“Avremo mille selfie ma non ci ricorderemo di niente”: gli spaventosi risultati di una ricerca scientifica

Troppe foto nello smarphone e pochi ricordi in testa. Ecco la patologia del nuovo millennio

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 11:13
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Immagine di copertina

In fila, davanti al quadro più famoso del museo, l’opera non si vede perché la vista è coperta dai centinaia di telefoni che stanno scattando una foto o un selfie. Ormai è così, che sia il Louvre a Parigi, la Tate a Londra o il Moma a New York. L’ansia di catturare con lo smartphone viene prima del godersi la bellezza dell’arte.

Avere una galleria di foto del viaggio ormai rappresenta la parte più importante del viaggio stesso. E l’obiettivo finale non è neanche avere una raccolta di quelle foto, ma poterle postare sui social media. Lo facciamo tutti: alzi la mano chi non posta le sue tappe di viaggio. Ma quanto influisce questo sulla memoria?

I risultati scientifici finora disponibili a livello mondiale parlano di gravi conseguenze. Una ricerca dell’American Association for the Advancement of Science ha evidenziato che scattare foto di un evento invece di immergersi in esso provoca un ricordo più debole dell’evento reale in quanto siamo distratti dal fotografare.

La memoria deve essere esercitata regolarmente per poter funzionare bene. Anche la rivista ScienceDirect parla chiaramente: “L’uso ossessivo del cellulare diminuisce il ricordo di una data esperienza”. Sembra essere la sindrome della modernità, per la quale anche “adulti sani fisicamente e mentalmente subiscono una perdita della memoria, perché la rilegano al proprio smartphone”.

I nostri smartphone consentono e incoraggiano la connessione costante a informazioni e a intrattenimento. Mettono il mondo a portata di mano e raramente fanno sviluppare la nostra memoria. Sebbene questi dispositivi abbiano un immenso potenziale per migliorare il benessere, la loro presenza persistente può avere un costo cognitivo.

Nella pubblicazione scientifica Brain Drain appare l’ipotesi della “fuga di cervelli”: la semplice presenza del proprio smartphone potrebbe occupare risorse cognitive a capacità limitata, lasciando quindi meno risorse disponibili per altri compiti e prestazioni cognitive. I risultati di due esperimenti indicano che anche quando le persone riescono a mantenere un’attenzione sostenuta, come quando evitano la tentazione di controllare i loro telefoni, la semplice presenza di questi dispositivi riduce la capacità cognitiva disponibile.

Per la prossima visita in museo lasciamo i cellulari a casa?

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