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Un amore negato tra donne in Bangladesh
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Un amore negato tra donne in Bangladesh

La storia di Sanjida, di famiglia musulmana, e del suo amore per Puja, una ragazza indù: entrambe innamorate ma costrette alla separazione perché lesbiche

11 Feb. 2016

Nel gennaio del 2013, Sanjida, una ragazza bengalese di venti
anni, ha lasciato la casa dei suoi genitori in un villaggio nel sudovest del
Bangladesh per continuare gli studi in una cittadina più grande.

È lì che si è innamorata della figlia del suo padrone di casa, Puja, di qualche anno più
piccola.

Il padre di Sanjida è un insegnante e fedele musulmano. Sa bene quanto sia importante l’istruzione e per questo aveva deciso di consentire a
Sanjida di andare all’università. Così, sua figlia si è trasferita poco più a nord,
a Pirojpur, per studiare letteratura bengalese.

Ha preso in affitto una stanza nella casa di un venditore di
patate indù, Krishnokanto. La famiglia del suo padrone di casa si è affezionata subito a Sanjida, anche se il suo modo di pensare e il suo abbigliamento
sembravano troppo moderni per una ragazza proveniente da una contesto così
tradizionale.

Sanjida è studiosa e di buon carattere, così Krishnokanto le ha chiesto di aiutare la figlia più piccola negli studi. Sanjida e Puja passavano
molto tempo insieme finché, in aprile, hanno scoperto di essersi innamorate l’una
dell’altra.

Ad aprile si celebra il capodanno bengalese e le ragazze si stavano preparando
per andare ai festeggiamenti. Sanjida è entrata nella stanza di Puja per
sollecitarla.

“Si stava pettinando i capelli di fronte al ventilatore. Mi ha
detto di sedermi sul letto, lei mi dava le spalle. Indossava una camicetta
verde oliva. La camicetta si allacciava sul retro ma i lacci erano sciolti. È
stato in quel momento che mi sono innamorata di lei”.

Ma è stata Puja a prendere l’iniziativa. Le ragazze passeggiavano
per la fiera, Puja voleva scattare una fotografia insieme a Sanjida. “Certo!”,
ha risposto lei, e prima che potesse formulare un pensiero qualsiasi, Puja le ha dato un
bacio.

Le due ragazze sapevano bene che nella loro piccola comunità
provinciale il loro amore non sarebbe stato compreso, e hanno deciso di fuggire insieme. Ma
prima, volevano sposarsi.

Si sono recate al tempio di Shiva, nel complesso del
diciassettesimo secolo circondato da uno stagno di fiori di loto. Si sono scambiate ghirlande di fiori e si sono sposate, di fronte agli dei.

Sanjida ha coperto la scriminatura dei capelli di Puja con una
polvere vermiglia, chiamata shindur, l’emblema delle donne indù sposate.
Fossero state un uomo e una donna, il loro matrimonio sarebbe stato
perfettamente valido.

Dopo aver celebrato il matrimonio, le ragazze si sono dirette verso il fiume Kocha. Volevano prendere il battello per Barisal. Sapevano che le
loro rispettive famiglie sarebbe state furiose.

Il padre di Puja aveva denunciato alla polizia il rapimento
della figlia, e le forze dell’ordine le stavano cercando, ma Sanjida e Puja erano già arrivate a Barisal e avevani preso in affitto una camera.

Il padrone di casa della coppia è un musulmano osservante,
come il padre di Sanjida, e sa bene che non c’è posto nella religione per un
amore come il loro.

Eppure, l’uomo non ha potuto fare a meno di riconoscere in quello
tra Sanjida e Puja un grande amore. “Non avevo mai sentito nulla del genere,
prima. Ma quando ho visto due donne così innamorate, non ho potuto fare altro
che accettarlo”.

La famiglia di Puja non poteva farlo. Insisteva che la ragazza era stata drogata e rapita contro la sua volontà. La polizia continuava a cercarle e
la coppia ha deciso di spostarsi ancora. Si è trasferita a Dhaka, la capitale, e ha preso un’altra stanza in affitto.

Era ormai fine luglio quando le autorità hanno bussato alla porta
delle due ragazze. Hanno arrestato Sanjida e riconsegnato Puja alla famiglia.

Tuttavia, non esistevano precedenti che aiutassero a inquadrare
dal punto di vista giuridico la fuga di due donne che dichiaravano di essere
sposate. Così, Sanjida è stata accusata di rapimento, crimine punito con una
lunga pena detentiva.

Se Sanjida fosse stata un uomo, la coppia sarebbe stata
considerata sposata, e poco avrebbe importato la minore età di Puja. In
Bangladesh, due ragazze su cinque si sposano prima dei 18 anni.

Sanjida è rimasta in cella per due mesi e mezzo prima di essere
rilasciata su cauzione. Durante la detenzione, ha subito più volte un’ispezione
corporale per verificare il suo sesso. Una verifica invasiva e estremamente
umiliante.

I media bengalesi, però, hanno simpatizzato con lei e con la sua
romantica e avventurosa storia d’amore con un’altra donna. Ai giornalisti Puja ha dichiarato: “Se un ragazzo può amare una ragazza, perché una ragazza non può
amare un’altra ragazza? Perché due donne non si possono sposare, se sono
innamorate?”

La casa di Sanjida è una casa modesta, senza elettricità e
senza acqua corrente, in un villaggio remoto alla foce del fiume Bengala. La
sua è una famiglia musulmana conservatrice.

“Quando era più piccola, era malata: un genio malvagio
abitava in lei. L’abbiamo portata da molti uomini di religione per curarla. Le
hanno dato dei talismani con dentro delle preghiere da indossare”, ha raccontato la
madre.

Suo padre, invece, non ha parlato. L’unico rimpianto che ha espresso è che Sanjida non abbia portato a termine gli studi. Ma non ha voluto assolutamente
parlare della sessualità della figlia.

Altri membri della famiglia si chiedono come sia possibile per
due donne fare l’amore. Uno zio ha insinuato che Sanjida potrebbe avere un problema ormonale.

Suo fratello più piccolo, Baizid, si è schierato dalla sua parte: “All’inizio non è stato facile comprendere la sessualità di mia
sorella. Adesso l’ho accettata, e l’ha accettata anche nostra madre… persino
nostro padre se ne è fatto una ragione. L’amore per sua figlia è più forte
della sua mentalità conservatrice”.

“Non avevo mai sentito di nulla del genere,” ha proseguito, “ma
ho letto su internet che ci sono altri come lei e non solo in Bangladesh”.

Sanjida è diventata un simbolo. La storia della sua audace
fuga d’amore, la candida onestà con cui rivendica il suo diritto a amare chi
ama, il suo coraggio di sfidare tutte le regole sociali del suo mondo così
tradizionale, ne fanno un’eroina dei diritti LGBT in Bangladesh.

La storia d’amore con Puja è finita. La famiglia della
ragazza ha fatto in modo che le due non avessero più contatti e ha dato Puja in
sposa a un poliziotto. Sanjida ha ripreso a studiare e lavora con un’organizzazione
per i diritti umani. Intanto, aspetta che si concluda il processo per rapimento a suo carico.

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