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Sono tutti morti i 33 operai rimasti intrappolati in una miniera in Cina

Da primi risultati delle indagini emergono gravi violazioni delle norme di sicurezza, che sono all'origine della tragedia

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Sono stati ritrovati tutti senza vita i 33 minatori rimasti intrappolati in una miniera di carbone a Chongqing, municipalità autonoma della Cina centro-meridionale, a causa dell’esplosione di gas avvenuta lunedì 31 ottobre.

La notizia è stata confermata dall’agenzia statale Xinhua. In precedenza, era stato riportato che 15 minatori erano morti durante l’esplosione, mentre 18 risultavano ancora dispersi. Due minatori erano invece riusciti a mettersi in salvo lunedì. Le operazioni di soccorso sono ora concluse e tutti i corpi delle vittime sono stati riportati in superficie.  

L’episodio risale a due giorni fa quando in uno dei pozzi della Jinshangou Coal Mine, dove stavano lavorando 35 minatori, si è verificata una forte esplosione legata con ogni probabilità all’accumulo di gas rilasciato dalle vene di carbone non trasportato via dai sistemi di ventilazione.  

Dai primi risultati dell’indagine disposta dalla State Administration of Work Safety è risultato che i minatori lavoravano in condizioni di sfruttamento e i sistemi di aereazione erano insufficienti e malfunzionanti.

La municipalità di Chongqing ha ordinato ispezioni a tappeto sul rispetto delle misure di sicurezza bloccando la produzione nella regione. La Jinshangou Coal Mine ha una licenza per la produzione annua di 60.000 tonnellate di carbone. 

Il presidente cinese Xi Jinping ha sollecitato maggiori sforzi per migliorare i meccanismi di sicurezza per prevenire gli incidenti. In un incontro con organizzazioni e operatori attivi nel settore, Xi, nel resoconto dell’agenzia Xinhua, ha invitato le autorità a tutti i livelli a tener conto che “lo sviluppo non deve maturare a danno della sicurezza”.