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Il nuovo volto dell’America
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Il nuovo volto dell’America

I ritratti inaspettati di National Geographic Magazine mostrano quale sarà il volto degli americani nel 2050

15 Apr. 2014

Quando le persone chiedono a Celeste Seda, 26 anni, di che etnia sia, a lei piace farle indovinare prima di svelare le sue origini dominicano-coreane. Anche con questa spiegazione, Seda ha rivelato solo una frazione della sua identità, che comprende un’infanzia di Long Island, una famiglia adottiva portoricana, una sorella afro-americana e una carriera da attrice nascente. L’attenzione che ottiene per il suo aspetto insolito può essere lusinghiera ma talvolta è faticosa: “É un dono e una maledizione”, dice Seda.

Sempre più americani, nei prossimi anni, avranno un volto simile a quello di Seda. Lo ha raccontato Martin Schoeller, famoso ritrattista americano, che ha fotografato alcune persone dalle origini etniche più disparate e – ovviamente – miscelate tra loro. Le sue foto sono state pubblicate in una gallery dal National Geographic Magazine.

I volti ritratti da Schoeller hanno qualcosa di intrigante che li accomuna. Le loro caratteristiche somatiche non rispecchiano le nostre aspettative tradizionali, dal momento che non siamo abituati a vedere quegli occhi con quei capelli, o quel naso sopra quelle labbra. Eppure proprio lì sta la chiave della loro bellezza.

Non è un segreto che le relazioni interrazziali stiano aumentando sempre più, soprattutto in un contesto multirazziale come quello statunitense. Il Wall Street Journal ha riportato che nel 2010 il 15 per cento dei matrimoni americani si sono tenuti tra persone di diversa razza o etnia, e questo numero è più del doppio rispetto a 25 anni fa.

Inoltre secondo quanto riportato dal Washington Post oltre il 7 per cento dei 3,5 milioni di bambini nati nell’anno precedente il censimento del 2010 appartengono a due o più etnie, contro il 5 per cento di appena un decennio prima.

L’Ufficio per il censimento statunitense ha lasciato i cittadini liberi di segnare più di una casella per le loro origini razziali per la prima volta nel 2000, e a farlo sono state 6,8 milioni di persone. Nel 2010 questa cifra era aumentata a quasi 9 milioni, un picco di circa il 32 per cento.

Secondo National Geographic Magazine, le opzioni multiple sono state un passo in avanti verso la fissazione di un sistema di classificazione che, paradossalmente, è sia errato (i genetisti hanno dimostrato che la razza non è biologicamente una realtà) sia essenziale (la specificazione della razza è utilizzata sia per far rispettare le leggi contro la discriminazione sia per individuare problemi di salute specifici per alcune popolazioni).

Il sito statunitense Policymic ha riportato inoltre che recenti studi dimostrano che i giovani, e in particolare quelli sotto i 30 anni, sono molto più aperti a relazioni interrazziali rispetto ai più anziani, mentre i laureati universitari hanno più probabilità di avere atteggiamenti positivi verso di esse rispetto a chi possiede solo un diploma di scuola superiore. L’approccio a queste tematiche è dunque strettamente collegato a età e livello di istruzione personale, e nel complesso lascia pensare che le unioni tra persone di etnie diverse continueranno ad aumentare. 

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