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Quella strana alleanza tra Assange, Putin e Trump

Con la diffusione delle email riconducibili a Hillary Clinton, sottratte da hacker apparentemente incaricati dal Cremlino, WikiLeaks sta aiutando la campagna di Trump

Quando WikiLeaks cominciò la sua attività ormai dieci anni fa, fu accolto con grande favore dai sostenitori della trasparenza. La diffusione di documenti secretati non poteva che rafforzare la democrazia, la giustizia e l’etica. Julian Assange, il suo fondatore, divenne un eroe per molti.

Ma quando WikiLeaks ha cominciato a pubblicare email riconducibili alla candidata democratica alle presidenziali americane Hillary Clinton e dannose per la sua campagna elettorale, gli esponenti liberal della sinistra americana hanno raffreddato il loro entusiasmo.

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DA QUI FINO A SOTTO MI PERDO 

… ricordare che il dipartimento della Sicurezza interna ha stabilito che l’attacco informatico che ha portato alla diffusione delle email è stato perpetrato dal governo russo – anche se il Cremlino nega tali accuse.

Il presidente russo Vladimir Putin ha una netta preferenza per il candidato repubblicano Donald Trump. Questo è difficile da negare. Ma probabilmente non sorprende, perché i due sembrano avere molto in comune e Mosca attualmente ha rapporti tutt’altro che idilliaci con l’amministrazione democratica della Casa Bianca.

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A sorprendere, piuttosto, è il ruolo che ha assunto WikiLeaks in questa vicenda. Se a sottrarre le email sono stati gli hacker russi la loro diffusione e il conseguente danno di immagine si deve alla piattaforma online fondata da Julian Assange.

WikiLeaks in buona sostanza fa gioco a Trump e probabilmente nessuno si sarebbe aspettato che i fautori della trasparenza, gli eroi della democrazia, finissero col sostenere la campagna di un candidato controverso come il magnate newyorchese, la cui retorica non ha nulla di etico.

Si potrebbe anche rimanere perplessi dal tempismo dell’ultima fuga di email, avvenuta venerdì 7 ottobre, proprio mentre si raccoglieva sulla testa di Trump una tempesta mediatica per via della diffusione di un video risalente al 2005 nel quale il candidato repubblicano si vantava del suo approccio non certo da gentiluomo con le donne.

Una strana convergenza di interessi quella che lega Mosca, Trump e WikiLeaks. Ma Assange, chiamato a esprimersi sulla corsa alla Casa Bianca, ha dichiarato che non saprebbe cosa scegliere tra il colera e la gonorrea.

E a respingere le allusioni al presunto favoritismo verso il candidato repubblicano interviene anche Sarah Harrison, uno dei redattori del sito, la quale ha dichiarato a Bloomberg che la questione è molto semplice: se avessero ricevuto materiale su Trump lo avrebbero pubblicato come hanno pubblicato il materiale su Clinton, ma così non è stato, non è una questione di partigianeria.

Tuttavia, che Assange non abbia particolare simpatia per Clinton lo fa supporre, oltre all’esternazione chiarificatrice citata prima, anche il fatto che all’epoca della diffusione dei cablogrammi diplomatici segreti era proprio lei il segretario di Stato in carica e in quel ruolo incarnò quel tipo di politica estera americana manipolatrice e aggressiva che i critici dell’imperialismo americano come l’australiano Assange detestano e vogliono a loro modo combattere. 

A sostenere questo punto di vista è, tra gli altri, Alina Polyakova, un’analista del Consiglio atlantico di Washington. “Penso che il governo russo stia usando WikiLeaks: a me il collegamento appare piuttosto chiaro. La campagna di Trump ha legami con WikiLeaks? Questo è difficile da stabilire, ma sarei sorpresa se non ci fosse alcun tipo di coordinamento tra loro”, ha detto Polyakova al quotidiano britannico The Guardian.

Naturalmente, altre voci si levano a difendere la neutralità di WikiLeaks e la buona fede di Assange, ma resta il fatto che il sito e il suo fondatore (che già ha subito un grave danno di immagine con le accuse di stupro formalizzate da due donne in Svezia, per sfuggire alle quali si rifugia da quattro anni nell’ambasciata ecuadoriana di Londra) hanno perso molto del loro appeal.

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