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“Mamma li turchi”, secoli di storia dietro l’esordio a Euro 2020

Immagine di copertina
La Torre di Galata, costruita nel Medioevo dai genovesi in quella che oggi è la città di Istanbul (credit: Pixabay)

Sono passati 550 anni dalla battaglia di Lepanto, 110 dalla guerra di Libia e appena due mesi da quando il premier italiano Mario Draghi ha definito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan “un dittatore di cui abbiamo bisogno”. Per quanto quest’ultimo sia l’unico di questi tre episodi a non essere un fatto di sangue, è un episodio che continua a rendere surriscaldate le relazioni diplomatiche tra Italia e Turchia e che farà indirettamente da sfondo alla partita di calcio tra le nazionali dei due Paesi con cui stasera, allo Stadio Olimpico di Roma, si apriranno gli europei di calcio.

L’incidente diplomatico non è stato tale solo per una frase di troppo, ma anche perché questa frase ha infuocato un risiko che vede Italia e Turchia su fronti differenti e che tocca svariate questioni, dalla Libia alle zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale fino alla gestione dei flussi di migranti. Un risiko che ha toccato anche il calcio, in vista proprio degli europei: proprio nei giorni dopo la frase incriminata di Draghi, ha circolato la notizia secondo cui la Turchia avrebbe tentato di scippare all’Italia le partite di Euro 2020 che saranno ospitate a Roma.

E’ un rapporto strano quello tra Italia e Turchia, due Paesi mediterranei che nella storia si sono trovati più volte contrapposti, e i cui antenati – gli stati preunitari italiani e l’Impero Ottomano – sono stati tra i protagonisti di secoli di scontri che hanno caratterizzato la storia dell’Europa e del Mediterraneo. Eppure, nel pieno di questo scontro religioso e culturale, non mancarono momenti di distensione e di contaminazione.

“Mamma…li turchi” è un detto che ancora oggi si usa in Italia, e che era nato sulle coste della nostra penisola quando le navi dei pirati barbareschi e degli ottomani minacciavano la popolazione. Erano anni in cui il Mediterraneo era in guerra, gli anni che videro come apice la battaglia di Lepanto del 1571, ma in cui non mancavano mercanti “levantini”, come venivano chiamati gli occidentali che vivevano nell’Impero ottomano, tra i quali figuravano numerosi veneziani e genovesi. I genovesi, appunto, avevano proprio a Istanbul una loro colonia, l’attuale quartiere di Galata, a Istanbul, rimasta nelle loro mani fino alla conquista turca del 1453. Fino a quel momento quella città, chiamata in tanti modi nella sua storia, era nota a tutti come Costantinopoli perché fu proprio un imperatore romano a fondarla, Costantino, a poca distanza da dove sorgeva l’antica Troia, da cui la tradizione vuole che il dardano Enea sia fuggito per raggiungere le coste laziali.

E proprio quella Costantinopoli che fino al 1453 fu la sede di un impero che per convenzione chiamiamo bizantino ma che si è sempre chiamato romano: anche per questo i greci di Anatolia sono chiamati in turco “Rum”, “Romani”, dal greco “Romaioi” con cui si identificavano.

Col tempo i rapporti tra i turchi e l’occidente si distesero, ma nel 1911 ci fu un nuovo scontro, non di natura religiosa, ma stavolta coloniale, con cui l’Italia conquistò Libia e Dodecaneso da un Impero Ottomano sempre più decadente che di li a poco non sarebbe più esistito, lasciando spazio al moderno stato turco fondato da Ataturk e che iniziò a guardare sempre più a occidente, tanto che dopo la Seconda Guerra Mondiale aderì anche alla NATO, di cui è tutt’ora membro.

Ma proprio in quel periodo la Turchia fece anche un’altra cosa: nel 1952 decide di chiamare come allenatore della propria nazionale un italiano, Sandro Puppo, che porta il Paese per la prima volta ai Mondiali nel 1954. C’è anche un altro italiano però dietro la storia di quella qualificazione, e si tratta dell’allora 13enne Franco Gemma, romano, che dopo il 2-2 nello spareggio decisivo con la Spagna fu chiamato a effettuare il sorteggio per decidere la vincitrice. Lo stesso sorteggio con cui nel 1968 l’Italia eliminò l’URSS in semifinale agli Europei, prima di vincere la finale con la Jugoslavia. Altri tempi, altro calcio, in cui i rigori non esistevano.

Nel calcio per nazionali, invece, Italia e Turchia non si sono incontrate tante volte come nella storia. Molti turchi hanno giocato in squadre italiane (in questi europei ce ne sono quattro: Calhanoglu del Milan, Demiral della Juventus, Ayhan e Muldur del Sassuolo), come Hakan Sukur, Emre e Okan (tutti e tre hanno vestito la maglia dell’Inter), e non sono mancati gli italiani che hanno giocato in Turchia, a partire da mister Mancini, che è stato seduto anche sulla panchina del Galatasaray. Le nazionali, però si sono scontrate solo 10 volte nella loro storia: l’Italia ne ha vinte sette, tre volte è finita in pareggio. L’unica volta che si scontrarono in un europeo fu nel 2000, anche lì in quello che fu il nostro esordio nel torneo: vinse l’Italia 2-1. In quell’occasione arrivammo in fondo al torneo, ma in finale fummo beffati dal golden goal: speriamo che questa volta le cose possano andare meglio.

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