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Una roccia ci racconta il giorno dell’estinzione dei dinosauri: l’incredibile ritrovamento

Di Nicola Simonetti
Pubblicato il 10 Set. 2019 alle 19:37 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 12:06
Immagine di copertina
Ricostruzione dell'impatto dell'asteroide responsabile dell'estinzione dei dinosauri. Credit: Barcroft Productions/BBC

Una roccia ci racconta il giorno dell’estinzione dei dinosauri

Potrebbe essere uno dei ritrovamenti più significativi del secolo quello di una roccia risalente alle ore successive all’estinzione dei dinosauri.

Il dettagliato resoconto è frutto di uno studio condotto da esperti americani e britannici, che hanno trascorso intere settimane a scavare uno dei crateri prodotti dall’impatto di un asteroide vecchio 66 milioni di anni.

La fossa, larga 200 chilometri, si trova sotto la penisola dello Yucatan, in Messico. Tra i campioni estratti, gli archeologi ne hanno individuato uno lungo 130 metri che sembra documentare il primo giorno dell’Era Cenozoica, altrimenti conosciuta come l’Età dei Mammiferi.

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Ricostruzione di un dinosauro piumato, tra gli ultimi esistenti. Credit: AFP

Come leggere una roccia

La roccia in questione, dalla composizione variegata, racconta i minuti successivi all’estinzione dei dinosauri, dal basso verso l’alto.

Gli ultimi 20 metri sono ricchi di detriti vetrosi, formatisi dal calore e la pressione dell’impatto dell’asteroide.

A seguire, si trovano frammenti di roccia fusa. Le onde del mare che ricoprivano questa regione di terra, spinte via dall’impatto dell’asteroide, sono tornate minuti dopo a coprire la roccia bollente, innescando una serie di reazioni esplosive.

In terza posizione, attorno agli 80-90 mesi dal fondo, i frammenti aumentano di dimensione, racchiudendo quello che si trovava nell’acqua al momento dell’impatto ed è ripiovuto ore dopo.

I sedimenti sulla sommità, mischi a carbone, suggeriscono inoltre uno tsunami.

Questo è in conformità con quanto credono gli scienziati, per cui l’onda d’urto generata dall’asteroide avrebbe causato una contro onda evidente dal campione.

“È successo tutto il primo giorno” ha spiegato Sean Gulick dell’Università di Texas. “Gli tsunami si muovono alla velocità di un jet. Ventiquattr’ore è più che sufficiente perché le onde vengano spinte via e tornino indietro”.

Sorprendentemente, tuttavia, gli scienziati non hanno rilevato alcuna traccia di zolfo, che si calcola componesse un terzo dei minerali presenti sul suolo oceanico. Ma questo va solo a vantaggio dell’ipotesi sull’estinzione dei dinosauri.

La vaporizzazione dello zolfo e il consecutivo aumento di particelle nell’atmosfera avrebbe raffreddato precipitosamente il clima, impedendo la crescita di vita animale e vegetale.

“Possiamo stimare che la quantità di zolfo rilasciata nell’atmosfera sia stata del calibro di 325 giga tonnellate. Ed è enormemente più di quanto potremmo ottenere da qualsiasi vulcano come il Krakatau che può comunque raffrescare il clima per un breve periodo di tempo”.

I mammiferi hanno resistito, ma i dinosauri no.

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