Me

Che cosa vuol dire veramente OK?

Il 23 marzo del 1839, sul Boston Morning Post, comparve per la prima volta sulla carta stampata quest’inconsueto termine, destinato a diventare universale

Immagine di copertina

È una parola che usiamo tutti i giorni – a voce, per
iscritto o addirittura con i gesti delle mani -, ma pochi ne conoscono l’origine,
che in effetti è piuttosto incerta anche per gli storici e i linguisti.

— Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

La parola in questione è “Ok”, anche nota come “O.k.” e “Okay”,
e in italiano sostituisce spesso, a causa della sua brevità, altre espressioni autoctone
come “Va bene”, “Ottimo” o “D’accordo”. La sua diffusione in Italia viene fatta
risalire alla Seconda guerra mondiale, quando lo sbarco delle truppe
statunitensi fece sì che, oltre alle gomme da masticare e alle sigarette, i
soldati portarono con sé anche alcuni termini che gli italiani impararono in
fretta a conoscere e a usare.

Per quanto riguarda invece l’uso nelle terre anglosassoni, l’etimologia
della parola non è chiara, ma si può almeno indicare con certezza quando fu la
prima volta che il termine comparve su un documento.

Come scrive Allan Metcalf,
che a questa brevissima parola ha dedicato un intero libro: OK:
The Improbable Story of America’s Greatest Word
(“OK: La storia
improbabile della più grande parola americana”), la sua prima apparizione
stampata è datata 23 marzo 1839, quando a pagina 2 del quotidiano Boston Morning Post, comparve quest’inconsueto
termine.

In particolare, le due lettere comparvero in un breve
articolo che in modo giocoso derideva un giornale rivale, il
Providence Journal, per una notizia
fasulla che questo aveva a quanto pare pubblicato. Visto il tono scherzoso e
canzonatorio dell’articolo, a un certo punto si diceva, di sfuggita, “
o.k. – all correct”, ovvero “o.k. – tutto corretto”. In quegli anni
era infatti una pratica piuttosto diffusa tra i giovani, soprattutto nei
circoli letterari, quella di abbreviare parole in modo scorretto, per parlare
un proprio gergo personale . Così nascevano “K.Y.”, abbreviazione di
“Know Yuse”, che in realtà suona come
no use (“non serve a niente”), oppure “O.W.”, abbreviazione
di “Oll Wright”, uguale nella pronuncia a
all
right
(“tutto bene”).

Allo stesso modo, O.K.
stava per oll korrect, versione
sgrammaticata di all correct, “tutto
corretto”, come appunto l’articolo del Boston Morning Post spiegava.

Come poi la parola abbia avuto il successo straordinario che
ha avuto è uno dei misteri della linguistica, ma da quel giorno del 1839, quel
gergo locale dei giovani statunitensi è diventando uno dei termini più
universali che esistano, usato e conosciuto in tutto il mondo e difficile da
sostituire.

— Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata