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La ragazza pakistana uccisa dalla madre che non approvava il suo matrimonio

Zenaat Rafique aveva 18 anni e una settimana prima di essere uccisa aveva sposato un uomo contro la volontà della famiglia

Immagine di copertina

Hassan Khan non riesce a trattenere le lacrime mentre mostra la foto di Zenaat Rafique sul display del suo cellulare. E non si da pace. Forse avrebbe potuto salvare la sua giovane moglie dalle costanti minacce della famiglia, o probabilmente no.

Zenaat non c’è più, è stata uccisa dalla madre e dal fratello, interessati più a salvare l’onore familiare che a tutelare la vita di una figlia appena diciottenne. 

Hassan e Zenaat si erano sposati il 29 maggio scorso in Pakistan. La famiglia di lei non approvava questa unione, nonostante i due si fossero conosciuti tra i banchi di scuola. Lui era di etnia pashtun mentre Zenaat apparteneva all’etnia dei punjabi. E per questa differenza etnica, la giovane aveva attirato su di sé la disapprovazione di tutti i suoi parenti. 

Non erano servite a nulla le proposte di matrimonio del giovane sposo, così come non era servito a nulla decidere di fuggire lontano il mese scorso. “Dopo appena quattro giorni di matrimonio, la sua famiglia ci contattò promettendo di volerci regalare nelle settimane successive una festa di nozze adeguata, che avrebbe sancito ufficialmente la nostra unione e ci avrebbe dato così la possibilità di vivere insieme”, ha raccontato Hassan.

Ma il timore che fosse una trappola era sorto in entrambi. “Zenaat non voleva tornare a casa, mi aveva confessato di temere per la sua incolumità. Ma quando suo zio si fece vivo garantendo la sua sicurezza totale, lei si convinse”.

Due giorni dopo il suo rientro a casa, Zenaat chiamò il suo giovane marito per avvertirlo di una serie di preoccupazioni. “Mi disse che la sua famiglia aveva cambiato posizione. Le risposi che sarei passato a riprenderla, ma lei mi tranquillizzò dicendomi di aspettare fino alla settimana successiva. Invece è stata ammazzata”.

Zenaat è stata uccisa nel peggiore dei modi. Secondo gli esami autoptici effettuati sul suo corpo e resi noti giovedì 9 giugno, la giovane era ancora viva quando è stata data alle fiamme. Nel tratto respiratorio sono state di fatto rilevate tracce di fumo. Non solo. Sul collo sono stati rinvenuti segni di strangolamento. “Quando abbiamo visto il suo corpo senza vita, abbiamo notato chiari segni sul collo”, ha raccontato la suocera di Zenaat, Shahida Bib. 

La giovane pachistana è stata sepolta giovedì a Lahore, la sua città natale. La famiglia non ha voluto nemmeno partecipare al funerale.

L’unica colpa di Zenaat è stata quella di aver sposato un uomo senza il consenso familiare. Per questo, la donna che l’ha messa al mondo ha deciso di infliggerle una punizione esemplare. 

Secondo le testimonianze raccolte dalle autorità locali intorno a questo caso che ha scosso il paese, Perveen Bibi avrebbe legato la figlia a un letto, cospargendo il suo corpo di benzina e dandole poi fuoco. Le urla della ragazza che chiedeva aiuto hanno scosso l’intero vicinato, ma i membri della famiglia avrebbero perfino impedito ai vicini di correre in aiuto della giovane.

Mentre la figlia moriva tra le fiamme, Perveen Bibi è corsa in strada gridando di aver ucciso la ragazza we di averla così punita per aver gettato un’onta di vergogna sulla sua famiglia. 

Quando la polizia è giunta sul luogo del delitto, ha rinvenuto il corpo carbonizzato di Zenaat su una scalinata. Un funzionario locale, Sheikh Hammad, ha inoltre riferito che la donna ha confessato l’uccisione della ragazza, messa in atto con l’aiuto di suo figlio Ahmer, fratello di Zeenat. 

Perveen si è poi consegnata alle autorità non mostrandosi affatto pentita per il delitto commesso. Al momento si trova in stato di fermo, mentre il fratello di Zenaat, Ahmer risulta ancora in fuga. “Stiamo cercando suo fratello, perché una donna anziana non può aver fatto tutto da sola, ma si è servita dell’aiuto di qualcun altro”, ha precisato un altro funzionario di polizia citato da AFP

Sono centinaia le donne uccise ogni anno in Pakistan, spesso dai loro stessi familiari, colpevoli di aver violato le norme conservatrici del paese per quanto riguarda l’amore e il matrimonio. Per esempio, praticare sesso al di fuori del vincolo matrimoniale è visto dalla società conservatrice pakistana come una macchia sull’onore dell’intera famiglia della donna, che può essere eliminato solo alla radice ossia uccidendo la responsabile. 

Nel 2015, le donne vittime del delitto d’onore in Pakistan sono state circa 1100, secondo le stime diffuse dalla commissione indipendente dei diritti umani del paese. Ma non tutti i casi vengono denunciati. Inoltre, questi crimini hanno origine da pratiche tribali e vengono spesso inflitti come punizione per un atteggiamento giudicato disonorevole per la famiglia o per il villaggio di appartenenza.