dalla finestra di un palazzo di Roma, dove viveva in segreto.

Col tempo e a seguito di varie vicissitudini, Piera ha deciso di rinunciare alla protezione cui vengono sottoposti i testimoni di giustizia. Ha continuato tuttavia a mantenere la sua identità protetta e a vivere in una località segreta.

Anche se ha raccontato pubblicamente la sua storia nel libro Maledetta mafia, scritto a quattro mani con il giornalista Umberto Lucentini e pubblicato nel 2012 da Edizioni San Paolo, Piera non ha mai rivelato il suo volto in occasioni pubbliche. Nè tantomeno lo ha fatto durante la campagna elettorale, in cui non si è mai lasciata fotografare in volto dai giornalisti.

Ai giornalisti che le hanno chiesto come mai ha deciso di candidarsi con il Movimento Cinque Stelle, Piera ha risposto dicendo che: “In questo preciso momento della politica è l’unico movimento che mi dà fiducia, ha gli stessi miei ideali, ossia, verità, giustizia, legalità, trasparenza”.

“È un movimento giovane, con idee innovative e concrete, che pensa di fare il bene dei cittadini con concretezza, che non fa false promesse come tanti hanno fatto. È un movimento che non ha paura di nulla e di nessuno, che non scende a compromessi, proprio come me, sicuramente io e il movimento porteremo la questione testimoni di giustizia alla luce, con la mia voce, ossia la voce di chi ha vissuto da 26 anni le fatiche che un testimone affronta, i disagi, le negazioni, esule dal proprio paese, la Sicilia”.

Piera ha annunciato che, nel caso in cui fosse stata eletta, avrebbe rivelato il suo volto. Ad attenderla, quando sarà pronta, ci sarà questa nuova sfida. Per il momento, le basta essersi ripresa la sua casa.

“Penso di essermi ripresa la Sicilia a piene mani”, ha detto dopo il voto, “quella toltami 27 anni fa quando sono andata via in sordina con una bambina e una valigia ed oggi sono tornata vittoriosa”.