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Bce, Telese contro Friedman in tv: “Continui a dire ‘italiano cattivo’ ma noi non siamo puzzoni”

Di Marco Nepi
Pubblicato il 19 Giu. 2019 alle 15:35 Aggiornato il 19 Giu. 2019 alle 15:41
Immagine di copertina

Luca Telese | Alan Friedman | Tv | La7 | L’aria che tira | Ue | Bce | Video

TELESE CONTRO FRIEDMAN – Luca Telese e Alan Friedman sono stati protagonisti di un aspro botta e risposta in diretta tv. Ospiti ieri mattina su La7 del programma L’Aria che tira condotto da Myrta Merlino i due giornalisti si sono scontrati sulle scelte della Bce (il presidente Mario Draghi, intervenendo al simposio delle banche centrali a Sintra in Portogallo, ha garantito che in Europa ci sarà ancora spazio per il quantitative easing).

Telese ha risposto a Friedman affermando: “Alan è un grande divulgatore, però non è vera questa immagine disneyana di Draghi, dipinto da Friedman come il Babbo Natale buono che oggi ha fatto un regalo all’Italia. E tutto il mondo improvvisamente va bene”.

Nel video itelese-Friedman dopo 1 h 42′

“Forse non capisci niente di economia”, ha replicato il collega americano. Telese ha continuato: “Draghi oggi non ha parlato minimamente dell’Italia purtroppo”. “Forse non sai leggere”, è stata la nuova replica di Friedman. Quindi ancora Telese: “Fammi finire. In realtà, Draghi ha rappresentato un problema che sta diventando europeo e che non è il problema dell’Italia. La frase di Draghi è la risposta a un triplice effetto. L’Europa non cresce, anche la Germania. C’è l’inflazione che non riesce a salire, anche in Germania. Quindi, Draghi non è Babbo Natale. Qui stiamo parlando di Europa e di America e l’Italia è solo un’appendice. Oggi lo spread italiano precipita a 238, perché Draghi col suo discorso ha dato l’idea che ci sia una garanzia sul debito”.

E ancora: “Purtroppo – ha detto Telese – Draghi non rispondeva al problema dell’Italia. L’italiano posticcio di Alan è meraviglioso, ma noi non siamo i puzzoni. Il debito lo avevamo anche prima”. La risposta di Friedman: “L’Italia è uno dei due Paesi che paga più del 2 per cento su suoi titoli. L’altro è la Grecia. Gli altri pagano lo 0,5”.