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Insonnia, clonate cinque scimmie per studiare il disturbo nell’uomo

L'esperimento, realizzato in Cina, ha previsto due fasi

Di Rossella Melchionna
Pubblicato il 24 Gen. 2019 alle 09:12 Aggiornato il 24 Gen. 2019 alle 09:19
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Immagine di copertina
Zhong Zhong e Hua Hua, le prime due scimmie clonate nel 2018

L’insonnia, il disturbo del sonno, è un condizione abbastanza frequente nel mondo. Almeno il 10 – 15 per cento della popolazione ne soffre. Per questo motivo alcuni studiosi dell’Accademia delle scienze cinese a Shanghai (Cas-Ion) hanno deciso di clonare cinque scimmie insonni.

La ricerca si è sviluppata in due momenti. All’inizio, infatti, gli esperti hanno prelevato delle cellule da esemplari di macachi sani e le hanno modificate, intervenendo sul gene che regola il sonno negli essere viventi. Successivamente, dopo aver creato le cellule insane, è stato avviato il processo di creazione delle scimmie in questione.

È la prima volta che gli studiosi provano a verificare, su animali da laboratorio, i disturbi più frequenti nell’uomo come l’insonnia. La tecnica, chiamata Crispr-Cas9, ha permesso dunque di depotenziare il Bmal1 negli embrioni, ossia uno degli elementi fondamentali nel ciclo del sonno. Il cui funzionamento, se alterato, non è da sottovalutare. “I disordini del ritmo circadiano possono portare negli uomini a molte malattie, come diabete mellito, cancro e malattie neuro-degenerative. Le scimmie che abbiamo ottenuto potranno essere utilizzate per studiare sia lo sviluppo di queste malattie, sia possibili terapie”, ha spiegato il coordinatore dell’sperimento, Hung-Chun Chang.

Non è la prima volta, invece, che vengono clonate delle scimmie. Era accaduto già nel 2018 quando nacquero Zhong Zhong e Hua Hua. Il ricercatore di allora era stato Quiang Sun, che è intervenuto anche in questo caso utilizzando il metodo del trasferimento nucleare di cellula somatica. Che non è altro che quello usato anche per la creazione della pecora Dolly.

“Il nostro approccio consiste prima nel generare un gruppo di scimmie modificate e poi nel selezionarne una che mostri il corretto editing genico e i fenotipi più gravi di malattia per usarla come donatrice per la clonazione”, ha osservato il professore.

L’Accademia, comunque, si attiene alle linee guida internazionali per la ricerca sugli animali. “Questo metodo di studio aiuterà a ridurre la quantità di scimmie attualmente utilizzate nella ricerca biomedica di tutto il mondo – ha affermato Mu-ming Poo, direttrice dell’istituto – Senza l’interferenza del background genetico, un numero molto più basso di cloni portatori di fenotipi di malattia potrebbe essere sufficiente per i test pre-clinici sull’efficacia delle terapie”.

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