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Le milizie siriane di Assad hanno fatto il loro ingresso ad Afrin: tensione alle stelle con la Turchia

L'invio di truppe filogovernative siriane arriva dopo che il presidente turco Erdogan aveva annunciato l'assedio della regione in mano ai curdi del Ypg

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Le forze filo-governative siriane hanno fatto il loro ingresso nell’enclave di Afrin, presidiata dalle milizie curde, aumentando il rischio di uno scontro frontale con la Turchia.

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La notizia giunge dopo che l’agenzia di stampa della Siria aveva anticipato, il 19 febbraio, l’invio delle così dette “Forze popolari” per contrastare “l’attacco del regime turco”.

Non è ancora chiaro quanti combattenti sono stati spostati o dove saranno schierati.

La Turchia ha promesso di liberare Afrin dalle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), che considera un gruppo terroristico affiliato al Pkk.

“Nei prossimi giorni, l’assedio al centro urbano di Afrin si svolgerà in modo molto più rapido”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso rivolto ai membri del suo partito, l’Akp.

“Nei prossimi giorni, il centro della città di Afrin sarà rapidamente circondato, il sostegno alla città e alla regione dall’esterno sarà interrotto e il gruppo terroristico (Ypg) non avrà più l’opportunità di negoziare con nessuno”, le sue parole.

“Per noi è molto importante che d’ora in poi ogni passo che facciamo sia sicuro. Allo stesso modo ci vuole tempo per prepararsi sul terreno”, ha aggiunto Erdogan, confermando l’intenzione di proseguire con l’offensiva contro l’enclave curdo-siriana, nonostante il possibile arrivo nell’area di forze vicine al regime di Bashar al-Assad.

Il vice primo ministro turco, Bekir Bozdag, ha dichiarato che le operazioni militari in Siria stanno procedendo senza intoppi, avvertendo il governo siriano di Bashar al-Assad di non intervenire in soccorso dei curdi che combattono l’Isis nella regione nord del paese.

La notizia secondo cui l’esercito di Bashar al-Assad avrebbe supportato i combattenti curdi contro gli imponenti attacchi della Turchia nella zona di Afrin, era stata riportata dai media siriani.

Da parte sua, la milizia curda del Ypg, considerata da Ankara una cellula terroristica, aveva negato l’esistenza di alcun tipo di accordo con Damasco.

Cnn Turk ha riportato che, in un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin, Recep Tayyip Erdogan ha detto che la Siria avrebbe dovuto affrontare pesanti conseguenze in caso di un accordo con i curdi.

Messaggi simili sono stati lanciati sia dal vice premier Bozdag sia dal ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu.

“Se l’esercito siriano interverrà per difendere l’Ypg, allora niente e nessuno potrà fermare i soldati turchi”, ha detto Cavusoglu ai giornalisti in un incontro in Giordania.

Erdogan, Putin e il presidente iraniano Hassan Rouhani hanno in programma un meeting in Turchia ad aprile 2018 per discutere della situazione in Siria.

Attivisti siriani hanno riferito che sono state uccise dozzine di civili negli ultimi attacchi del governo nei confronti dei ribelli nella regione orientale del Ghouta.

Un alto funzionario curdo, Badran Jia Kurd, ha detto all’agenzia di stampa Reuters che i soldati del governo siriano si sarebbero schierati in alcune posizioni di confine per presidiare la zona.

Ma il portavoce dell’Ypg, Nouri Mahmoud, ha dichiarato: “Non c’è accordo, c’è solo una richiesta da parte nostra all’esercito siriano di entrare e proteggere i confini”.

Nel caso si dovesse arrivare a un’intesa, le milizie turche dovrebbero affrontare, oltre alle truppe curde ad Afrin, anche l’esercito siriano.

Il 19 febbraio, nell’enclave di Ghouta, controllata dall’opposizione siriana, oltre cento persone sono state uccise e centinaia ferite, in un attacco dell’esercito controllato da Assad.

Campagna regione lazio

Da gennaio la Turchia ha iniziato la sua offensiva militare ad Afrin, nominata “Ramoscello d’ulivo”, cercando di distruggere il Ypg.

Dal ritiro delle forze del governo siriano nel 2012, i curdi del Ypg hanno governato i territori a sud del confine turco, dopo aver sconfitto le truppe del sedicente Stato islamico.

La Turchia vede il Ypg come un’estensione del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che ha combattuto per l’autonomia curda in Turchia per circa 30 anni, sebben lo stesso Ypg neghi qualsivoglia collegamento militare o politico diretto con il Pkk.

Dall’inizio dell’offensiva militare turca, sono migliaia i civili costretti a fuggire nella zona di Afrin, con un bilancio delle vittime incerto ma di sicuro in costante incremento.

Anche il 19 febbraio i media curdi hanno riferito di intensi attacchi aerei e di artiglieria da parte dell’esercito turco, riportando la notizia di un bambino morto e altri otto civili rimasti feriti nel corso di un bombardamento al villaggio di Basute.

La Turchia continua tuttavia a dichiarare di prendere di mira solo i combattenti e non di colpire i civili.

Sono sei anni che la Siria ha abbandonato il controllo militare nella regione di Afrin, con l’esercito di Damasco che ha sempre evitato scontri diretti e prolungati con il Ypg.

Il governo di Bashar al-Assad si è sempre opposto alle richieste di autonomia formulate dal Ypg e ha promesso di voler riprendere il controllo di tutto il territorio siriano.

Sia i siriani sia i curdi sono tuttavia accomunati nel voler arginare l’avanzata della Turchia.

Il funzionario curdo Jia Kurd ha detto in merito: “Possiamo cooperare con qualsiasi parte che ci dia una mano per fermare i crimini che vengono perpetrati nel silenzio della comunità internazionale”.

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