“Cuori rossoblù”: in questo libro sullo scudetto del Cagliari c’è un romanzo sull’Italia degli anni 70

Di Giancarlo Padovan
Pubblicato il 20 Mag. 2020 alle 14:16
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Cuori rossoblù: recensione del libro di Luca Telese

Luca Telese non ha scritto un libro solo sullo scudetto del Cagliari – Cuori Rossoblù, edizioni Solferino, 17 euro – a cinquant’anni da quell’impresa. Ha scritto un romanzo sulla storia dell’Italia degli anni 70. La sua scrittura è nitida e trascinante, il suo racconto incalzante e affidato alle testimonianze di ciascun giocatore (per i vivi) o dei familiari (per quelli che non ci sono più), le sue tesi convincenti e anti-retoriche. L’autore ha molti meriti. In primo luogo quello di essersi documentato (ha passato giornate intere all’archivio dell’Unione Sarda), poi di essersi immedesimato nello spirito dei tempi (il faticoso dopo guerra, il boom economico, gli anni delle stragi), infine di aver capito perfettamente che lo scudetto del Cagliari era la storia di una favolosa eccezione costruita anche con il lavoro e la pianificazione.

Il libro è pieno di notizie inedite o poco conosciute. Come quella sulla proprietà di allora: la Sir di Nino Rovelli e la Saras di Angelo Moratti, presidente dell’Inter. Sia Sir che Saras avevano interessi industriali in Sardegna, ma non cercavano il consenso dei sardi con il calcio e la pallacanestro (la mitica Brill), piuttosto miravano alla sponsorizzazione della Sardegna in Italia e nel mondo.

Di quel Cagliari mi ha colpito una cosa su molte altre: i calciatori che lo componevano avevano tutti un lavoro sia prima di cominciare a giocare che a carriera finita. Sono diventati professionisti abbastanza tardi e, a parte Cera, tutti hanno conosciuto la fame. E se non era la fame, era il lutto. E se non era il lutto, era la disperazione. E se non era la disperazione, era proprio la sventura. L’anti-retorica di Luca è che considera questi calciatori eroi solo per le partite, i risultati e le prestazioni. Per il resto sono i figli di un’Italia che aveva bisogno di fare e faceva.

Cuori rossoblù recensione

Il dato clamoroso è che Telese è sì nato a Cagliari, ma ha cinquant’anni, esattamente come quello scudetto. Anzi per la precisione nasce il 10 aprile del 1970, due giorni prima della certezza matematica del titolo. Eppure la sua ricostruzione socio-culturale di quell’Italia e di quella Sardegna rimanda a chi ha vissuto veramente quei giorni.

Nella storia della rovesciata di Gigi Riva allo stadio di Vicenza mi sono ritrovato allo stadio Menti, tifoso del Lanerossi, ma ammaliato da quel prodigio balistico che era del campione più temuto e anche più amato. Ricordo un altro calcio, rivedo un altro mondo, eppure è una stagione che ho attraversato anch’io con la radio attaccata all’orecchio – come il padre di Reginato che seguiva di nascosto il figlio – e i panini portati da casa per ingannare la lunga attesa prima dell’inizio della partita.

In Cuori Rossoblù trova posto ognuno di noi e la bravura di Telese è di arrivarci dritto allo stomaco perché fa bene il lavoro di cronista di un’epoca passata, senza la presunzione di giudicare con i parametri attuali. Il libro, però, non è una storia nostalgica ma trasversale ed è forse per questo che sta registrando un grande successo di vendite e di critica. È una pagina d’Italia che cercava il posto in fabbrica e ottenerlo lo riteneva una fortuna maggiore rispetto alla carriera di calciatore. Non la si può necessariamente rimpiangere, ma Telese ci ricorda che non la possiamo nemmeno ignorare. Per tutte queste e molte altre ragioni Cuori Rossoblù è un libro da leggere e Luca Telese da considerare tra i migliori autori cinquantenni di costume e società .

Leggi anche: 12 aprile 1970: 50 anni fa, lo scudetto al Cagliari (di Luca Telese)

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