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Il giorno dell’ira: cosa succede in Palestina

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Diverse fazioni palestinesi hanno invocato per oggi 8 dicembre un “giorno dell’ira”, dopo le rituali preghiere del venerdì. Secondo il sito d’informazione Middle East Monitor hanno già avuto luogo scontri a Hebron e Nablus.

Ieri 31 persone sono state ferite dalle forze di sicurezza israeliana durante scontri in Cisgiordania e Gaza, dove un ragazzo è rimasto ucciso.

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L’esercito israeliano ha dichiarato che un velivolo e un carro armato hanno colpito una postazione apparente a Hamas nella striscia di Gaza, dopo che tre razzi sono stati lanciati verso Israele. I lanci sono stati rivendicati da un gruppo salafita, che non ha rispettato la richiesta di Hamas di desistere da attività simili. L’esercito ha anche dichiarato che intende rafforzare la sicurezza nella Cisgiordania occupata.

In tutto il Medio oriente si stanno svolgendo proteste contro la decisione degli Stati Uniti di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e di riconoscere la città come capitale d’Israele.

Oggi sono scesi in strada manifestanti in Iran, Libano, Yemen, Turchia e in Egitto per protestare contro la decisione degli Stati Uniti di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e di riconoscere la città come capitale d’Israele. Prima delle decisione nessun paese aveva ambasciate nella città che Israele considera la sua capitale. Gerusalemme è considerata la città santa per i fedeli musulmani, ebrei e cristiani.

Jared Kushner, genero di Trump, sta guidando gli sforzi all’interno dell’amministrazione USA per trovare una soluzione alla questione israelo-palestinese. Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi per il raggiungimento di un accordo di pace duraturo.

Nel 1995 il congresso USA aveva approvato il trasferimento dell’ambasciata e da allora ogni presidente ogni sei mesi ha posticipato l’esecuzione dell’atto.

Ieri il capo negoziatore dell’Autorità nazionale palestinese ha dichiarato finita la cosiddetta soluzione dei due stati, annunciando l’inizio di nuove ostilità per rivendicare “la Palestina storica, dal fiume al mare”.

La Repubblica Ceca ha annunciato che riconoscerà Gerusalemme come la capitale di Israele e lo spostamento dell’ambasciata nella Città Santa.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che molti altri paesi avrebbero seguito gli Stati Uniti e che attualmente sono in corso diversi contatti in questo senso tra il suo governo e altri paesi del mondo.