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Che cos’è lo shutdown e cosa rischiano gli Stati Uniti

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Il Congresso statunitense. Credit: Tasos Katopodis/ Getty Images/AFP

A partire dalla mezzanotte di sabato 20 gennaio 2018 è iniziato il cosiddetto shutdown, il blocco della capacità di spesa del governo federale degli Stati Uniti, a causa della mancata approvazione della legge di rifinanziamento da parte del Congresso.

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A esserne colpite sono le attività amministrative federali, che non sono più finanziate e che quindi hanno smesso di funzionare, a eccezione dei servizi essenziali come la sicurezza nazionale, la giustizia, la sanità, il traffico aereo che sono invece garantiti.

Allo scoccare del terzo giorno di shutdown le forze opposte del Senato non hanno ancora trovato un accordo, atteso per l’inizio della settimana.

Il Congresso rivoterà alle 12 del 22 gennaio 2018 (ora di Washington). Per le 18 italiane ci si aspetta dunque l’approvazione di un provvedimento di spesa temporaneo, in grado di finanziare le attività delle agencies fino all’8 febbraio.

I Democratici potrebbero infatti decidere di accordare il compromesso ai Repubblicani per evitare la paralisi amministrativa, dietro la promessa di un voto sul tema che ha spaccato il Congresso: il Daca, provvedimento di Obama a tutela dei clandestini minorenni.

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L’ultimo shutdown risale all’ottobre del 2013, durò 16 giorni e coinvolse 850 mila dipendenti federali, che furono messi temporaneamente in congedo non retribuito.

Quello shutdown costò 2 miliardi di dollari al paese.

La proposta di legge per finanziare le attività del governo federale non ha ottenuto gli almeno 60 voti necessari per l’approvazione entro la scadenza di venerdì 19 gennaio, aprendo la prospettiva dello shutdown.

I voti a favore sono stati 50 e 49 quelli contrari. I Repubblicani hanno una maggioranza in Senato di 51 seggi, motivo per il quale sono necessari i voti dei democratici per approvare il disegno di legge.

Si tratta della prima volta in cui si verifica una situazione del genere quando lo stesso partito, in questo caso i Repubblicani, controlla sia il Congresso che la Casa Bianca.

Sull’immigrazione i due partiti sembrano però inconciliabili.

I Repubblicani vogliono finanziamenti per la sicurezza delle frontiere, incluso il muro al confine tra Stati Uniti e Messico, e riforme sull’immigrazione, oltre a un aumento delle spese militari.

I democratici hanno invece chiesto protezione per gli oltre 700.000 immigranti privi di documenti che sono entrati negli Stati Uniti da bambini.

I repubblicani hanno ceduto alla richiesta dei democratici per un programma di assicurazione sanitaria per i bambini di famiglie a basso reddito, ma solo per 6 anni, mentre i democratici vorrebbero che questo programma fosse permanente.

Trump ha accusato i democratici di essere “molto più preoccupati per gli immigrati clandestini di quanto non lo siano nei confronti delle forze militari o per la sicurezza al pericoloso confine meridionale”.

La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha avvertito: “Il presidente non negozierà sulla riforma dell’immigrazione finché i democratici non smetteranno di giocare e riapriranno il governo”.

Il budget degli Stati Uniti deve essere approvato ogni anno entro il 1 ottobre, data di inizio dell’anno finanziario federale.

Ma il Congresso ha spesso mancato di rispettare questa scadenza e le negoziazioni proseguono fino al nuovo anno, estendendo temporaneamente i finanziamenti dell’anno precedente.

Il Congresso però non è riuscito ad approvare l’estensione temporanea dei finanziamenti fino al 16 febbraio e questo significa che molte agenzie federali hanno dovuto interrompere le loro attività sabato 20 gennaio.

La maggior parte degli impiegati di settori come ambiente, istruzione, commercio e altri, è attualmente in congedo.

Anche l’elaborazione di visti e passaporti potrebbe essere ritardata e alcuni monumenti nazionali, tra cui la Statua della libertà di New York, sono già stati chiusi.

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