Me

La generazione perduta

Sono oltre un milione i bambini siriani rifugiati, molti soffrono disagi psicologici e sono costretti a lavorare

Immagine di copertina

Mustafa ha 15 anni e vive con gli zii e la sorella minore a Zarqa, in Giordania. Quando era ancora in Siria, suo zio è stato torturato e ora non può lavorare, così Mustafa è costretto a mantenere la famiglia, lavorando in un negozio di scarpe per 5 euro al giorno. È orgoglioso di quello che fa, ma ha dovuto rinunciare ad andare a scuola.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) sono oltre un milione i bambini siriani che, come Mustafa, sono diventati rifugiati dall’inizio della guerra civile nel 2011. La relazione, basata sulle interviste a 106 bambini in Giordania e 176 in Libano, condotte da luglio a ottobre, descrive le loro condizioni di vita lontani dalla Siria.

Fuggiti dagli orrori della guerra, i bambini soffrono spesso di disagio psicologico, vivono da soli o separati dai loro genitori, non ricevono alcuna istruzione e sono costretti a lavorare illegalmente per sopravvivere. Secondo il rapporto, nell’ultimo anno 304 bambini che vivono nel campo di Zaatari in Giordania, sono stati sottoposti a cure a causa di un disturbo da stress post-traumatico o di altri gravi disturbi emotivi. Alcuni di loro hanno problemi di sonno o di linguaggio, altri sono diventati aggressivi o iperattivi oppure più timidi o insolitamente tranquilli. Si sentono isolati e insicuri e per la maggior parte di loro la scuola è un ricordo o un sogno.

“Se non agiamo in fretta, una generazione di innocenti diventerà la vittima duratura di una guerra spaventosa”, ha commentato Antonio Guterres, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, presentando la relazione.

Oltre la metà dei 2,2 milioni rifugiati siriani sono bambini e circa 3.700 di loro vivono senza i genitori. Dal rapporto risulta che 385 mila bambini vivono in Libano, 294 mila in Turchia e 291 mila in Giordania, ma si registrano molti giovani rifugiati anche in Iraq e in Egitto.

Molti bambini sono inoltre apolidi, dal momento che il Paese ospitante dove sono nati non riesce a registrare tutte le nascite avvenute nei campi profughi. Secondo il rapporto, circa il 77 per cento dei 781 bambini profughi intervistati in Libano non aveva un certificato di nascita ufficiale e solo 68 certificati di nascita sono stati emessi nel 2013 per i bambini nel campo profughi di Zaatari in Giordania.