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Come i migranti cubani usano i social network per arrivare negli Stati Uniti

I migranti cubani hanno istituito una fitta rete di comunicazione che permette loro di compiere il lungo viaggio della speranza verso gli Stati Uniti senza subire inganni

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Lideisy Hernandez è una psicologa cubana di 32 anni. La scorsa estate ha deciso di vendere il piccolo appartamento che condivideva insieme al compagno, Elio Alvarez, e tutto ciò che possedevano in cambio di quasi 5mila euro.

La somma è servita loro per pagare le spese di un viaggio della speranza pieno di insidie tra giungle, fiumi e almeno sette confini internazionali da varcare.

Come Lideisy e Elio, nel 2014 sono stati almeno 45mila i migranti che hanno lasciato Cuba per attraversare la frontiera con gli Stati Uniti.

Nel loro percorso, molti migranti affrontano il rischio di incontrare alcune fra le gang più pericolose dell’America centrale, in uno dei territori con il più alto tasso di criminalità al mondo.

I trafficanti di esseri umani – chiamati anche coyotes – conoscono bene il territorio e per questo sfruttano le necessità dei migranti, chiedendo loro soldi in cambio di una guida.

Tuttavia, grazie anche a una fitta rete di informazioni che i migranti cubani si scambiano lungo il percorso di circa 5,500 chilometri che li separa dalla meta, le condizioni del loro lungo viaggio stanno gradualmente migliorando.

Lideisy ed Elio hanno acquistato due smartphone per 150 euro ciascuno durante la loro sosta nel cammino verso l’Ecuador. Ciò ha permesso ai due di condividere notizie insieme ad altri migranti per difendersi dagli inganni e dallo sfruttamento dei coyotes.

“Chi ha già raggiunto la destinazione si mette in contatto con i propri conoscenti, i propri amici e spiega loro il percorso da seguire. In questo modo, nessuno avrà bisogno della guida dei coyotes“, racconta Hernandez.

Vengono condivisi tutti i dettagli del viaggio dei migranti: dagli autobus da prendere agli hotel in cui alloggiare, fino alla tariffa da pagare per un pernottamento.

“Siamo sempre molto attenti ai nostri telefoni”, dice Alvarez, indicando il suo Samsung Galaxy S3 Mini, mentre è fermo in una stazione di confine nel nord del Costa Rica insieme ad altri 2mila migranti cubani. “Il telefono è il nostro migliore amico. Sempre acceso, sempre pronto”.

Il suono metallico di ogni nuovo messaggio ricevuto su Facebook è ormai la colonna sonora dell’esodo migratorio verso gli Stati Uniti.

Vista la crescente richiesta di smartphone, la compagnia telefonica Movistar ha aumentato il numero di punti vendita da due a sette nella provincia di Guanacaste al confine con il Nicaragua, collocandoli nelle vicinanze degli accampamenti che i cubani hanno creato all’interno di alcune scuole o chiese, e offrendo piani tariffari favorevoli.

Oltre 3mila cubani sono attualmente bloccati al confine tra Costa Rica e Nicaragua. In occasione del vertice regionale tenutosi lo scorso 24 novembre a El Salvador, il governo del Nicaragua si è rifiutato di lasciare passare il flusso dei migranti per paura di consentire l’accesso a terroristi o a persone provenienti da altri Paesi.