“La Maison des Femmes – La casa delle donne”: una storia di accoglienza, libertà e rinascita
Ispirato all’esperienza della Maison des Femmes di Saint-Denis, centro di ascolto e accoglienza per donne in difficoltà alle porte di Parigi, arriva nelle sale italiane il 29 ottobre, distribuito da Satine Film, il film è l'opera prima della regista Mélisa Godet, con Karin Viard, Laetitia Dosch, Oulaya Amamra ed Eye Haïdara
Il film “La Maison des Femmes – La casa delle donne” racconta, attraverso la finzione cinematografica, le sfide che operatrici e operatori affrontano quotidianamente per accogliere, sostenere e accompagnare le donne che si rivolgono al centro in cerca di aiuto. Al centro della storia c’è la dottoressa Diane Khoury, che dirige la struttura con determinazione e generosità. Insieme all’ostetrica Manon, alla giovane tirocinante Inés e all’infermiera Awa, si impegna ogni giorno a migliorare la vita delle donne che incontrano, offrendo loro ascolto, sostegno e nuove possibilità.
In una società multiculturale in continua trasformazione, dove la violenza di genere si intreccia ancora con abusi e discriminazioni radicati in antichi retaggi patriarcali, il lavoro di queste professioniste rappresenta una risorsa fondamentale. La loro esperienza dimostra come la dedizione, la competenza e la sensibilità possano fare davvero la differenza, contribuendo a restituire dignità, autonomia e fiducia a chi ha vissuto situazioni di violenza. «Il film è narrato dal punto di vista del team di assistenza, in un momento in cui la casa di accoglienza, che quest’anno festeggia il suo decimo anniversario, è già in funzione da diversi anni e si trova ad affrontare lo scoppio della pandemia di coronavirus», spiega la regista Mélisa Godet.
«Ho scelto fin da subito di raccontare questa realtà dalla prospettiva degli operatori che gestiscono la struttura, facendo un piccolo salto indietro nel tempo rispetto alla sua creazione. Volevo mostrare la casa nel pieno della sua attività, brulicante di vita, con un’équipe esperta e donne che si trovano in diverse fasi del loro percorso di cura. Avevo una convinzione precisa: non avrei filmato alcuna scena di violenza. Non era quella la direzione che volevo prendere. Non volevo trasformare la violenza in materiale di espressione estetica».
Una scelta narrativa che trova nel tono della commedia una delle sue cifre distintive. Il film affronta situazioni drammatiche e complesse senza rinunciare all’umorismo, che diventa uno strumento prezioso per alleggerire la tensione e restituire autenticità alla quotidianità di chi lavora in prima linea accanto alle donne vittime di violenza.
«Quando ho affrontato questo argomento, ero consapevole che sarebbe stato emotivamente difficile scrivere e girare il film», racconta ancora la regista francese. «D’altra parte, non volevo che fosse difficile da guardare. Ci sono, naturalmente, sequenze impegnative, con storie molto intense e drammatiche, ma desideravo che ci fosse anche qualcosa di vivace, qualcosa di scintillante. Ghada Hatem, la vera direttrice e fondatrice della Maison des Femmes, è una persona molto divertente, e lo sono anche i membri della sua équipe. Senza questa prospettiva e senza il senso dell’umorismo, non sarebbero riusciti a svolgere il lavoro che fanno».
“La Maison des Femmes – La casa delle donne” è un film potente che racconta i centri antiviolenza come luoghi in cui si costruisce la libertà, si ritrova la possibilità di rinascere e ci si riappropria della propria vita. Spazi di ascolto e protezione, ma anche laboratori di cambiamento, capaci di mettere in discussione un sistema millenario fondato sulla sopraffazione e sulla violenza. Perché uscire dalla violenza non significa soltanto salvarsi, ma anche poter immaginare e costruire un futuro diverso.
Il film arriva nelle sale italiane con il patrocinio di Amnesty International Italia e con il sostegno dell’associazione Differenza Donna e di Kering Foundation. A sottolineare il valore dell’iniziativa è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: «La violenza contro le donne e la discriminazione di genere non dipendono tanto dalla classe sociale, dalla cultura o dalla tradizione, quanto da un sistema patriarcale diffuso e trasversale, che le tollera, se non addirittura le incoraggia e le legittima. Amnesty International Italia patrocina con convinzione “La Maison des Femmes – La casa delle donne”, perché riconosce nella solidarietà tra donne, nell’ascolto, nel rispetto e nell’accoglienza la migliore risposta che la società possa offrire alle sopravvissute alla violenza. A questi elementi devono affiancarsi servizi sanitari e legali di elevata qualità. Quando le istituzioni collaborano anziché ostacolare, è possibile restituire dignità, favorire la crescita personale, garantire sicurezza e assicurare l’accesso ai diritti a bambine, ragazze e donne adulte, finalmente libere dalla violenza e dalla paura».
