Duffy chiede a Netflix di rimuovere il film 365 giorni: “Rende glamour lo stupro”

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 3 Lug. 2020 alle 19:38
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Duffy chiede a Netflix di rimuovere il film 365 giorni: “Rende glamour lo stupro”

Tutti parlano di 365 giorni, il nuovo film erotico approdato da poco su Netflix e che si è già guadagnato un posto nella top ten dei film più visti sulla piattaforma streaming. Il film ha sicuramente fatto parlare di sé, tracciando una linea tra chi è pro e chi è contro: tra questi ultimi, spunta il nome di Duffy, la cantante di origini gallesi che soltanto poco tempo fa aveva deciso di parlare al mondo della sua storia come vittima di stupro. Ma, riguardo 365 giorni, la cantante è stata ben chiara e ha scritto una lettera a Reed Hastings, il responsabile di Netflix, chiedendogli di rimuovere il film dalla piattaforma. 

365 giorni è un film erotico polacco, approdato in casa Netflix lo scorso 7 giugno ed è stato visto in tutto il mondo, soprattutto in Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel film compare anche l’attore italiano Michele Morrone, che interpreta Don Massimo Torricelli, un giovane boss di una famiglia mafiosa. Ambientato in Sicilia, il film racconta dunque di Torricelli che rapisce la bella protagonista, in vacanza in Sicilia con il suo effettivo fidanzato, e la tiene prigioniera approfittando del suo corpo convinto di poter così ottenere le chiavi del suo cuore.

La lettera di Duffy a Netflix: “Trasmettere 365 giorni è da irresponsabili”

Duffy, dal suo canto, ha confessato poco tempo fa di essere stata rapita, drogata, tenuta prigioniera e stuprata. Per questo, si è sentita in dovere di scrivere una lettera aperta al boss di Netflix, spiegando perché 365 giorni dovrebbe essere rimosso dalla piattaforma streaming. “Di recente ho scritto pubblicamente a proposito di un calvario che ho vissuto. Sono stata drogata, rapita, sfruttata e violentata. Oggi non so davvero cosa pensare, dire o fare, se non contattarti e spiegarti (riferita a Reed) in questa lettera quanto irresponsabile sia da parte di Netflix trasmettere il film 365 giorni”.

356 giorni

Duffy procede spiegando il perché della sua richiesta: “365 giorni glorifica la brutale realtà del traffico sessuale, del rapimento e dello stupro. Questa non dovrebbe essere l’idea di intrattenimento di nessuno, né dovrebbe essere descritta come tale, o essere commercializzata in questo modo. Scrivo queste parole (che non posso credere di scrivere nel 2020, con così tante speranze e progressi ottenuti negli ultimi anni), perché si stima che 25 milioni di persone siano attualmente vittime del traffico sessuale in tutto il mondo, per non parlare dell’immensa quantità di persone che non rientrano nel conteggio. Per favore, prenditi un momento per fermarti e mettere in pausa, e pensa a quel numero, equivalente a quasi metà della popolazione dell’Inghilterra. E di quelle vittime ogni anno, non meno dell’80% sono donne e ragazze e il 50% di loro sono minorenni”.

Duffy a Netflix: “Correggete questo errore”

E ancora la cantante prosegue: “Mi rattrista che Netflix offra una piattaforma a questo tipo di “cinema” che erotizza i rapimenti e distorce la violenza e il traffico sessuale presentandolo come un film sexy. Non riesco proprio a capire come Netflix possa trascurare quanto questo fatto sia imprudente, insensibile e pericoloso. Recentemente il film ha anche spinto alcune giovani donne a chiedere in modo gioviale a Michele Morrone, l’attore protagonista del film, di essere rapite. Sappiamo tutti che Netflix non accetterebbe contenuti che possano rendere glamour la pedofilia, il razzismo, l’omofobia, il genocidio o altri crimini contro l’umanità. Il mondo si alzerebbe in piedi e protesterebbe giustamente. Purtroppo, le vittime dello sfruttamento sessuale e del rapimento sono invisibili, eppure in 365 giorni la loro sofferenza si trasforma in un “dramma erotico”, come descritto da Netflix”.

Infine, l’appello: “Sono costretta a chiedervi di correggere questo errore: impegnare le risorse di Netflix e le capacità dei suoi talentuosi cineasti, per produrre e trasmettere contenuti che ritraggano la dura e disperata realtà di ciò che 365 giorni ha cercato di trasformare in un’opera di intrattenimento casual. Mi calmo per spiegarti bene: quando sono stata sfruttata e violentata, sono stata fortunata a uscirne viva, ma troppe persone non sono state così fortunate. E ora devo vedere queste tragedie e la mia tragedia, erotizzata e sminuita. Dove posso girarmi per non guardare se non verso di te contattandoti per iscritto?”.

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