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Sono stato condannato per aver aiutato i migranti a scappare illegalmente da guerra e povertà

La vita di Cédric Herrou è cambiata dopo che lui ha iniziato ad aprire le porte ai migranti nella sua proprietà vicino Ventimiglia. La video-intervista di TPI

Immagine di copertina

“Sono stato incolpato, ho avuto dei problemi, la polizia è venuta tre volte a casa mia e io faccio semplicemente quello che ha detto il Papa, ossia ospitare i migranti in famiglia. Perché allora io vengo processato e non si accusa il Papa?”

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La provocazione arriva da Cédric Herrou, per alcuni un eroe, un moderno Schindler, per altri un dissidente irrispettoso delle leggi. Comunque la si pensi, l’agricoltore francese è diventato il simbolo dell’aiuto ai migranti, di un’intera valle che ha iniziato a toccare con mano la disperazione di chi fugge ed ha iniziato a conviverci, suo malgrado.

Cédric vive tra gli ulivi a Breil-sur-Roya, comune francese di poco più di 2.200 abitanti a meno di 30 chilometri da Ventimiglia. Nella soleggiata val Roya arriva la brezza del mare ma si gode ancora il fresco delle Alpi: questa è una terra di confine attraversata dalla tortuosa strada che collega Limone Piemonte alla Costa Azzurra, passando per il tunnel internazionale di Tenda che segna il confine tra Francia e Italia.

Dopo la chiusura delle frontiere e l’emergenza crescente a Ventimiglia, Herrou ha dotato il suo ripido appezzamento di terreno, vicino alla casa appena fuori dal centro abitato di Breil, di qualche tenda e di due roulotte dove ospita i migranti in transito verso il Nord. Ci sono tavoli, sedie, un braciere per il fuoco, lampadine e anche una lavanderia. E poi le sue galline, le oche, cani e gatti, che convivono insieme. Le sue porte sono aperte, la sua proprietà non ha confini tangibili, non ha quei muri che lui tanto odia. Per arrivare è sufficiente camminare per pochi minuti dopo aver lasciato la strada principale.

Ormai è abituato alle interviste, ne conta almeno 50 nell’ultimo periodo, con giornalisti da tutto il mondo, compresi media giapponesi e brasiliani, “non molti dall’Italia”, dice lui. Nominato cittadino della Costa Azzurra dell’anno, raccoglie ogni giorno messaggi di affetto e di incoraggiamento ma anche insulti e minacce, di ogni tipo.

Nulla però sembra fermarlo perché per lui ospitare migranti, soprattutto minorenni, dando consigli legali, un luogo dove sostare prima di riprendere il viaggio, salvandoli dalla morte sui binari o in autostrada nel tentativo di proseguire il cammino, è semplicemente ciò che bisogna fare. Non c’è scelta.

Per tutto questo è stato processato, rischiando anche il carcere. Il 10 febbraio 2017 il tribunale di Nizza l’ha condannato a pagare una multa di 3mila euro con la condizionale per aver aiutato alcuni profughi ad attraversare il confine tra l’Italia e la Francia senza accertarsi del loro status irregolare. È stato invece assolto dalle altre accuse, ossia quella di aver occupato una struttura dismessa delle ferrovie francesi per ospitare i migranti e di aver favorito il movimento e la residenza di migranti irregolari in Francia.

“La mia vita è cambiata, ma non l’ho voluto io, è la situazione che ha portato così. Non posso rimanere indifferente, recintare la mia proprietà e lasciare che le persone rimangano al freddo”, spiega. “Non è questa l’Europa sociale che dovrebbe essere. Da un lato proprio l’Europa lascia sola l’Italia, dall’altra la Francia respinge indietro i migranti in modo illegale. Questo denuncio, l’Italia deve svegliarsi”.

“Se la Francia e l’Europa bloccano Schengen si assumeranno le loro responsabilità”, continua. “I migranti non sono dei pacchi”.

Ogni giorno i migranti, soprattutto sudanesi ed eritrei, tentano questa rotta per aggirare la frontiera a Menton e cercare di proseguire verso l’Inghilterra o semplicemente il nord della Francia, come ci racconta un ragazzo eritreo di 16 anni. I suoi genitori sono rimasti in Africa, lui qui è solo, tenta di raggiungere una grande città: “Parigi”, suggerisce il suo compagno di viaggio.

“Le frontiere sono state chiuse con la scusa del terrorismo, ma questi sono migranti, gente disperata” conclude Cédric. “Chi trasporta migranti in modo irregolare può garantire un viaggio da Ventimiglia ad Antibes con appena 250-300 euro. Siamo sicuri che i terroristi non possano ‘investire’ questi soldi?”.

Come lui la pensano anche altri abitanti della valle ed è così che si è formata l’associazione Roya Citoyenne. Poi c’è chi, semplicemente, cerca di dare una mano. È il caso dell’italoamericana Elisabetta, che viva poco fuori da Saorge insieme al marito, di origini inglesi.

In questo grazioso paesino abbarbicato nella valle hanno ospitato due ragazzi eritrei dandogli anche un sostegno legale. “Sono arrivati molti ragazzi eritrei in valle appena prima del Capodanno, l’emergenza era evidente”, racconta, “non abbiamo esitato ad accoglierne due, dopo venti giorni sono partiti ed ora sono arrivati in Germania dove dovrebbero ottenere l’asilo. All’inizio avevamo qualche preoccupazione rispetto alla legalità dell’azione ma ci è sembrata una cosa semplicissima: avevano bisogno di aiuto. La loro difficile avventura durava da due anni, era più importante che loro fossero al sicuro. Tutto ciò metteva in secondo piano eventuali nostri problemi”.

Qui sotto la video-intervista di Ilaria Blangetti a Cédric Herrou. Riprese e montaggio video di Francesco Doglio.

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