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Donne responsabili del proprio stupro

La mentalità degli stupratori indiani raccontata nel documentario India's Daughter, che analizza i casi di molestie nel Paese

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“Era alta così,” dice alzandosi in piedi e portando la mano all’altezza delle sue ginocchia. Un sorriso inquietante sul suo volto.

Gaurav è un uomo indiano di 34 anni e sta scontando una pena di dieci per lo stupro di una bambina di cinque anni.

La documentarista britannica Leslee Udwin, lei stessa vittima di stupro, ha passato oltre trenta ore intervistando Gaurav e altri stupratori nei carceri indiani, cercando di capire cosa li porta a compiere questi gesti.

“Quando gli ho chiesto come era riuscito a oltrepassare il confine tra l’immaginare cosa voleva farle e farlo realmente, lui mi ha guardata come fossi pazza,” racconta in un’intervista al The Guardian.

“Era una ragazza mendicante. La sua vita non era di alcun valore,” ha risposto Gaurav.

Interviste e confessioni shock, racchiuse in un documentario della durata di 63 minuti intitolato “India’s Daughter” che è andato in onda sulla Bbc ed è ora disponibile su Youtube.

Pur non essendo presente fisicamente, la protagonista del documentario è Jyoti Singh, la studentessa di medicina di 23 anni che fu violentata da cinque uomini su un autobus, picchiata brutalmente e il suo corpo gettato sulla strada il 16 dicembre del 2012.

A causa della brutalità dell’accaduto, lo stupro di Jyoti divenne il simbolo di una India marcia, dove la parità dei sessi garantita dalla costituzione non veniva tutelata a dovere. Dove in una città come Delhi, di oltre 10 milioni di abitanti, poteva accadere una cosa simile su un autobus.

Seguirono settimane di proteste. “Era la primavera araba della parità dei sessi,” secondo Udwin. “Non è stato tanto l’orrore dello stupro di Jyoti, ma la straordinaria reazione di migliaia di persone che hanno invaso le strade, che mi ha ispirata a fare questo documentario.”

Un numero senza precedenti di uomini e donne comuni scesero in piazza giorno dopo giorno, nonostante la risposta violenta da parte delle forze di sicurezza che usarono lacrimogeni, manganelli e idranti per disperdere la folla.

Le proteste portarono il governo a rafforzare le leggi anti-stupro del Paese, ma il problema non è stato risolto. Solo gli stupri registrati in India sono uno ogni 21 minuti e la violenza domestica, le aggressioni con l’acido e le molestie sono comuni.

“Ho scoperto che questa malattia deriva dalla mancanza di rispetto per il genere femminile”, continua Udwin. “Come donna, so che siamo sottovalutate, che gli uomini non ci attribuiscono abbastanza rispetto o valore”.

Questo suo pensiero trova conferma nelle parole di uno degli stupratori di Jyoti, Mukesh Singh.

“Una ragazza è molto più responsabile di un ragazzo per uno stupro. Solo il 20% delle vittime sono brave ragazze,” ha detto con tranquillità.

“Jyoti avrebbe dovuto rimanere in silenzio e lasciarsi violentare. Allora l’avremmo lasciata andare dopo essercela fatta e avremmo solo picchiato il ragazzo”.