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Questa donna ha portato il figlio a un assemblea politica ed è stata costretta a lasciare l’aula
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Questa donna ha portato il figlio a un assemblea politica ed è stata costretta a lasciare l’aula

In seguito a questo episodio si è aperto un dibattito nazionale in Giappone sul diritto dei genitori di portare i figli a lavoro

28 Nov. 2017

Una donna giapponese, Yuka Ogata, che lavora nella prefettura della città di Kumamoto, ha portato con sé ad un’assemblea il proprio figlio di sei mesi. La riunione però è stata sospesa per quaranta minuti, fino a che lei non è uscita dalla stanza. In seguito a questo episodio in Giappone si è aperto un dibattito nazionale sui diritti dei genitori in ambito lavorativo.

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Prima che la sessione del concilio iniziasse, era stato intimato alla donna di lasciare l’aula. La donna ha aspettato per quaranta minuti, ma l’assemblea ha insistito e alla fine lei ha dovuto cedere e lasciare il figlio in custodia ad un amico, per poi tornare nell’aula. Il regolamento dice infatti che nessuno che non sia un membro del concilio può accedere ad un’assemblea in corso.

Yuka Ogata aveva già chiesto nel 2016, quando aveva scoperto di essere incinta, di poter portare il figlio durante le riunioni e che fosse aperto un asilo nell’edificio. Ma la risposta che aveva ricevuto era stata quella di assumere una baby-sitter.

Dopo l’assemblea, Ogata ha detto ai media che vorrebbe che “l’assemblea municipale di Kumamoto fosse un luogo dove una donna che deve crescere un figlio possa svolgere un buon lavoro”.

Dall’episodio è scaturito un movimento di supporto sui social media giapponesi, che ha incoraggiato tutti i genitori a portare a lavoro con sé i figli, con l’hashtag “è OK portare i figli ai meeting”.

 

La didascalia dice: “Puoi portare i figli nella tua azienda. Abbiamo avuto un ospite che ha portato i propri figli la settimana scorsa. La foto è di quanto ho portato mia figlia a lavoro”.

Molti altri si sono uniti per appoggiare Yuka Ogata, tra cui lo scrittore Hirotada Ototake e l’artista creatore di manga Yukari Takinami, che ha twittato: “La questione non riguarda avere paura che qualcosa come permettere di portare i bambini ai meeting possa diventare incontrollabile o che la società non sia in grado di rimanere stabile. Invece, io mi auguro che la società sarà in grado di pensare “se è qualcosa che non nuocerà a nessuno, allora bisogna provare. Sicuramente impareremo qualcosa”.

 

Molti altri tuttavia hanno criticato l’azione di Ogata, definendola una performance inappropriata che ha sollevato un polverone, ed è stato addirittura creato l’hashtag contrario, “non è OK portare i figli ai meeting”.

“Non si tratta di infrangere il senso comune. C’è una differenza fra l’auto-affermazione e l’egoismo. Volere che le regole siano cambiate è auto-affermazione, ignorare le regole è semplicemente egoismo ” dice questo tweet.

 

 “Quando Ogata ha egoisticamente portato suo figlio alla riunione, non ha avuto alcuna considerazione per gli altri, e questo non è giusto. Ci sono alcuni genitori che pensano “È naturale che dobbiamo essere trattati con riguardo”, e penso che Ogata faccia parte di loro”.
Nel frattempo questa settimana il presidente dell’assemblea municipale di Kumamoto deciderà circa la penalità da attribuire ad Ogata per aver ritardato l’assemblea.

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