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L’Isis rivendica l’attentato al palazzo presidenziale di Aden, nello Yemen

Autobomba contro un checkpoint fuori dal palazzo presidenziale provoca sette morti e ferisce una decina di persone. L'attentatore potrebbe essere di nazionalità olandese

Immagine di copertina

Un’autobomba ha provocato la morte di sette persone fuori
dal palazzo presidenziale di Aden giovedì 28 gennaio. Fonti ufficiali hanno
reso noto che l’autovettura dell’attentatore suicida si sarebbe diretta verso
un checkpoint a circa 500 metri dal palazzo Maashiq. Dieci persone sono rimaste
ferite, per lo più civili. Il presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, che si trovava
all’interno del palazzo, è invece rimasto illeso.

Lo Stato islamico ha già rivendicato l’attentato. Sulla
dichiarazione pubblicata on-line dall’Isis si legge che l’attentatore suicida è
Abu Hanifa al-Hollandi, nome che farebbe pensare a un combattente di
nazionalità olandese. Il gruppo ha anche affermato che almeno dieci membri
della sicurezza di palazzo sono rimasti uccisi e altri venti feriti.

Benché non sia stato possibile verificare l’autenticità
della rivendicazione, l’attentato di giovedì fa seguito a numerosi altri
attacchi dell’Isis contro obiettivi governativi e contro le forze di sicurezza. Il 5 ottobre 2015, alcuni attacchi coordinati avevano ucciso oltre venti persone. In
quell’occasione, i militanti del gruppo islamista avevano colpito l’albergo
al-Qasr, quartier generale provvisorio del governo, a Aden, e una moschea sciita
gestita dai ribelli Houthi, a Sana’a.

Il governo guidato dal presidente Hadi è in esilio dal 2014,
quando la capitale Sana’a è caduta in mano ai ribelli sciiti Houthi. Da luglio
2015, si trova a Aden, la seconda città del paese. Dozzine di veicoli corazzati
e truppe degli Emirati Arabi Uniti sono sbarcati al porto di Aden mercoledì 27
gennaio, proprio per affrontare il grave problema della sicurezza.

L’attivismo del sedicente Stato islamico nell’area segnala l’intenzione
di soppiantare i rivali affiliati a al-Qaeda nella penisola arabica. L’Isis
emerge quindi come terzo attore sullo scena del conflitto in corso in Yemen
ormai da nove mesi che vede le forze filo-governative sostenute da una
coalizione guidata dall’Arabia Saudita fronteggiare i ribelli Houthi.

La guerra continua a mietere vittime tra la popolazione
yemenita che si trova ad affrontare una gravissima crisi umanitaria con il
pericolo di malnutrizione e epidemie per la scarsità di generi alimentari e
scorte mediche.

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