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La donna che ha salvato 10mila ragazze dalle mutilazioni genitali in Kenya
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La donna che ha salvato 10mila ragazze dalle mutilazioni genitali in Kenya

Nice è una donna Masai e all'età di 9 anni riuscì a scampare alla pratica disumana. Da allora ha condotto una battaglia a sostegno delle vittime

05 Feb. 2018

All’età di nove anni, Nice Nailantei Leng’ete rimase orfana di entrambi i genitori. Venne affidata a una zia che poi l’adottò.

Nice aveva raggiunto l’età in cui la maggior parte delle bambine che vivono nel suo villaggio venivano sottoposte alla mutilazione dei genitali femminili, concepita come un rituale necessario che segna il passaggio all’età adulta. In realtà si tratta di una pratica disumana, che causa conseguenze devastanti in età adulta.

Cresciuta in un centro rurale ai piedi del monte Kilimanjaro, in Kenya, per lei e le altre bambine della sua età era quasi impossibile sottrarsi a una pratica del genere.

Eppure Nice riuscì a fuggire via, lontana da casa e dal pericolo di essere incisa, così come capitò alle sue sorelle e alle sue amiche coetanee.

Oggi Nice ha 25 anni ed è conosciuta a livello internazionale per la sua battaglia contro le mutilazioni genitali femminili, per il suo impegno a sostegno delle giovani donne affinché non siano più vittime di queste pratiche disumane e per una promozione di un’adeguata istruzione.

La sua battaglia è iniziata nel 2008, quando venne scelta dai capi del suo villaggio come educatrice dell’intera comunità alla quale apparteneva e da cui era scappata via anni addietro. Il suo compito era quello di insegnare alle bambine i rischi e le conseguenze causate dalla mutilazione genitale femminile, dai matrimoni precoci, fornendo loro un’adeguata conoscenza e formazione sul tema.

Dal 2009 a oggi, Nice ha contribuito a salvare oltre diecimila bambine da questa pratica disumana grazie all’introduzione in seno alla sua comunità di appartenenza (quella Masai), di riti alternativi caratterizzati da attività di sensibilizzazione e formazione capace di coinvolgere tutti gli attori principali: gli anziani, le madri, le stesse ragazze e i giovani guerrieri Moran.

I nuovi rituali combinano la tradizionale cerimonia con l’educazione alla salute sessuale e la promozione dell’istruzione per le ragazze e le loro famiglie. Le feste di iniziazione durano tre giorni. Le bambine non vengono più sottoposte all’incisione, ma il passaggio all’età adulta viene benedetto sui libri.

Nella sua intensa esperienza come attivista, Nice ha avuto modo di incontrare personaggi del calibro di Bill Clinton e Barack Obama, che hanno supportato la sua causa, e lo scorso agosto ha potuto concorrere per una borsa di studio indirizzata a giovani leader africani.

Paladina dei diritti delle donne, Nice sogna ora un ruolo di primo piano in vista delle prossime elezioni del 2022 in Kenya. Nel frattempo, la giovane donna Masai ha conseguito una laurea in Management sanitario ed è diventata assistente dei progetti di Amref in Kenya.

– Le mutilazioni genitali femminili nel mondo

Nel 2015, secondo un recente rapporto dell’Unicef, almeno 200 milioni di ragazze e bambine (70 milioni di casi in più di quelli stimati nel 2014) hanno subito mutilazioni genitali femminili. Tra le vittime, 44 milioni non hanno più di 14 anni e all’incirca 3 milioni di giovani donne sono a rischio ogni anno.

Solo in Kenya, dove opera Nice in veste di ambasciatrice Amref, sono 100mila le bambine che subiscono mutilazioni genitali ogni anno.

La mutilazione genitale femminile si riferisce a quell’insieme di procedure che interessano la parziale o totale rimozioni degli organi sessuali femminili esterni. Una pratica piuttosto diffusa – secondo l’Organizzazione mondiale femminile – in trenta nazioni concentrate soprattutto in Africa, Medio Oriente e Asia.

I paesi dove è stata registrata la più alta incidenza di circoncisioni tra le ragazze e le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni, sono la Somalia (98 per centro), la Guinea (97 per cento) e Gibuti (93 per cento).

La maggior parte delle mutilazioni genitali eseguite in Africa (circa l’85 per cento) sono costituite dalla clitoridectomia e dall’escissione. La prima consiste nella rimozione parziale o totale del clitoride e, in casi molto rari, nell’asportazione del solo cappuccio del clitoride. L’escissione, invece, è una pratica che prevede l’asportazione delle piccole labbra.

La mutilazione genitale comporta delle complicazioni acute e croniche: le prime includono il dolore, il sanguinamento, le infezioni e a volte la morte, mentre quelle croniche si manifestano quando la ferita si rimargina, con serie conseguenze in caso di maternità.

Inoltre, le donne che hanno subito “le incisioni” non possono avere relazioni sessuali normali e il dolore durante il rapporto è una costante.

A livello normativo, la legge proibisce questa pratica disumana in tutto il mondo, inclusa l’Africa, ma in alcuni villaggi essa rientra ancora nell’ambito dei riti di passaggio dall’infanzia all’età adulta, soprattutto nelle comunità nomadi dove rappresenta una parte integrante dell’identità comunitaria stessa.

Il 20 dicembre 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili: negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi in questa direzione, e attualmente 24 paesi su 29 di quelli in cui si concentrava maggiormente l’impiego di questa pratica hanno promulgato una normativa contro quest’ultima.

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