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Tracce di vita su Marte: Curiosity ha trovato dei campioni di materia organica sul pianeta

Immagine di copertina
Il rover Curiosity

Il rover della Nasa ha analizzato dei campioni di pietra e fango recuperati dal letto di un antico lago e ha rilevato dei composti del carbonio a pochi centimetri dalla superficie

Il rover della Nasa Curiosity ha trovato della materia organica sepolta e depositatasi in antichi sedimenti nel letto di un vasto lago presente sulla superficie di Marte di più di 3 milioni di anni fa.

La scoperta appena effettuata dimostra che prima che Marte diventasse il pianeta arido che è adesso, i laghi marziani erano ricchi di composti a base di carbonio necessari per la formazione di forme di vita.

I ricercatori non possono ancora dire come la materia organica scoperta si sia formata e ciò lascia irrisolta una questione importante: i composti ritrovati sono residui di organismi del passato; o sono il prodotto di una reazione chimica delle rocce; o sono stati portati su Marte da comete o da altri detriti caduti sulla superficie del pianeta?

A prescindere dalla provenienza del materiale, se le forme di vita microbica hanno preso piede su Marte, la presenza di materiale organico è il segno che i microrganismi hanno trovato di che nutrirsi.

“Sappiamo che sulla terra i microrganismi mangiano tutti i tipi di sostanze organiche. È una fonte di cibo preziosa per loro “, spiega Jennifer Eigenbrode, biochimico del Centro di volo spaziale Goddar della Nasa.

“Anche se non conosciamo la provenienza del materiale, l’importanza dei risultati ci fa pensare che abbiamo una prova schiacciante dell’esistenza di sostanze organiche su Marte”, ha aggiunto Eigenbrode.

“Non ci dice che c’era della vita, ma ci spiega che tutto ciò di cui gli organismi avevano bisogno per vivere in quel tipo di ambiente c’era”.

Il rover, che ha percorso 19.3 chilometri dal suo atterraggio sul cratere Gale quasi 6 anni fa, ha trovato alcune molecole organiche conservate in pezzi di pietra e fango recuperati dall’antico letto del lago e riscaldati nel forno di cui il rover è dotato.

Quando i campioni hanno raggiunto la temperatura di 500 gradi su 820, gli strumenti del rover hanno rilevato una serie di vapori cosiddetti aromatici, alifatici e tiofenici.

Gli scienziati credono che si tratti di prodotti della rottura di molecole organiche ancora più grandi, simili a quelle del carbone, che sono state intrappolate nelle rocce in un lontano passato.

“Queste molecole avrebbero potuto essere parte della vita, ma potevano anche essere cibo per la vita “, ha spiegato il geologo Siebach.

“Sapere che l’acqua era davvero piena di molecole organiche ci fa pensare a diversi modi in cui la vita potrebbe essere esistita su Marte”.

Non è la prima volta che la Nasa scopre tracce di materia organica sul pianeta rosso. Nel 2015, Curiosity aveva rilevato l’odore di sostanze organiche contenenti cloro nelle rocce del pianeta, ma possibili contaminazioni ed errori nel sistema avevano reso sospettosi alcuni scienziati sull’affidabilità delle rivelazioni.

Le ultime scoperte però sono molto più convincenti. Il rilevamento di materiale organico nella rocce a pochi centimetri dalla superficie di Marte fa sperare che sia possibile trovare giacimenti ancora più ricchi di composti in profondità.

Ancora prima dell’atterraggio di Curiosity sul Marte, altre missioni avevano rilevato del metano nell’atmosfera. La scoperta ha alimentato le speculazioni secondo cui il gas potrebbe venire dai microbi marziani che si trovano sottoterra.

Gli scienziati sospettano che in profondità ci siano dei giacimenti di metano, forse in cristalli d’acqua chiamati clatrati, che rilasciano continuamente del gas.

Quando il metano raggiunge la superficie, resta intrappolato nella polvere presente su Marte e viene rilasciato in quantità sempre maggiori quando il terreno si riscalda in estate.

“Questi serbatoi sotterranei potrebbero provenire dal metano che è stato intrappolato sottoterra in passato, o dal metano che si sta formando oggi. Inoltre potrebbe essere prodotto dalla chimica o dall’attività microbica. Di certo non possiamo escludere una fonte biologica in questa fase”.

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