Rai, il biografo di Matteo Salvini alla conduzione di Uno Mattina Estate. Scoppia la polemica politica

Di Antonio Scali
Pubblicato il 5 Giu. 2019 alle 11:36
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RAI BIOGRAFO SALVINI UNO MATTINA CONDUZIONE – Nuova polemica e nuovo caso in Rai, tra tv e politica. Il servizio pubblico è sempre più nel caos, tra palinsesti rinviati e un’ingerenza della politica che appare sempre più evidente. Fa discutere, infatti, l’assunzione di Roberto Poletti, ex direttore di Radio Padania e primo biografo di Matteo Salvini, alla guida di Uno Mattina, lo storico contenitore informativo di Rai 1.

Una caso che ha subito suscitato accese polemiche, soprattutto da parte delle opposizioni di governo. Ad intervenire per primo è Michele Anzaldi del Pd: “Nel silenzio del presidente della Camera Fico, del vicepresidente della commissione di Vigilanza Primo Di Nicola, dei senatori M5s Alberto Airola e Gianluigi Paragone, la Rai avrebbe proceduto ad assumere il biografo di Salvini ed ex direttore di Radio Padania, Roberto Poletti, per consegnargli la conduzione di un contenitore di informazione come ‘Uno Mattina’, trasformata in ‘Uno Salvini’ a spese di tutti i contribuenti”, accusa il segretario della commissione di Vigilanza Rai.

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Roberto Poletti, nuovo conduttore di Uno Mattina Estate, è stato l’autore del libro del 2015 Salvini & Salvini, Il Matteo Pensiero dalla A alla Z. Inoltre ha collaborato con Mediaset, per le trasmissioni considerate populiste condotte da Paolo Del Debbio.

Adesso il suo esordio in Rai con la conduzione di Uno Mattina Estate. Insieme a Poletti alla guida del programma del day time di Rai 1 la giornalistia del Tg 1 Valentina Bisti.

Anzaldi, a proposito di questa notizia, aggiunge: “Un’assunzione che rientra in una imbarazzante infornata di esterni, tra autori e conduttori, che vengono assunti per condurre e gestire le principali trasmissioni estive di Rai 1. Come fa la Corte dei Conti, che ha un proprio rappresentante che partecipa alle riunioni del Cda Rai, a non intervenire? Come fa la magistratura contabile a non dire nulla?”, si chiede l’esponente dem.

Per Anzaldi oltre alla “vergogna di occupare l’informazione del servizio pubblico con giornalisti palesemente di parte, c’è l’evidente danno erariale di ricorrere a costosi contratti esterni”. La Rai, ricordiamo, ha 1.700 giornalisti dipendenti, oltre ai collaboratori.

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