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L’Italia e altre nazioni evacuano i propri cittadini presenti in Sud Sudan

Le ambasciate sono preoccupate per i violenti scontri scoppiati nel paese africano fra le truppe del presidente e del vicepresidente

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Numerose nazioni stanno evacuando i loro cittadini presenti in Sud Sudan a causa degli scontri scoppiati da alcuni giorni nel paese tra le truppe fedeli al presidente Salva Kiir e quelle del vicepresidente Riek Machar, in cui sono morte centinaia di persone.

L’Italia, la Germania, il Regno Unito, il Giappone, l’India e l’Uganda hanno iniziato a rimpatriare i loro cittadini. Nella mattina di mercoledì 13 luglio un aereo dell’aeronautica italiana è decollato da Juba, la capitale del Sud Sudan con a bordo trenta cittadini italiani che hanno chiesto alla Farnesina di abbandonare il paese. I connazionali saranno ospitati nella base militare italiana di Gibuti per poi riprendere le rispettive destinazioni. 

A Juba, il cessate il fuoco annunciato martedì 12 luglio da entrambi le parti sta tenendo. Il vicepresidente Riek Machar ha lasciato la capitale insieme alle sue truppe “per evitare nuovi scontri”.

Il Sud Sudan, la nazione più giovane del mondo, è diventato indipendente dal Sudan nel 2011, ma la sua breve storia è stata segnata da altri 2 anni di guerra civile tra il 2013 e il 2015, fino alla firma dell’accordo di pace nell’agosto 2015. 

Gli scontri tra fazioni rivali degli ultimi giorni stanno mettendo a serio repentaglio la pace raggiunta con tanta fatica nei mesi scorsi. Entrambi i leader hanno invitato alla tregua le proprie truppe, ma i combattimenti non accennano a interrompersi.

Le violenze in pochi giorni hanno causato 36mila sfollati, in gran parte donne e bambini che hanno dovuto lasciare le loro case. Centinaia di loro hanno cercato rifugio nelle missioni delle Nazioni Unite, tra cui le basi Jebel e Tomping nei pressi di Juba.

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