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L’Ue dà il via libera all’erbicida più discusso: il glifosato non è cancerogeno

La sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su una sostanza controversa

Di Marco Nepi
Pubblicato il 5 Ott. 2019 alle 19:52
Immagine di copertina

Corte Ue: glifosato non cancerogeno

L’Ue dà il via libera al glifosato, l’erbicida più discusso, controverso e utilizzato. Un verdetto è stato emesso dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea pochi giorni fa, il primo ottobre, stabilendo che l’utilizzo del diserbante è legittimo. “Non sussistono elementi per inficiare la legittimità sull’uso del glifosato”, hanno detto i giudici. Ne parla in maniera approfondita l’agenzia di stampa Agi.

L’erbicida era finito da anni al centro di una diatriba che riguardava la politica, l’economia e la salute. A riaprire il caso era stata una causa presentata dal Tribunale penale di Foix, in Francia, dopo la protesta di un gruppo ambientalista, i Mietitori volontari anti-ogm dell’Ariege. Il gruppo era stato accusato di aver danneggiato dei bidoni del noto prodotto Roundup, contenente glifosato, a Pamiers. È quindi sorta una domanda di chiarimento alla Corte di Giustizia Ue da parte della giustizia francese sulla validità della normativa europea inerente l’utilizzo dell’erbicida.

E i giudici a Lussemburgo hanno stabilito che non sussiste nessun elemento capace di inficiare la liceità dell’uso del glifosato, erbicida più utilizzato al mondo con quasi 5 miliardi di dollari di vendite.

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Cos’è il glifosato

Ma cos’è il glifosato? Semplice da utilizzare ed economico, introdotto nel 1974, si tratta di un diserbante non selettivo, di una molecola che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. Dalla sua introduzione nei campi di tutto il mondo ne sarebbero stati spruzzati diversi milioni di tonnellate. La sua diffusione è diventata massiccia soprattutto negli anni ’90.

Le controversie sull’uso del glifosato durano da anni. Nel 2017 il britannico Guardian ha scoperto che parte del rapporto dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, sui rischi dell’erbicida era stata copiata dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione da parte delle aziende produttrici.

L’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, facente parte dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2015, ha inserito il glifosato nell’elenco delle sostanze potenzialmente cancerogene. Ma alla fine dello stesso anno l’Efsa ha pubblicato una valutazione che contrastava con il parere dell’Iarc: non danneggerebbe il Dna e non comporterebbe il rischio di cancro nell’uomo.

Sul glifosato si sono poi espresse, nel 2016 e nel 2017, altre due agenzie internazionali. Il gruppo Fao/Oms sui pesticidi e l’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, stabilendo la non cancerogenicità. Pareri contrastanti perché, come spiega ancora l’Agi, Iarc ed Efsa operano con procedure rigorose e stringenti ma tra loro diverse. Ora il verdetto della Corte di Giustizia Ue.