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Parla il re dei live Salzano: “Concerti limitati a 1.000 fan? Non possiamo rimborsare i biglietti per gli eventi annullati”

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 22 Mag. 2020 alle 17:50 Aggiornato il 23 Mag. 2020 alle 16:43
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Immagine di copertina

Gli mancano (giusto per fare un paio di esempi) Vasco Rossi e Jovanotti, che non sono propriamente due invisibili del pop-rock nostrano. Per il resto Ferdinando Salzano, nato a Napoli 58 anni fa ma cresciuto a Milano, con la sua Friends & Partners, può essere considerato a tutti gli effetti il primo promoter italiano: 60 big in scuderia e una carriera iniziata quando aveva “21 anni, con un concerto di Pat Metheny al teatro Orfeo”, nel capoluogo lombardo. Dal 15 giugno, per le note norme a tutela della salute pubblica, chi organizza spettacoli all’aperto potrà tornare a farlo ospitando sino a un massimo di 1.000 spettatori per ciascun evento. Che per uno con i suoi standard, fatti di date dalle folle oceaniche, equivale suppergiù a una riunione di condomini.

Salzano, diciamocelo: che cosa sono per lei mille persone? Niente.
In questo periodo mi sto sentendo quasi ogni giorno anche con i colleghi delle altre agenzie, e in effetti tutti gli spettacoli che avevamo già organizzato per l’estate 2020 devono essere rinviati al 2021, perché previsti in luoghi con una capienza maggiore. Ma nulla vieta di dedicarsi a nuovi progetti ad hoc per 800-1.000 spettatori. Certo se nei teatri si parla di 200 persone comprese le maestranze, la vedo dura.
Quando ha avuto l’esatta percezione che con questa brutta storia del Covid-19 per voi promoter sarebbe stato un disastro?
Seriamente, poco prima di Pasqua. All’inizio sembrava a tutti quasi impossibile che la Lombardia, il Nord, potessero essere colpiti in modo così devastante. Ci possono salvare programmazione e riprogrammazione, per dare certezze al pubblico; e nei giorni scorsi, il 18 maggio, tutti assieme, abbiamo annunciato lo slittamento degli eventi all’anno prossimo. Un annuncio che potrà sembrare anche tardivo…
Appunto. Decisamente tardivo. Come mai avete atteso tanto tempo?
Perché aspettavamo il nuovo Decreto Legge, che dava le ultime direttive su ciò che si sarebbe potuto o non potuto fare. Per avere certezze. E poi perché avremmo avuto la garanzia del voucher per spettacoli e cultura: un provvedimento, che non esito a dirlo, salva un’intera filiera. Anche nel turismo.

Che tradotto in soldoni significa?
I biglietti acquistati dal pubblico per gli spettacoli del 2020 saranno utilizzabili quando li riprogrammeremo nel 2021. Per quelli annullati viene emesso invece un voucher di pari importo valido 18 mesi che consente di acquistare biglietti di altri show della stessa agenzia.
Nessun eventuale rimborso, quindi.
Purtroppo no. Ma possono essere venduti sulle apposite piattaforme.
Le pare giusto?
Come in tutte le guerre ci sono cose che possono non piacere del tutto, ma le assicuro che questa decisione del Governo salva un comparto come il nostro, e anche il turismo. Era necessario chiedere al pubblico questo puntello per rinascere. E gli show riprogrammati le garantiamo che li faremo identici, con lo stesso impianto spettacolare. Non in tono minore.

