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Euro 2020, la prima volta dei Gufi reali

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L'attaccande finlandese Teemu Pukki esulta con i compagni di squadra dopo un gual. Credit: EPA/Sergey Dolzhenko

Mai una qualificazione ai mondiali, mai agli europei: l’allargamento del torneo continentale a 24 squadre ha sicuramente dato maggiori possibilità a squadre che fino ad oggi erano rimaste ai margini delle grandi competizioni, e la Finlandia, che proprio l’Italia ha affrontato nel suo girone delle qualificazioni, ha colto la palla al balzo ed è riuscita in questa storica prima volta.

E pensare che gli esordi di questa nazionale furono più che dignitosi, seppur con un finale che secondo gli aneddoti potremmo definire tra l’ilare e il beffardo. Era il 1912, si giocavano le Olimpiadi di Stoccolma e il Granducato di Finlandia, all’epoca un territorio autonomo all’interno dell’Impero Russo, esordì battendo per 3-2 l’Italia, superò i quarti battendo la Russia ma dovette arrendersi in semifinale al Regno Unito. Un ottimo risultato per la squadra, c’è ragione di festeggiare in vista della finale per il terzo e quarto posto. Tuttavia, tradizione vuole che i giocatori pensavano che questa partita si sarebbe dovuta giocare un giorno dopo rispetto alla data effettiva, e scesi in campo dopo una notte brava, non furono in grado di affrontare al massimo della forma gli avversari olandesi. Vinsero gli orange 9-0, forse questa storia qualche fondamento lo ha.

Ma per chi segue il calcio da tempi più recenti, Finlandia è sinonimo prima di tutti di Jari Litmanen. Il centrocampista è ritenuto il più forte finlandese di tutti i tempi, e con la maglia della nazionale ha raggiunto il record di presenze e di reti. Ma non solo. Con la maglia dell’Ajax Litmanen ha vinto la Champions League e la Coppa Intercontinentale, e dopo una lunga permanenza in Olanda ha avuto modo di giocare anche nel Barcellona e nel Liverpool, con cui ha vinto la Coppa UEFA.

Un giocatore simbolo di un Paese, senza dubbio, ma che al suo fianco ha avuto altri giocatori che hanno toccato i vertici del calcio europeo: il portiere Antte Niemi, il difensore Sami Hyypia, vincitore della Champions col Liverpool, ma anche Mikael Forssel e Teemu Tainio. Un ensemble di talenti che per una nazionale che non era mai decollata sembrava qualcosa di irripetibile, e invece la pagina principale della storia degli Huuhkajat doveva ancora essere scritta.

Huuhkajat, i gufi reali. Questo è il nome con cui viene chiamata la nazionale di calcio finlandese, nato dopo un curioso episodio verificatosi nel 2007, in una partita casalinga contro il Belgio: un gufo reale decise di planare sul campo dello Stadio Olimpico di Helsinki e di piazzarsi sopra la traversa, costringendo l’arbitro a interrompere il match per sei minuti. Fu così che i ragazzi della nazionale furono ribattezzati i “gufi”.

E così, nello sport in cui questo animale è tradizionalmente associato a chi auspica la sconfitta di una squadra, i gufi finlandesi hanno saputo, poco più di dieci anni dopo questo curioso episodio, raggiungere uno storico traguardo, anche senza più Litmanen. Oggi, al suo posto, ci sono l’attaccante Teemu Pukki, il difensore Joona Tovio, il portiere Lukas Hradecky, il capitano Tim Sparv. Ma soprattutto mister Markku Kanerva, che prima come allenatore dell’under-21, poi come allenatore in seconda e ora come titolare della panchina è nel giro della nazionale dal 2004. Questo, dopo che aveva intrapreso la carriera da maestro elementare appena conclusa quella di calciatore.

In attesa di vedere cosa sarà in grado di fare Kanerva in questo europeo, è già il favorito per un curioso premio, il Markku of the year. Il suo nome di battesimo è infatti così diffuso in Finlandia che esiste una Finnish Markku Union che assegna ogni anno un premio alla persona con questo nome che si è maggiormente distinta: Kanerva l’ha già vinto nel 2009, ma la partecipazione all’europeo lo rende il favorito per quest’anno. In attesa di vedere cosa arriverà dal campo.

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