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Ça va sans dire
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Ça va sans dire

Avete mai fatto caso a quante parole francesi usiamo ogni giorno? Il video del regista italiano Simone Rovellini

31 Ott. 2014

Come ogni mattina, al dolce suono del carillon, Henriette si sveglia e accende l’abat-jour, apre la finestra che dà sul parterre, si infila il bustier, le culotte, i collant e si lega i capelli in uno chignon, con un foulard.

Per non restare in deshabillè, sopra la lingerie indossa un tailleur beige, e in una nuvola di eau-de-toilette sceglie tra i bijoux una parure con collier, che le mette in risalto il dècolletè (il testo continua sotto)

Il videomaker italiano Simone Rovellini ha realizzato un filmato che ci ricorda le parole francesi che usiamo ogni giorno nella nostra vita quotidiana  

Dopo aver dato il gourmet al suo bichon frisè, Henriette tira fuori dal garage la coupèt-cabriolet, per recarsi alla boutique di una griffe a la patte, quando en-passant, uno strano dé-jà-vu, le fa imboccare un cul-de-sac.

Arrivata alla boutique, Henriette compra un tutù di tulle con pailleté e inserti in lamè, e fa colazione con dei bignè, un croissant e una crêpe, prima di recarsi a uno spettacolo di ballo burlesque e cabaret. Si prepara all’ouverture indossando il tutù, e di fronte al pubblico si esibisce in una arrière, un plié e un arabesque, mah…mon Dieu! Henriette non ha il physique du rôle per essere un’étoile, e la sua première diventa un exploit di gaffe.

Per riprendersi dalla bruciante défaillance come soubrette, Henriette si concede un pranzo in un bistrot, dove mangia una baguette, delle omelette al tartin con champignon flambé e per dessert, un profitterol e della crème brûlée, accompagnata da una flûte di champagne, offerta da un sommelier col papillon.

Sfoggiando charme e nonchalance, Henriette si allontana senza pagare il conto con lo spirito da vera bohémienne. Si reca quindi allo chalet, dove con il suo savoir-faire esercita la professione di cocotte, e il concierge la accompagna in una suite, per un rendez-vous con un noto viveur con il toupè, amante di bondage, che le propone un ménage à trois con un clochard. Ma il povero clochard non può permettersi il cachet di Henriette, e si deve accontentare di toglierle una guêpière, prima di fare ritorno alla roulotte senza aver soddisfatto le proprie fantasie di voyeur.

Dopo il tour-de-force con il viveur, Henriette porta i soldi nel caveau, e fa tappa in palestra per cyclette e tapis roulland. Indossa una camicia di chiffon con volant, una longuette bordeaux a pois con plissé, e sceglie una pochette in pendant con la longuette, per prapararsi a un tête-à-tête con un gigolo, con cui ha un affaire.

Lui, astuto tombeur de femmes, che lavora come croupier alla bouvette del casino, d’emblée, le da forfait. Per superare l’ennesima défaillance, Henriette, fa visita al vernissage di un atelier, dove ammira i quadri in trompe-l’oeil, dipinti en-plein-air, si concede una manicure, e indossato un gilet di lapin, si reca a una degustazione di nouvelle cuisine, dove riesce a entrare grazie a un passepartout che si era procurata con un escamotage degno di una femme fatale da film noir. Scegliendo dal menu è la carte, ordina del camembert, del pâté de foie gras e la specialità dello chef, un trionfo di escargot su un letto di cordon bleu ricoperto da chantilly.

Henriette si abbuffa soddisfatta, senza preoccuparsi della silhouette, e giunta a casa trascorre la serata davanti alla tv gustandosi un frappé in una comoda salopette. Guarda una réclame, un drammatico reportage, un vecchio classico d’essai e, sdraiata sulla moquette, si dedica al découpage, al bricolage e fa anche un collage, ritagliando brochure e dépliant.

Terminato il film d’essai, indossa un négligé e con la sua mise molto chic e un po’ osé, spegne l’abat-jour, senza perdere il bon-ton. C’est la vie Henriette, cadere nei cliché per sfuggire alla routine.

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