Tutto questo quando?
E’ impossibile al momento fornire la maggior parte delle date, non ci sono certezze sul futuro, ma ritengo che si ripartirà dalla primavera del prossimo anno. Spero più forti. Voglio essere ottimista.
In un quadro che di ottimistico ha poco.
Anche perché tutto dovrà avvenire in totale sicurezza, come prima, con l’handicap di dover recuperare pian piano anche il sentiment della gente, che all’inizio avrà il timore di partecipare a un concerto, e che si ritroverà con le tasche inevitabilmente più vuote per la difficile situazione economica.
Qual è lo spettacolo che le è costato di più dover annullare o rinviare?
Posso dirle che è stato un colpo al cuore dover rinviare le date di Claudio Baglioni a Caracalla; un colpo al cuore per De Gregori e Venditti all’Olimpico; un colpo al cuore per i 30 anni di Ligabue a Campovolo; un colpo al cuore per Zucchero all’Arena di Verona; un colpo al cuore per il mega-show delle sette prime donne della musica leggera italiana, sempre a Reggio Emilia; un colpo al cuore per Bocelli, Antonacci, Il Volo, Marracash… Un colpo al cuore…
Si fermi. Tutti colpi al cuore. Lei vive in un’unità coronarica permanente, in pratica.
(Ride) Non le nascondo che questo è stato ed è un periodo molto difficile per noi, ma ne usciremo. Nella nostra sede ci sono 90 persone ma non abbiamo lasciato a casa nessuno. Resisteremo, finché sarà possibile.

Nello spettacolo in Italia, direttamente o indirettamente, lavorano 400 mila persone. Si dice sempre: “I primi a chiudere, gli ultimi a riaprire”. Lo Stato ha stanziato un miliardo di aiuti per il settore. Le sembra una cifra equa?
Sull’equità della cifra, non mi esprimo. Si tratta comunque di 160 mila persone rintracciabili, per così dire, e di 240 mila occasionali. E comunque comprendendo tutto, non solo il mondo dei concerti. Che è quello che mi è più vicino e dove ci sono tecnici, fonici, light designers, facchini… Noi appoggiamo e daremo vita a tutte le iniziative solidali possibili per aiutare queste persone concretamente.
Quindi tutto bene?
Dove il Governo ha difettato è stata la tempestività. L’annuncio di rinvio totale che abbiamo fatto il 18 maggio, attendendo il Decreto rilancio, mi sarebbe piaciuto farlo ai primi del mese, visto che già da metà aprile era chiara a tutti l’impossibilità di tenere eventi di massa quest’estate.

Nei mega-concerti il distanziamento è impossibile. Però nei luoghi della movida, fra pub e strusci, vediamo già che le regole sono ben poco rispettate. Vede un’incongruenza?
No, perché la movida è spontanea. Se invece organizzi eventi da 60 o 100 mila persone, e tua responsabilità garantire la sicurezza, l’afflusso, il deflusso e il buon svolgimento di tutto. Che vuol dire anche non contagiare e non essere contagiati.
Momento autocritico. Anche voi promoter in questa vicenda avete fatto errori?
Anche noi avremmo dovuto fare più attenzione alle tempistiche. E nel rapportarci col Governo abbiamo chiesto e chiederemo in futuro, prima che escano altri decreti, che ci sia qualcuno di noi seduto al tavolo. Per evitare che possano scaturire idee o proposte incongrue.
Avete un’assicurazione che copra danni o mancati guadagni in caso di eventi come questi?
Una pandemia non la copre quasi nessuno.

Qual è l’errore che alla ripartenza, fra un anno, non rifarà?
Calcolerò ogni possibile variabile, anche l’impensabile. Faccio questo mestiere da più di trent’anni, e non avevo mai visto né potuto considerare niente di simile. A volte si cede alla tentazione di sentirsi invincibili. Fatti come questi insegnano che siamo invece vulnerabilissimi. E non è vero che ne usciremo migliori. Ne usciremo indeboliti, più fragili. Persino all’11 settembre e all’incubo degli attentati terroristici fummo in grado di reagire. Un paio di mesi di paura, ma la reazione fu rapida e efficace. Questa cosa, chi se l’aspettava?
Perché con 60 big della canzone in scuderia l’idea dell’invincibilità c’è, ammettiamolo.
Sì, assolutamente. Ma non accadrà più.

(Sulle pagine di TPI avevamo già parlato di Ferdinando Salzano. Qui abbiamo raccontato del concerto-evento “Una, Nessuna, Centomila” contro la violenza sulle donne e dell’indagine penale in corso per violenza privata nei confronti dello stesso Salzano). 
Leggi anche:
 1. Da Justine Mattera a Chiara Francini: la crisi del mondo dello spettacolo raccontata dall’interno a TPI / 2. Coronavirus, tutti i concerti rinviati a causa dell’emergenza sanitaria

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