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“Esserci o non esserci”, il dilemma contemporaneo dei social network

Esserci ma con consapevolezza. Dannosa l'autoreferenzialità e fondamentale la strategia che definisce scopo, obiettivi e target

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 12:15 Aggiornato il 19 Lug. 2019 alle 12:21
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Immagine di copertina

Si dice che gli scienziati stiano già lavorando alla costruzione dei primi alberghi su Marte previsti per il 2025 mentre poco sappiamo della futura evoluzione dei social.

L’integrazione, a rigor di logica, fra i vari canali sembra l’unica soluzione per migliorare la comunicazione e consolidare la reputazione che per ora sembra compromessa a più livelli anche per i social media stessi.

Un boomerang che ha portato alcune aziende ad abbondare le piattaforme digitali prediligendo il mix analogico. Ma se è vero che come diceva Enzo Ferrari “se non c’è non si rompe”, questa massima non vale tout court per i i canali digitali, spazi in cui se non ci sei qualcun altro li riempirà e potrebbe non essere affatto un bene.

I canali digitali al centro dell’amletica domanda: esserci o non esserci?, per l’evento organizzato da Agi Factory, avvenuto martedì nel Factory Lab di Via del Commercio 1b. Ad accompagnare nel labirinto dei social network i tre speakers Raoul Romoli Venturi, Fabio Agostini e Filippo Ungaro c’era Daniele ChieffiHead of digital communication e content factory di Agi, che ha stimolato il dibattito con diversi giri di microfono, trovando spunti sui ragionamenti sviluppati.

Gli ingredienti fondamentali di ogni piano di comunicazione social sono sapienza, strategia e contenuto. In questo momento di forte sfiducia nei confronti dei social, Facebook primo fra tutti, rischiare di gestire alcune crisi e dialogare con i propri target di riferimento può fare la differenza.

Ma è la fiducia a venir meno proprio nei confronti di queste piattaforme, una crisi reputazionale dovuta certamente alla percezione, piuttosto reale, che ad alimentare questo odio profondo fra pensieri dissimili, sia facilitato dagli schermi dietro cui ci si può celare e di conseguenza i social stessi.

È anche la percezione del professionista ad essere modificata, utilizzarli con sincero disincanto è forse la chiave più opportuna per inserirli nel mediamix più utile. Parlando di analogico ancora forte l’influenza che la televisione ha sul pubblico: coram populo resta il mezzo più utilizzato sia dai fruitori che dai comunicatori, che sul terreno tradizionale trovano il giusto equilibrio di informazione e comunicazione.

Efficacia, soprattutto nella diffusione, e autorevolezza nel raccontare agli italiani cosa accade, prendendo contenuti dai social media e utilizzati nella narrazione stessa della tv.

La disintermediazione, vera forza innovativa dei socialmedia, non va sopravvalutata, ma gestita e governata. Pilastri del ragionamento alcune domande attorno a cui hanno ruotato le riflessioni degli speakers: esserci, esserci perché, quanto conta la reputazione e visione al 2029.

Intorno a queste domande sono emerse le differenti necessità strategiche di comunicazione di un’azienda come Ferrero, di una Ong come Save the Children e delle forze armate e dunque Pubblica amministrazione: comunicare contenuti appropriati con linguaggi differenti, dosare la presenza tenendo conto che dialogare con sostenitori, utenti e consumatori resta sempre il valore assoluto ma con dei distinguo: per il nonprofit, oltre alla trasparenza sulla raccolta fondi, la necessità di costruire il senso di comunità è forte, soprattutto ora che la reputazione del volontariato è messa a dura prova.

Per la Pubblica amministrazione rappresenta uno degli obblighi della Legge 150 in cui è necessaria la pubblica informazione al cittadino in mancanza di un budget da spendere in campagne informative, mentre per le aziende il contatto con il consumatore è importante, ma rilevanza continua ad avere il mix con il marketing in modo da calibrare al meglio gli investimenti. Fra i tre speakers il più scettico sull’esserci si è mostrato Raoul Romoli Venturi, direttore Comunicazione e Relazioni pubbliche di Ferrero in cui il mix fra comunicazione e marketing è fondamentale per raggiungere target e stakeholder.

Decisamente più propenso all’esserci è stato Filippo Ungaro Direttore Comunicazione e Campagne di Save the Children Italia che necessita di posizionarsi come fonte rispetto ad alcuni temi incisivi per la cooperazione e l’aiuto al prossimo e che attraverso i social, nei momenti di forte crisi, dialoga ed esprime una proprio posizione al fine di mantenere una relazione con i target e gli stakeholder.

Entusiasta dell’Esserci si è mostrato Fabio Agostini Capo Dipartimento Pubblica Informazione e Comunicazione dello Stato Maggiore della Difesa che utilizza i social media per avvicinare un pubblico più vasto, creare dei master messages che siano utili per rafforzare la fiducia della collettività ed essere riconosciuti come fonte autorevole anche in caso di emergenze nazionali.

Nell’arco di un paio di mesi dall’apertura della pagina Facebook dello Stato Maggiore della Difesa dai 17mila followers delle prime ore si è giunti poco dopo a 25mila per gli eventi del 2 giugno, con una reach di 2,5 milioni di persone raggiunte, una base fondamentale per chi non ha budget da investire in campagne di comunicazione, che continua a crescere ogni giorno.

Lasciamo la sintesi della visione nei quote degli speakers, tre punti di vista diversi per contenuto e mission, ma tutti concordi nel dover mixare con saggezza al fine di incrociare necessità e opportunità dell’esserci. E per il 2029? Certamente la risposta di tutti e tre, oltre agli alberghi su Marte, c’è la speranza più che la certezza, che un adeguato mix dei canali porterà una maturità di comunicazione a più livelli.

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