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Katie Bouman: ecco chi è la giovane ricercatrice che, con il suo algoritmo, ha aiutato a elaborare l’immagine del buco nero

Immagine di copertina
Crediti: Facebook

L’immagine del secolo, quella del buco nero, è stata catturata grazie al sistema elaborato da una giovane ricercatrice: il suo nome è Katie Bouman.

A soli 29 anni, Katie ha ottenuto una grandissima vittoria. È grazie ai suoi algoritmi che il progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht) ha potuto mostrare la primissima immagine di un buco nero, un evento senza precedenti che ha permesso di osservare un fenomeno fisico fino ad ora visualizzato soltanto in riproduzioni artistiche e in rendering 3D.

La prima immagine di un buco nero: “È la foto del secolo”

Una vittoria arrivata dopo due anni di duro lavoro da parte di un gruppo di oltre duecento scienziati e otto radiotelescopi. E, tra questi scienziati, c’è Katherine (conosciuta semplicemente come Katie) Louise Bouman, il cui contributo è stato prezioso perché ha ideato gli algoritmi che hanno poi permesso di trasformare le onde radio del buco nero di M87 nello scatto del secolo che abbiamo ammirato nella giornata del 10 aprile 2019. Non a caso, Vincent Fish (ricercatore dell’Osservatorio Haystack del MIT) ha ritenuto la giovane scienziata ” una parte fondamentale del team”.

Chi è Katie Bouman | Età e Carriera

Chi è Katie Bouman? Una giovane scienziata, di 29 anni, che non ha potuto credere ai suoi occhi. Sorridente, con occhi sbarrati e le mani sul viso, la giovane Bouman è stata immortalata davanti al suo MacBook Pro (dove s’intravede l’immagine del buco nero): uno scatto che ha immediatamente fatto il giro dei social e che ha fatto conoscere il nome della giovane ricercatrice.

Katie ha conseguito la laurea con lode nel 2011 presso la Facoltà d’Ingegneria Elettrica dell’Università del Michigan. Oggi è una ricercatrice post-dottorato presso l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, da poco assistente professore d’Informatica presso il California Institute of Technology. Il lavoro per l’algoritmo è partito sei anni fa, quando Katie era ancora una studentessa di dottorato al MIT (Massachussetts Institute of Technology). Ed è proprio lì che la sua tesi di master è stata premiata con il prestigioso premio Ernst Guillemin.

E pensare che, nel 2016, la giovane Katie aveva tenuto un discorso alla conferenza “Tedx” dove spiegava nel dettaglio come si “fotografava” un buco nero.

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