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Comitato Bioetica: “Il suicidio assistito è diverso dall’eutanasia”

Pubblicato il parere che rompe un tabù

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 30 Lug. 2019 alle 11:35 Aggiornato il 31 Lug. 2019 alle 12:08
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Immagine di copertina
Dj Fabo

Suicidio assistito, il “sì” storico del Comitato Bioetica

Il Comitato Nazionale di Bioetica ha pubblicato il primo parere sul suicidio medicalmente assistito, distinto dall’eutanasia. Nel documento il Comitato chiarisce che c’è differenza tra il suicidio assistito e l’eutanasia. Cosa che rende eticamente accettabile il primo, a differenza della seconda, considerata – soprattutto a causa dell’intransigenza dei cattolici che fanno parte della Commissione – eticamente non accettabile.

> Suicidio assistito, Cappato: “Il sì del Comitato di bioetica può aprire la strada all’eutanasia”

Nonostante all’interno del Comitato i pareri siano difformi, il documento intende “svolgere una riflessione sull’aiuto al suicidio a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale”. Il riferimento è al caso di Marco Cappato e “alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale”. Nel testo i pareri diversi dei componenti, ma sei raccomandazioni comuni.

> Che differenze ci sono tra eutanasia, suicidio assistito e testamento biologico

Il caso più eclatante degli ultimi anni di suicidio assistito è quello di Dj Fabo. Il 27 febbraio 2017  è morto in una clinica svizzera, ricorrendo a questa pratica medica. Fabiano Antonioni era un ragazzo di 39 anni che nel 2014 rimase vittima di un grave incidente stradale. Da allora Fabiano ha vissuto in un situazione psicofisica che lo ha costretto a letto e perennemente assistito dai familiari. Era cieco e tetraplegico e nonostante svariati tentativi di cure e terapie la sua situazione non è migliorata. Questo lo ha spinto a recarsi in Svizzera e a ricorrere al suicidio assistito.

Marco Cappato era finito sotto processo a Milano per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera. L’accusa era aggravata dall’aver “agevolato” la morte del 40enne, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale, rafforzando il suo “proposito di suicidio”.

Per la procura avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità, ma per Cappato era arrivata l’imputazione coatta imposta dal gip.

> “Spero in una sentenza storica per il fine vita”: parla Marco Cappato a poche ore dall’esito del processo

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