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Abusi su bambine, molestie alle atlete spacciate per terapie: tutti gli orrori di Larry Nassar

Il medico è stato condannato a massimo 175 anni di carcere dopo aver ascoltato per sette giorni le testimonianze di oltre 150 vittime

Immagine di copertina

Larry Nassar, ex medico sportivo della nazionale statunitense di ginnastica artistica, è stato condannato a minimo 40 anni di reclusione per aver abusato sessualmente delle atlete per oltre vent’anni.

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La durata esatta della pena deve ancora essere definita, e potrebbe arrivare fino a 175 anni, che si aggiungono ai 60 cui Nassar è già stato condannato per possesso di materiale pedopornografico.

Il medico è stato accusato di ripetuti abusi sessuali da oltre centocinquanta ginnaste, tra cui anche Aly Raisman, Gabby Douglas e McKayla Maroney delle Fierce Five, squadra da oro olimpico a Londra 2012.

Recentemente anche Simone Biles, la campionessa delle Olimpiadi di Rio 2016, ha condiviso la sua storia su twitter.

 

L’ultima a testimoniare in aula è stata Rachael Denhollander, che per prima raccontò pubblicamente la sua terribile storia in un’intervista ad Indy Star del 12 settembre 2016.

“Le donne e le ragazze hanno unito le loro forze per combattere per se stesse, perché nessun altro l’avrebbe fatto” ha detto al microfono della corte.

Gli ultimi sette giorni del processo sono infatti stati dedicati proprio alle testimonianze dirette delle giovani, che hanno coraggiosamente raccontato i particolari degli abusi a cui Nassar le sottoponeva fin da bambine, fingendo che si trattasse di procedure mediche.

Ecco chi sono i protagonisti di questa storia.

Larry Nassar

Il medico sportivo a novembre si è dichiarato colpevole davanti alle accuse di violenze sessuali.

Secondo l’assistente procuratore generale del Michigan Angela Povilatis, si tratta del “maggiore aggressore sessuale di minori nella storia”. Il numero delle sue vittime conosciute (156) supera infatti la somma di quelle di Weinstein, Bill Cosby e Jerry Sandusky.

Il suo comportamento contraddittorio durante il processo ha destato molto scalpore. La sua sofferenza era evidente durante le testimonianze delle ragazze, che ha ascoltato asciugandosi le lacrime o nascondendo la testa fra le mani.

Quando ha deciso di esprimere la sua fatica in una lettera in cui scriveva di temere per la sua salute mentale, è stato duramente redarguito dalla giudice Rosemarie Aquilina, che ha risposto:

“Forse è dura per te, ma niente è devastante quanto quello che le tue vittime hanno dovuto patire per migliaia di ore a causa tua. Passare quattro o cinque giorni ad ascoltarle non è niente, considerando le ore di piacere che hai provato a spese loro, rovinando le loro vite”

Alla fine del processo, Nassar ha chiesto ufficialmente scusa alle giovani donne:

“Le vostre parole mi hanno scosso nel profondo. Riconosco che quanto sto provando impallidisce davanti al dolore, al trauma, alla devastazione emotiva che tutte voi state provando.

Non ci sono parole per descrivere la profondità e la vastità del rammarico che provo per quanto accaduto. Non è possibile esprimere delle scuse accettabili. Porterò con me le vostre parole per il resto dei miei giorni”.

Tuttavia, prima di pronunciare la sentenza, la giudice ha letto ad alta voce un’altra lettera scritta da Nassar stesso nella quale racconta di essere stato manipolato a dichiararsi colpevole, accusando le atlete di aver mentito, in cerca di fama e denaro.

L’intera aula ha sussultato quando Rosemarie Aquilina ha letto ad alta voce la frase “non c’è furia all’inferno pari a quella di una donna respinta”.

La giudice Rosemarie Aquilina

Il comportamento di Rosmarie Aquilina è stato fin da subito non convenzionale per un’aula di tribunale. La giudice ha infatti costantemente mostrato il suo sostegno alle tante testimoni, che ha definito “forti e coraggiose” per aver denunciato e a cui ha personalmente risposto dopo ogni intervento.

Nassar è invece stato più volte apostrofato con dure parole dal magistrato. “Ho appena firmato la sua condanna a morte” ha detto Aquilina leggendo la sentenza “non merita di uscire di prigione mai più”.

Poco prima del verdetto aveva platealmente lasciato cadere la memoria difensiva presentata dall’imputato.

La sua insolita e accorata gestione del processo, elogiata dalle atlete, l’ha rapidamente trasformata in un’idolo sui social network.

“Sono un giudice che crede nella riabilitazione, quando è possibile, ma non penso che con lei sia possibile. La sua lettera mi dice che ancora non ci arriva. Non manderei i miei cani a farsi curare da lei, signore”.

Le sopravvissute

Le 156 vittime che hanno raccontato le loro traumatiche esperienze sono per lo più atlete o ex atlete della USA Gymnastic, la federazione sportiva statunitense per la ginnastica.

Le giovani hanno detto di essere state molestate e manipolate dal dottore, che sfruttava la sua autorità per convincerle di stare eseguendo una particolare forma di terapia.

Molte di loro hanno sofferto di ansia e depressione, qualcuna ha compiuto atti di autolesionismo e una ragazza si è tolta la vita, come racconta la madre Chelsea Markham.

In tante hanno però rifiutato la definizione di “vittime”, definendosi invece “sopravvissute” (come consigliano numerosi movimenti femministi).

“Alla fine siamo state abbastanza forti da sconfiggerti” ha detto Kaylee Lorincz il 24 gennaio 2018. “Non una alla volta, ma un’esercito di sopravvissute. Non siamo più delle sconosciute.”

Kyle Stephens, che ha subito le molestie di Nassar, amico di famiglia, a partire dai suoi sei anni, ha detto con rabbia:

“Forse ormai te ne sei accordo, ma le bambine non restano bambine per sempre. Crescono per diventare forti donne che tornano per distruggere il tuo mondo”.

Uno speciale del New York Times raccoglie le loro storie.

 

Gli altri responsabili

Amanda Thomashow, un’altra sopravvissuta, ha dichiarato in aula: “La Michigan State University, scuola che ho amato e di cui mi fidavo, ha avuto la sfacciataggine di dirmi che non sapevo riconoscere la differenza tra una violenza sessuale e una procedura medica”

Molte di loro infatti avevano già denunciato le violenze alle loro organizzazioni sportive (USA Gymnastics, la Michigan State University e il Comitato Olimpico degli Stati Uniti), che le hanno però ignorate.

Tutte e tre le organizzazioni negano e, nel pieno di un’ondata di licenziamenti e dimissioni, sostengono di aver riportato le accuse alle autorità non appena ne sono state messe al corrente.

Il Comitato Olimpico americano (USOC) aprirà un’inchiesta indipendente sul caso per capire come mai un caso tanto ampio di abuso sia rimasto sommerso tanto a lungo.

In un comunicato il direttore generale Scott Blackmun ha espresso alle vittime “quanto incredibilmente ci dispiaccia”.

La giudice Aquilina ha invece sottolineato a più riprese la sua intenzione di ascoltare le ragazze. “Il sistema vi ha chiaramente deluse. Da piccole non avevate nulla da guadagnare dalle vostre denunce, ma la vostra voce è stata ignorata. Ve lo prometto, qui la ascolteremo”.