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Scorpion, il terribile carcere dove è detenuto il legale egiziano dei Regeni

All'interno del carcere di Tora, a sud del Cairo, si trova l'ala di massima sicurezza Scorpion, considerata tra le peggiori prigioni d'Egitto

Immagine di copertina
Prigione di Tora a sud del Cairo. Credit: Human Right

“È rivolta ai prigionieri politici. La prigione è stata progettata in modo che chi vi entra non possa che uscirne morto”, precisava* Magdy Abdel el-Ghaffar – guardia carceraria di Tora e omonimo dell’attuale ministro dell’Interno egiziano – in un’intervista televisiva del 2012, quando l’Egitto era in mano al Consiglio supremo delle forze armate.

Il complesso carcerario di Tora è considerato uno dei peggiori d’Egitto, ed è situato nell’omonima città (nota anche come Tura) a sud del Cairo. L’istituto comprende quattro prigioni, un ospedale militare e un carcere di massima sicurezza noto come Scorpion.

Da diverse organizzazioni umanitarie, giornalisti e attivisti, Tora, e precisamente l’ala Scorpion, è considerata una tomba. È lì che vengono imprigionati attivisti, giornalisti, intellettuali, oppositori del regime egiziano.

Proprio nella sezione di massima sicurezza Scorpion è detenuto Ibrahim Metwally, avvocato del team legale della famiglia Regeni al Cairo, di cui si erano perse le tracce domenica 10 settembre e che ora è invece accusato di aver fondato un’organizzazione creata illegalmente, di diffondere false notizie, di comunicare con entità straniere al fine di pregiudicare la sicurezza nazionale.

L’avvocato resterà in prigione per 15 giorni, in attesa che si compiano le indagini.

Nella prigione di Tora lavorano gli uomini mukhabarat della Qata`al-Amn al-Watani, ossia i militari e i poliziotti dell’agenzia di intelligence egiziana, e che rispondono direttamente ad Abdel el-Ghaffar, considerato uno degli uomini chiave coinvolti nella misteriosa morte di Giulio Regeni.

La prigione di Tora, a sud del Cairo. Credit: Afp

Nel 2015 Magdy Abdel el-Ghaffar è stato nominato ministro dell’Interno. In precedenza, el-Ghaffar era stato reclutato nei servizi segreti egiziani noti per i loro metodi repressivi e brutali. Proprio alla sua nomina come ministro dell’Interno, l’ong Amnesty International ricollega l’aumento sensibile del numero delle sparizione avvenute in Egitto negli ultimi anni.

“Le sparizioni forzate sono diventate uno dei principali strumenti dello stato di polizia in Egitto. Chiunque osi prendere la parola è a rischio. Il contrasto al terrorismo è usato come giustificazione per rapire, interrogare e torturare coloro che intendono sfidare le autorità”, ha detto lo scorso anno Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Tra il 2013 e il 2014 le autorità egiziane hanno arrestato o accusato almeno 41mila persone. Altre 26mila sono state fermate dall’inizio del 2015.

Un dossier di 80 pagine redatto nel 2016 dalla ong Human Rights Watch racconta i trattamenti inumani riservati ai detenuti di Tora che vivono in spazi angusti senza letto né materasso, con privazioni di cibo e medicine.

Le informazioni raccolte sono basate su interviste realizzate a 20 parenti di detenuti, due avvocati, due ex prigionieri, e sull’analisi di immagini, referti medici e documenti che testimoniano le condizioni terribili all’interno della struttura, che in alcuni casi hanno portato perfino alla morte dei prigionieri.

Ai prigionieri vengono inflitti vari tipi di torture e maltrattamenti basati su pestaggi e abusi anche sessuali, senza che alcun legale o familiare possa incontrare i detenuti, definiti “sepolti vivi”.

Scorpion è la sezione più dura del carcere di Tora. La sua storia è legata al progetto repressivo attuato da Mubarak dopo l’assassinio di Anwar al-Sadat, ex primo ministro dell’Egitto, per stroncare l’azione antigovernativa del gruppo islamista al-Gama`a al-Islamiyya.

Il settore speciale, già attivo nel 1973, venne ampliato. Oggi conta 320 celle e un migliaio di detenuti.

Scorpion prison Egitto Credit: Human Right

Il rapporto di Human Rights Watch conferma la morte di almeno sei carcerati segregati in quella sezione, da maggio a dicembre 2015. Due di loro avevano il cancro, uno il diabete: a tutti è stato negato accesso alle cure mediche necessarie per la loro sopravvivenza, così come l’assistenza di un dottore.

Secondo quanto raccolto dall’ong, le condizioni dello Scorpion sarebbero drasticamente peggiorate nel marzo 2015 con l’entrata in carica di Magdy Abd al-Ghaffar.

Da allora, la prigione è stata praticamente isolata dal mondo esterno, causando il conseguente rapido declino delle condizioni e dei diritti dei suoi occupanti.

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Il divieto alle visite dei familiari ha lo scopo di celare le condizioni generali dei detenuti, che di fronte a cibo scarso o immangiabile deperiscono, s’ammalano, muoiono.

“La prigione Scorpion si colloca al termine del percorso repressivo di Stato, che lascia gli avversari politici senza voce né speranza. Il suo scopo sembra esser quello d’un luogo dove gettare chi critica il governo e dimenticarlo”, si legge nel rapporto.

“Questo rapporto rivela le scioccanti e spietate tattiche cui le autorità egiziane ricorrono nel tentativo di terrorizzare e ridurre al silenzio manifestanti e dissidenti, ma anche la collusione tra i servizi di sicurezza e il potere giudiziario, che hanno coperto gli autori delle violazioni dei diritti umani o si sono rifiutati di investigare, diventando così complici dei soprusi”, sostiene Amnesty.

*Nella precedente versione dell’articolo, il primo virgolettato era stato erroneamente attribuito all’attuale ministro dell’Interno egiziano Magdy Abdel el-Ghaffar. Le parole invece sono state rilasciate a una tv locale da una guardia carceraria, solo omonima di el-Ghaffar.