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La Silicon Valley sta sperimentando dei modi per sconfiggere la morte

Sono sempre di più le risorse e le energie impiegate dai giganti della Silicon Valley nella ricerca dell'elisir di lunga vita. Dalla criogenia ai nanobot, ecco le ipotesi più suggestive

Di Giuseppe Loris Ienco
Pubblicato il 9 Nov. 2017 alle 15:59
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Immagine di copertina
Un'immagine dal film “Alien” (1979) di Ridley Scott

Da anni i giganti della Silicon Valley investono risorse e lavoro nella ricerca di una soluzione per sconfiggere la morte.

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Larry Ellison, co-fondatore della multinazionale dell’informatica Oracle, dona centinaia di migliaia di dollari ogni anno agli studi sulle terapie per allungare la vita. Per un po’ di tempo sono circolate voci sulla macabra abitudine di Peter Thiel, l’eccentrico co-fondatore di Paypal, di ricevere trasfusioni di sangue di ragazzi per riuscire a ottenere la gioventù eterna.

Nel 2013, Larry Page e Sergey Brin, i due fondatori di Google, hanno dato vita a Calico, un’azienda di ricerca nel settore delle biotecnologie che ha tra i suoi obiettivi principali la lotta all’invecchiamento. A convincere i due a impegnarsi in questo campo è stato Bill Maris, amministratore delegato di Google Ventures, che al “New Yorker” ha detto di aver concepito il progetto dopo la morte del padre per un tumore al cervello.

Tra i terreni più battuti c’è quello della criogenia o crionica, ovvero il processo di conservazione di un corpo tramite immersione in una vasca di azoto liquido subito dopo il decesso. In tutto il mondo sono già 350 le persone che si sono fatte ibernare, con altre duemila ancora in vita pronte a raggiungerle poco dopo la morte.

Un metodo su cui la Silicon Valley punta molto ma che, al giorno d’oggi, è ancora incredibilmente costoso: i prezzi spaziano dai 28mila dollari delle aziende più piccole ai 200mila della Alcor Life Extension Foundation, leader mondiale nel settore della criogenia.

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A questo si aggiungono precise questioni etiche, come scritto da Stephen Cave, direttore esecutivo del Leverhulme Centre for the Future of Intelligence di Cambridge, nel suo libro Immortality: “Molti di noi vogliono continuare a vivere, liberarsi dalla paura della morte. Ma un desiderio simile non ci prepara alla sua naturale conseguenza: essere vivi per sempre”.

La durata media di vita è oggi molto superiore rispetto al passato, ma il decadimento fisico che arriva con la vecchiaia sembra essere ancora un limite invalicabile, come riconosce lo stesso Cave: “Viviamo più a lungo, ma dobbiamo aspettarci di trascorrere questo tempo extra perdendo la capacità di lavarci o vestirci da soli, o ancora peggio di riconoscere le persone a cui vogliamo bene”.

L’obiettivo principale nella Silicon Valley, quindi, non è solo sconfiggere una volta per tutte la morte, ma trovare un freno al processo di invecchiamento. In questo senso, la ricerca sta già facendo considerevoli passi in avanti, per il momento limitati agli animali: lasciare a lungo senza cibo topi o scimmie può portarli a vivere fino al 65 per cento di tempo in più, oltre a migliorare il loro stato di salute in generale.

Tra le soluzioni più drastiche, invece, c’è quella proposta da Ray Kurzweil, ingegnere capo di Google e tra i maggiori esperti mondiali di singolarità tecnologica, ovvero l’ipotetica fase dell’evoluzione che si aprirà quando l’intelligenza artificiale sarà arrivata a un livello talmente avanzato da risultare non più comprensibile alla mente umana.

Kurzweil crede che in futuro verranno iniettati minuscoli nanobot nel nostro sistema circolatorio. Questi si occuperanno della nostra salute e accresceranno le nostre capacità, fino a renderci più simili a macchine che a uomini.

Ancora più radicale l’idea del magnate russo Dmitry Itskov per garantire la vita eterna: estrarre i cervelli dalle scatole craniche per inserirli in veri e propri avatar robotici. Un traguardo che, secondo Itskov, potrebbe essere raggiunto già a partire dal 2025.

Un’altra iniziativa promossa dal miliardario russo riguarda l’upload della mente e della personalità umana in un computer dopo la morte. In questo caso, corpo e vita materiale verrebbero totalmente abbandonati: continueremmo a vivere sotto forma di ologrammi che vagano nella rete, pura energia senza più alcun legame con il mondo fisico.

Le tesi di Kurzweil e Itskov sono tra le più controverse e dibattuto in campo bioetico. Secondo il fisico Leon Kass, è “la mortalità a dare un senso alla vita”; la scomparsa della morte potrebbe portare l’umanità a diventare pigra, disimpegnata e disinteressata a tutto.

Prima o poi i giganti della Silicon Valley riusciranno a trovare la via per rendere l’uomo immortale; ma saranno in grado di dare un senso a una vita che non può conoscere fine?

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