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Facebook è accusata di postare annunci di lavoro visibili solo agli uomini, discriminando le donne

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Alcune aziende, negli Stati Uniti, avrebbero usato i dati raccolti da Facebook per indirizzare gli annunci di lavoro solo a persone di sesso maschile

Nuova grana per Facebook. Il social di Zuckerberg è stato accusato da un’associazione americana che si occupa di diritti civili (la American Civil Liberties Union) di discriminare le donne postando annunci di lavoro visibili solo a utenti di sesso maschile.

L’associazione ha raccolto le lamentele di diverse donne negli Stati Uniti, e riferite a una decina di annunci per posizioni lavorative come meccanico, riparatore di tetti o tecnico della sicurezza.

Un’inchiesta di ProPublica ha rilevato come questo tipo di meccanismo sia abbastanza diffuso su Facebook: le aziende infatti acquistano degli spazi pubblicitari, ma possono utilizzare la profilazione degli utenti fatta da Facebook per inviare annunci mirati, indirizzati solo a utenti con determinate caratteristiche.

Questa pratica, se può andare bene quando si sta pubblicizzando una borsa o un profumo, è assai meno innocua per contenuti come le offerte di lavoro.

Negli Stati Uniti, il Civil Rights Act impedisce ai datori di lavoro di discriminare in base al genere, anche per ciò che concerne gli annunci di posizioni aperte.

La Amercan Civil Liberties Union ha inviato un reclamo ufficiale alla Equal Employment Opportunity Commission (EEOC), la Commissione federale che monitora eventuali violazioni dei diritti civili sul posto di lavoro.

Come riporta la BBC, tuttavia, non è ancora chiaro se i post in questione siano la spia di un meccanismo che agisce su larga scala, e in base al quale gli algoritmi di Facebook operano delle discriminazione vietate dalla legge.

In ogni caso, non è la prima volta che il social di Zuckerberg incorre in questo tipo di problematica: negli ultimi anni, attivisti per i diritti civili hanno fatto causa a Facebook per aver accettato di pubblicare annunci che discriminavano non solo in base al genere, ma anche all’etnia e alla religione.

Facebook, in diversi casi, si è difeso affermando di non essere responsabile per la diffusione di annunci realizzati da aziende che hanno comprato spazi pubblicitari sul social network, menzionando il Communications Decency Act, una legge federale secondo la quale operatori come Facebook non sono imputabili per contenuti prodotti da parti terze.

In molti, tuttavia ,sostengono che gli annunci pubblicitari non siano contenuti estranei a Facebook, poiché il loro invio mirato avviene sulla base della raccolta di dati effettuata proprio dal social.

“Quando i datori di lavoro, in settori dominati dalla presenza maschile, pubblicizzano i loro annunci solo per gli uomini, alle donne viene impedito di accedere a quelle professioni”, ha detto alla BBC Galen Sherwin, membra dell’associazione che ha promosso questo reclamo contro Facebook.

“Inoltre – ha aggiunto – cliccando sugli annunci di Facebook, gli utenti hanno avuto accesso a pagine che elencavano numerose altre opportunità di lavoro in quel settore. Le donne, non avendo mai visualizzato questi annunci, sono state completamente tagliate fuori”.

Un portavoce di Facebook, in una dichiarazione rilasciata al New York Times, ha affermato che le politiche aziendali vietano severamente ogni tipo di discriminazione: “Nell’ultimo anno abbiamo rafforzato i nostri sistemi di controllo per proteggere ulteriormente le persone da eventuali abusi”, ha detto.

Leggi anche: Dalla strage dei rohingya ai crimini di Duterte: ecco come Facebook ha fatto danni anche in Asia

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