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Il governatore della capitale dell’Indonesia è indagato per blasfemia

Basuki Tjahaja Purnama, un protestante di etnia cinese, è stato accusato da gruppi musulmani di aver criticato il Corano

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La polizia indonesiana ha reso noto mercoledì di aver avviato un’indagine per blasfemia dopo che alcuni gruppo musulmani hanno denunciato il governatore di Giacarta, un cristiano protestante di etnia cinese.

La decisione di indagare Basuki Tjahaja Purnama risveglia preoccupazioni circa le tensioni di stampo etnico e religioso nel paese musulmano più popoloso del mondo.

Tuttavia, la scelta opposta, ovvero quella di non procedere, avrebbe rischiato di innescare risentimenti da parte delle fila più intransigenti dei musulmani e non solo contro Purnama, ma anche contro il presidente Joko Widodo che è uno dei principali sostenitori del governatore.

Oltre 100mila persone hanno manifestato contro Purnama nel corso di novembre, chiedendone le dimissioni e invitando gli elettori a non riconfermarlo il prossimo febbraio.

L’oggetto del contendere è un discorso di settembre durante il quale Purnama aveva detto che i suoi oppositori avevano irretito gli elettori usando un verso del Corano per attaccarlo.

Qualcuno aveva poi diffuso sul web un video modificato e sottotitolato in modo tale da far sembrare che il governatore avesse criticato il Corano stesso e non i suoi rivali politici.

Purnama ha respinto le accuse di blasfemia e si è scusato per i commenti, ma ha anche aggiunto che questo caso è un segnale della direzione che sta prendendo il paese.

Di contro, i gruppi musulmani moderati sostengono che gli attacchi contro una qualsiasi religione indicano intolleranza e negazione del pluralismo tipico dell’Indonesia.

Ari Dono Sukmanto, a capo del dipartimento per le indagini penali della polizia nazionale, ha riferito ai giornalisti che “l’opinione prevalente è che si debba esaminare il caso in tribunale”.

Il governatore di Giacarta, intanto, non può lasciare il paese e rischia fino a cinque anni di carcere se ritenuto colpevole. Alcuni analisti ritengono però che la decisione di dare seguito al caso sia un precedente pericoloso per le minoranze poiché il processo legale potrebbe essere influenzato dalla pressione dell’opinione pubblica.

L’Indonesia, un paese da 250 milioni di abitanti (dati 2013 della Banca mondiale) riconosce sei religioni e ospita diverse minoranze che aderiscono a culti tradizionali.