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Cosa è successo in Egitto il giorno della domenica delle Palme

Un riassunto semplice e chiaro di quello che è successo il 9 aprile in Egitto

Immagine di copertina

Due esplosioni avvenute a distanza di una manciata di ore l’una dall’altra hanno insanguinato la domenica delle Palme in Egitto, che quest’anno secondo il calendario liturgico cristiano è caduta il 9 aprile. 

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La prima esplosione ha avuto luogo all’interno della chiesa copta di San Giorgio, situata nella città di Tanta, a nord del Cairo. La seconda, invece, ha colpito nei pressi della cattedrale copta di San Marco, ad Alessandria d’Egitto. 

Il duplice attacco è stato rivendicato immediatamente dall’Isis, secondo quanto riferito dall’organo non ufficiale del sedicente Stato islamico, Amaq.

Al momento si contano complessivamente 36 morti e quasi un centinaio di feriti. Gli attentati sono avvenuti in un giorno significativo per la comunità cristiana in Egitto, che rappresenta una minoranza, e hanno provocato una vera e propria carneficina. 

Il primo attacco a nord del Cairo

La prima esplosione si è verificata intorno alle 9.30 del mattino, mentre si stava celebrando la messa all’interno della chiesa che si trova nella città di Tanta, sul Delta del Nilo, a circa 80 chilometri a nord del Cairo. Secondo il vice ministro della Salute, le vittime del primo attacco sono per il momento 25, ma non ha escluso che il bilancio possa aggravarsi. 

Poche ore dopo, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’esterno della principale chiesa copta di Alessandria d’Egitto, la cattedrale di San Marco, uccidendo almeno 11 persone, tra cui figurano anche tre agenti di polizia, e ferendone almeno 21. A riferirlo sempre fonti del ministero della Salute egiziano. 

Le esplosioni sono avvenute dopo una serie di attacchi messi a segno in precedenza dai miliziani del sedicente Stato islamico contro la minoranza cristiana presente in Egitto. In una dichiarazione condivisa da simpatizzanti dell’Isis e attribuita a questi ultimi, si legge che i responsabili dell’attacco sono elementi di un distaccamento di sicurezza dello Stato islamico. 

Il duplice attacco è avvenuto a poche settimane di distanza dalla visita ufficiale di Papa Francesco, prevista per il 28 e il 29 aprile prossimi, e a una settimana dalle festività pasquali. Il pontefice stesso si è detto profondamente colpito per quanto successo domenica in Egitto e ha condannato il duplice attentato durante la messa a Piazza San Pietro. 

Papa Francesco aveva dichiarato qualche giorno prima del duplice attacco che la visita ufficiale in Egitto doveva essere vista come un’opportunità per migliorare le relazioni fra cristiani e musulmani. In agenda, oltre all’incontro con al-Sisi, è previsto anche un incontro con il capo della chiesa copta ortodossa e il grande imam di Al Azhar, una moschea millenaria.

Si è unito alle parole di cordoglio espresse dal pontefice anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha postato su Twitter il suo pensiero.

Il secondo attacco ad Alessandria

Il secondo attacco è avvenuto mentre i fedeli stavano lasciando la cattedrale di San Marco, ad Alessandria d’Egitto, dopo aver partecipato alla messa della domenica delle Palme. A celebrare la messa è stato il papa copto, Tawadros II, che aveva appena lasciato la cattedrale quando ha avuto luogo l’esplosione. 

Le prime immagini relative all’esplosione avvenuta all’interno della Chiesa di San Giorgio circolate sui social media hanno mostrato scene di sangue e devastazione. I primi rapporti diffusi dalla polizia egiziana hanno rivelato che l’esplosione è avvenuta nei pressi dei banchi vicino alla parte anteriore della chiesa, e che tra le vittime molti erano bambini. 

Un funzionario della sicurezza ha dichiarato all’agenzia di stampa statale che l’esplosione era stata causata da un ordigno collocato all’interno del luogo di culto. Dopo il primo attacco, il presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sisi si è recato negli ospedali militari della zona per far visita ai feriti, secondo quanto riferito dall’edizione araba di Sky News

Testimoni oculari hanno raccontato che una folla inferocita assiepata all’esterno della chiesa di San Giorgio a Tanta ha aggredito un giovane accusato di essere coinvolto nell’attacco. Dopo la prima esplosione, il governatore della provincia, Ahmad Deif, ha dichiarato al canale statale Nile News che “le ipotesi erano due: o una bomba è stata piazzata all’interno, o qualcuno si è fatto esplodere”.

I cristiani presenti in Egitto, per lo più copti ortodossi, rappresentano circa il 10 per cento della popolazione a maggioranza sunnita. Non si tratta dei primi attacchi contro la minoranza copta per mano dell’Isis. Nel mese di dicembre del 2016, il sedicente Stato islamico aveva rivendicato un attacco suicida in una cappella situata nel parco in cui si trova la Cattedrale di San Marco, la principale chiesa copta del Cairo. 

In quel frangente morirono 28 persone. 

Nel mese di febbraio 2017, centinaia di cristiani sono fuggiti verso le zone settentrionali del Sinai, dove l’esercito egiziano sta combattendo un gruppo locale affiliato al sedicente Stato islamico, in seguito a una campagna intimidatoria e violenta contro di loro. 

Facendo un passo indietro, nel 2011 un attentato suicida messo a punto fuori da una chiesa cristiana copta situata nella città portuale di Alessandria, uccise almeno 21 persone in uno degli attacchi più cruenti contro la minoranza cristiana in Egitto. 

L’ultimo attentato in ordine di tempo risale all’inizio del mese di aprile: un’esplosione nei pressi di un centro di addestramento della polizia nella città del Delta del Nilo ha provocato il ferimento di 13 ufficiali. 

Chi sono i copti?

Quella dei copti è una delle più antiche chiese cristiane del mondo. In Egitto, i cristiani rappresentano circa il 10 per cento della popolazione. I copti sono discendenti diretti degli antichi Egizi dei tempi dei faraoni, per questo vengono anche definiti “i figli moderni dei faraoni”.

La parola copto significa in realtà semplicemente egiziano e deriva dal greco Aigyptos, che a sua volta derivava dall’antico vocabolo egizio Hak—ka—ptah (la dimora dello spirito del dio Ptah), uno dei nomi della prima capitale dell’antico Egitto, Menfi.

Dall’epoca della conquista araba (641 d.C.), i musulmani hanno usato la parola guipte (copto) per designare gli egiziani, che a quell’epoca erano tutti cristiani. A poco a poco si è verificata un’identificazione del termine “copti” con l’essere “cristiani”.

Il vocabolo “copto” sottintende anche la lingua, l’arte e la civiltà dell’Egitto tra la fine dell’epoca tolemaica e l’arabizzazione del Paese, cioè dal 30 a.C. circa fino al Medioevo. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, le relazioni tra i copti e i musulmani si sono fatte più tese, anche se durante il regime di Mubarak la costituzione garantiva la libertà religiosa ai copti e il Natale copto (che cade il 7 gennaio) era considerato una festa ufficiale. Dopo la caduta di Mubarak gli scontri sono aumentati.

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