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I nuovi film di Netflix “La tigre Bianca” e “La nave sepolta” ci raccontano (bene) il declino dell’Occidente

La fine dell’uomo bianco e la vittoria di Cina e India nei nuovi equilibri mondiali

Di Matteo Vicino
Pubblicato il 4 Feb. 2021 alle 14:54 Aggiornato il 4 Feb. 2021 alle 14:54
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Immagine di copertina
Credits: Netflix

I nuovi film di Netflix “La tigre Bianca” e “La nave sepolta”

Ci sono due nuovi film su Netflix che curiosamente descrivono la necrosi del sistema occidentale come mai visto prima. Perché l’arte anticipa sempre la storia. Il primo, “La tigre bianca” (White Tiger) di Ramin Bahrani, tratto dal romanzo best seller e plurivincitore di Aravin Adiga è un bellissimo film, da Oscar, ambientato in India, e narra la lotta di classe da un giovane servo di casta bassa e un giovane ricco di casta potente, non a caso proveniente dagli Stati Uniti.

Il film ha una grande regia e una sceneggiatura sapiente. Le metafore non mancano, e alcune battute sono un pugno nello stomaco: “Ci sono solo due modi per farcela se sei povero: il primo è il crimine, il secondo la politica”. Non è da sottovalutare anche il potere delle immagini in tempo di pandemia, “La tigre bianca” ci fa compiere un viaggio in India di due ore, straordinario, ben superiore a quello di “The Millionaire”, film che tra l’altro viene citato nella pellicola, denigrandolo.

È una pellicola che rimane impressa per la sua forza, ma soprattutto perché ci racconta della rabbia, anche recente, dei contadini indiani. È di pochi giorni fa la notizia di importanti restrizioni del Governo indiano ai danni dei cittadini, e della conseguente protesta di artisti come Rihanna o opinion leader come Greta Thunberg a riguardo. Un paese di storia millenaria in cui la civiltà contadina si sta evincendo grazie a Internet, e reclama diritti, benessere. Una situazione esplosiva, al pari della Cina, non a caso usata come costante riferimento nel film. Cina e India contano un miliardo e mezzo di cittadini ciascuna, la metà di tutta la popolazione del mondo, e con una certa inquietudine assistiamo alla dichiarazione, un vero e proprio manifesto, del protagonista e quindi degli autori, e quindi opinione della rete, al termine del film: “Il futuro sarà marrone-giallo (indiano-cinese, Nda). Il tempo per l’uomo bianco è finito!”. Come dare loro torto? L’occidente non è solo piegato dalla pandemia, ma da una crisi secolare di valori e pulsioni. Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, e molti altri, lo sostengono da tempo. Senza desiderio, senza pulsioni, siamo una società finita.

L’occidente punta il dito contro se stesso, si cannibalizza in lotte intestine tra gender, dove le donne puntano il dito sugli uomini e viceversa, l’ignoranza è al potere, le Istituzioni vengono invase pacificamente o meno da analfabeti funzionali, e il narcisismo è l’unica cifra comportamentale. “La tigre bianca” è un film che spaventa, emoziona e ci apre uno squarcio sulla nostra piccola realtà borghese.

Parallelamente, e curiosamente, Netflix ha rilasciato in contemporanea “La nave sepolta” (The Dig), diretto da Simon Stone con una stupenda Corey Mulligan e un sempre intenso Ralph Fiennes. È un film onirico in cui la Mulligan prende il carico di rappresentare l’Europa morente, pronta a flagellarsi da sola in guerra, e in cui l’Occidente intero è un tumulo, una tomba, una fragile nave riportata alla luce che ci dimostra, si, come gli anglosassoni, ma potrebbero essere gli etruschi, i sanniti, i germani, i latini, sono stati una grande civiltà, ma ora è finita. Un sogno di una Europa che non può più combattere, perché stanca, senza pulsioni creative o sessuali (uno dei protagonisti, un archeologo, rifiuta la giovane moglie).

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

È davvero curioso che questi due film siano usciti in contemporanea, perché entrambi ci raccontano con la forza delle immagini ciò che siamo e ciò che saremo. Non è un caso se uno dei protagonisti de “La nave sepolta” è fotografo, e nel corso del film si esprime così “Mi piace fotografare, perché la fotografia ferma il tempo, lo fissa per un istante”. La fotografia del mondo d’oggi sono questi due film. Il primo, l’India, una bomba piena di vita che prenderà il mondo, la seconda il panorama triste di una delle terre più antiche del mondo, l’Inghilterra, semi deserta e piena di tombe di un passato che non tornerà più. Il cinema ha già capito che il nostro mondo non esiste più, e un nuovo mondo è già qui.

Leggi anche: 1. In India i contadini protestano contro la riforma agraria voluta da Modi. Le autorità bloccano internet per “mantenere la sicurezza pubblica”; // 2. “La Cina non sarà mai una democrazia ed è il momento che il mondo lo capisca”: intervista a Alessandro Aresu

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