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La campagna elettorale senza fine in Austria

Tra partiti tradizionali allo sbaraglio e crescita dell'estrema destra l'Austria si prepara per andare al voto anticipato il prossimo 15 ottobre

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Appena scampata l’incoronazione come presidente della repubblica di un rappresentante di un partito xenofobo, l’Austria si trova a nuotare in acque scure e ignote, dovendo fare molta attenzione a non annegare.

L’attuale scena politica austriaca si potrebbe riassumere così: c’è una campagna elettorale ininterrotta, con i partiti tradizionali allo sbaraglio, un cancelliere che – avendo molte forze contro di lui – non riesce a portar avanti il programma di governo. Ci sono giochi di potere all’interno dei partiti e fra i ministri, c’è una coalizione di governo che teme di affondare e, inoltre, elezioni anticipate indette per ottobre.

Tutto questo, mentre un giovane ministro degli esteri dopo aver preso il comando del proprio partito, adesso tenterà di conquistare l’incarico di cancelliere. Non dimenticando, però, che l’estrema destra potrebbe sbucare in ogni momento da dietro l’angolo, con l’intenzione di avvicinarsi sempre di più alla guida del paese. 

Ma per comprendere meglio quello che sta accadendo in un paese piccolo e apparentemente immune da qualsiasi gioco di potere politico come l’Austria, è giusto e corretto soffermarsi a descrivere le principali forze politiche del paese.

La trasformazione dei socialdemocratici

Il mese di maggio si è ormai trasformato, per il partito socialdemocratico di centro sinistra austriaco SPÖ, in un periodo di stravolgimenti, o perlomeno di cambiamenti notevoli.

Proprio un anno fa, Werner Faymann – allora cancelliere e capo del partito – si è dimesso dai suoi incarichi, perché non riteneva sufficiente il sostegno da parte del suo stesso partito per poter procedere con il programma di governo. Nei giorni successivi, oltre a dover sopportare una grave crisi interna, il partito socialdemocratico ebbe il dovere e l’obbligo di trovare un adeguato sostituto di Faymann. Compito non facile, dato che il partito stava ormai risentendo da tempo di una mancanza di leader forti e credibili. Eppure, il sostituto fu trovato immediatamente: Christian Kern, ex amministratore delegato dell’impresa statale delle ferrovie federali austriache ÖBB. 

Kern, il quale aveva già avuto un passato nel partito, godeva negli ultimi tempi di una considerata popolarità, dovuta sopratutto al suo ammirabile lavoro compiuto dal 2010 all’ÖBB. L’impresa allora perdeva circa 329 milioni di euro all’anno, mentre grazie al miracoloso “effetto Kern”, nel 2015 produceva 192 milioni di euro di utile. Questo strabiliante risultato non passò di certo inosservato, e sopratutto non sfuggì all’attenzione dei socialdemocratici, i quali valutavano ormai da tempo di chiedere all’imprenditore viennese Kern un ritorno in politica.

Si potrebbe dire però che più che una richiesta cortese, il partito socialdemocratico, che era sull’orlo di una delle più gravi crisi di consensi, si trovò a supplicare in ginocchio, sopratutto dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali dell’aprile 2016. In ogni caso, Kern, in quel mese di maggio caratterizzato da forti cambiamenti della scena politica del paese, accettò l’incarico da cancelliere senza alcuna esitazione pochi giorni dopo le dimissioni di Faymann, e divenne capo del partito nel mese successivo.

I conservatori guidati dal giovane Sebastian Kurz

Dall’altra parte dello spettro politico, si trova il partito conservatore di centrodestra ÖVP, il quale non gode di una situazione favorevole nei confronti dell’SPÖ. I conservatori, anche loro succubi di una sconfitta eclatante alle ultime elezioni presidenziali, hanno visto dare le dimissioni a sorpresa, lo scorso 10 maggio, del proprio vicecancelliere e segretario, Reinhold Mitterlehner.

A prendere in mano la situazione, salvando così l’ÖVP dalla disintegrazione completa, ma al contempo mettendo alla gogna il proprio partito con una lista di richieste stringenti, è stato il giovane ministro degli esteri Sebastian Kurz. Nominato segretario del partito lo scorso 15 maggio, Kurz aveva messo in chiaro di non voler accettare l’incarico se l’ÖVP non avesse adottato le sue richieste di ristrutturazione del partito, le quali prevedevano un sostanziale aumento del potere del segretario e un cambio di rotta decisivo nei confronti del governo di coalizione SPÖ-ÖVP.

Proprio a proposito della grande coalizione, il neo segretario si è detto favorevole alle elezioni anticipate, le quali “libererebbero l’Austria dalla perenne campagna elettorale che ha dovuto sopportare negli ultimi tempi”. Nel segno dell’estrema personalizzazione che subirà il partito sotto la guida di Kurz, va sottolineato di come il nome “ÖVP” verrà sostituito da “Liste Sebastian Kurz – die neue Volkspartei” (Lista Sebastian Kurz – nuovo partito popolare). Questa mossa strategica da parte di Kurz non cade dal nulla, ma è del tutto razionale, dato che non è sua intenzione farsi scappare la grande popolarità della quale gode attualmente all’interno del paese.

Intanto, con una richiesta avanzata dalle forze di minoranza del parlamento, e l’immediato appoggio da parte di Kurz, seguito poi da quello di Kern, è ormai inevitabile che si andrà a elezioni anticipate, le quali si terranno il prossimo 15 ottobre.

La crescita dei consensi verso l’estrema destra

Il partito di estrema destra FPÖ, guidato da Heinz-Christian Strache, è l’unico partito dalle ultime politiche del 2013 ad aumentare i propri consensi elettorali in tutti i Länder. Quest’ultimo, non solo potrebbe vedere aumentare in modo esponenziale i propri consensi, ma potrebbe anche venir preso in considerazione per una coalizione insieme ai conservatori o ai socialdemocratici, i quali sembrerebbero preferire un accordo con gli ultra nazionalisti.

Questo avrebbe come conseguenza lo spostamento dell’asse politico tutto a destra. Comunque vada, al momento un’altra Große Koalition fra i partiti tradizionali è da escludere, data la paralisi governativa che ha portato il paese a questa situazione. Ma questo, si vedrà a ottobre. 

Nel frattempo è auspicabile che gli interessi dei partiti politici non sovrastino il bene comune del paese, che rappresenta l’idea più alta e nobile di un sistema politico democratico.