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La protesta delle donne polacche contro la legge sul divieto quasi totale all’aborto

La proposta di legge è stata approvata a larga maggioranza dalla camera bassa polacca. Essa vieta tutti i casi di ricorso alla pratica, tranne per le gravidanze a rischio

Immagine di copertina

Il colore scelto dalle donne polacche come simbolo della protesta contro il nuovo disegno di legge sull’aborto è stato il nero, come segno di lutto e mortificazione del corpo femminile.

Oltre mille persone sono scese abbigliate così per le strade e le piazze di Cracovia – giovedì 22 settembre – per esprimere il loro profondo dissenso verso un divieto quasi totale ad abortire, che recide ogni libertà di scelta. 

E lo hanno fatto davanti al Parlamento polacco, dove era in corso una discussione la nuova proposta avanzata dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PIS) – d’ispirazione conservatrice ed euroscettica – che prevede l’introduzione di un divieto quasi assoluto per le donne di ricorrere all’aborto. 

L’hashtag #czarnyprotest (BlackProtest) lanciato su Twitter è diventato subito un trend in Polonia. Migliaia di persone, non solo donne, hanno condiviso e pubblicato le immagini di loro stesse con indosso un abito nero, per protestare contro una legge che criminalizza quasi tutti i tipi di aborto e inasprisce la già severa legge anti-aborto del paese. 

La protesta del movimento “Black Protest” ha richiamato un’ampia gamma di gruppi anti-politici o di opposizione polacchi, come il giovane partito radicale di sinistra Razem (Insieme). 

A supportare le donne in nero sono accorse anche numerose organizzazioni femministe, già attive in precedenza quando il disegno di legge era stato depositato sul tavolo del confronto all’inizio di quest’anno. 

La norma anti-aborto già esistente nel paese impone delle forti limitazioni alle donne che intendono ricorrere a questa pratica, ma sulla base di un sondaggio nazionale riportato da un quotidiano locale, il 74 per cento dei polacchi si erano dichiarati concordi e nel paese in un solo anno sono stati registrati circa 2mila aborti legali. 

Potevano ricorrere all’aborto solo le donne con gravidanze definite pericolose sia per loro sia per il feto, donne rimaste incinte dopo uno stupro, un incesto o se il feto era gravemente malformato. 

Ma la nuova proposta di legge si preannuncia ancora più rigida.

In che cosa consiste la nuova norma?

La proposta avanzata dal partito di maggioranza Pis che gode dell’appoggio della chiesa cattolica, prevede l’eliminazione di tutte queste eccezioni fatta salva solo le gravidanze a rischio che potrebbero compromettere la salute della donna. 

Per tutti gli altri casi, una donna che ricorre a questa pratica potrebbe incappare perfino in pene detentive. 

Inoltre, la norma renderebbe illegale anche il ricorso a pratiche di fecondazione artificiale come il congelamento degli embrioni o la fecondazione in vitro, una pratica ritenuta controversa in un paese a maggioranza cattolica. 

“Questa legge se approvata, limiterebbe il diritto di libertà per una donna a ricorrere a questa pratica. Non solo. Per loro sarebbe un vero inferno”, ha commentato così un’attivista.

Gli oppositori alla nuova proposta di legge ipotizzano i diversi scenari, nel caso questa passasse: essa obbligherebbe le donne violentate a dare alla luce i bambini.

Inoltre una donna che dovesse ricorrere all’aborto verrebbe considerata alla stregua di una criminale e potrebbero sorgere sospetti verso quelle donne che hanno avuto un aborto spontaneo, instillando nelle autorità il dubbio che in realtà fosse intenzionale. 

L’unica eccezione consentita dal disegno di legge è il caso in cui la vita della madre sia in pericolo, ma anche in questo caso la responsabilità ricadrebbe sui medici che dovranno decidere quando una gravidanza è a rischio o meno, e nel caso questa decisione si rivelasse errata rischierebbero il carcere. 

(Qui un manifesto di protesta satirico che recita così: “il mio corpo, la mia decisione” e ritrae l’apparato femminile che mostra il dito medio)

Il disegno di legge votato in prima battuta dalla camera bassa polacca il 23 settembre ora dovrà affrontare altri due passaggi parlamentari, prima di essere approvata in maniera definitiva. 

E da giovedì, il movimento “Black Protest” ha acquisito maggiore slancio con una partecipazione massiccia sulla rete. La reazione alla nuova e controversa legge ha oltrepassato i confini virtuali della Polonia, conquistando gli utenti anche in Europa e negli Stati Uniti.

A conquistare largo consenso una vignetta realizzata dall’illustratrice polacca Kasia Babis, che ha pubblicato un manifesto in inglese al fine di sensibilizzare sui rischi sempre più reali che una norma simile potrebbe generare, se approvata in via definitiva.