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Home » Esteri

Gli investigatori italiani sul caso Regeni sarebbero stati monitorati dall’Egitto

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Secondo il quotidiano La Repubblica, la squadra italiana giunta al Cairo per cercare informazioni sulla morte di Giulio Regeni sarebbe stata monitorata

Gli investigatori italiani recatisi in Egitto per indagare sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto al Cairo alla fine di gennaio in circostanze misteriose, sarebbero stati monitorati dal regime egiziano. A riferirlo è il quotidiano italiano La Repubblica.

Le autorità egiziane avrebbero controllato ogni mossa, spostamento e comunicazione della squadra di sei uomini – tre della polizia e tre dei carabinieri – recatisi al Cairo in cerca di informazioni sulla morte di Regeni, tra il 5 febbraio e il 30 marzo.

Repubblica aggiunge di essere stata direttamente testimone di questo monitoraggio durante la seconda settimana di marzo.

Gli investigatori italiani, in virtù del diritto internazionale e di un accordo bilaterale con l’Egitto, una volta al Cairo non hanno autonomia di indagine, ma devono coordinarsi con le autorità locali per svolgere le indagini. Tuttavia, nel rispetto di questo, gli investigatori svolgono colloqui a titolo informale per riuscire a ottenere informazioni utili.

La Repubblica cita però diversi episodi – di cui il quotidiano ha avuto notizia da fonti investigative – che mettono in evidenza come le autorità egiziane abbiano tenuto d’occhio le indagini della squadra italiana.

Si parla di un cittadino del Cairo, raggiunto telefonicamente – su un numero telefonico egiziano – dal team italiano per fissare un incontro e convocato d’urgenza dai militari locali per un interrogatorio.

Da Roma, quindi, si è chiesto agli investigatori che erano al Cairo di non usare più le mail e non attaccarsi ad alcuna sorgente wi-fi, nel timore che qualcuno li stesse controllando.

Persino nell’ambasciata italiana al Cairo, zona che gode dell’extraterritorialità, i diplomatici italiani preferiscono parlare sul lato che affaccia su una grande arteria di scorrimento, dove il rumore del traffico copre meglio le conversazioni, per evitare di venire intercettati.

Con questi presupposti, il vertice tra investigatori italiani ed egiziani del 7 aprile non poteva che avere un esito negativo, che ha portato l’Italia a richiamare in patria per consultazioni l’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari.

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